Campo lungo con Antoine Raimbault e Viggo Mortensen

Campo lungo con Antoine Raimbault e Viggo Mortensen
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“Una questione di principio”, di Antoine Raimbault

Il film rientra tra le pagine del tecno-thriller, che, traendo ispirazione da autentici scandali sanitari, svela l’oscuro funzionamento delle istituzioni. Tra i protagonisti figurano Steven Soderbergh, con Erin Brockovich e The Informant!, Todd Haynes con Dark Waters e Michael Mann con Révélations. Come in quest’ultimo, è contro l’industria del tabacco e le sue manovre clandestine volte a spodestare un commissario europeo che si preparava ad adottare una direttiva lesiva dei suoi interessi, che l’eroe di Una questione di principioil nuovo film diAntonio RaimbaultDopo Una convinzione intima 5 anni fa. “Ciò che mi interessava era l’incarnazione del contropotere. Mi sono nutrito di film investigativi americani, mi piacciono come spettatori e ho cercato di ricolonizzarli come film europeo.” spiega Antoine Raimbault. Un eroe divertente, che ha i baffi, modo di e il lato punk di José Bové. E non a caso è stato proprio l’allora eurodeputato ambientalista a condurre l’indagine, e allo stesso tempo a farci capire il funzionamento, sconosciuto ai più, di questo luogo altamente democratico che è il Parlamento europeo.

Se fossimo in un film americano, sarebbe un cowboy proiettato a Washington, o un Mr. Smith al Senato. C’è qualcosa di molto capraiano… Con un misto di rettitudine e ironia a volte disillusa ma con, in fondo, tanta speranza. “Prima di essere un veicolo per lo spettatore, il personaggio di Clémence, una giovane stagista del 3° anno, è il mio punto di ingresso in Parlamento. Questo è il punto di vista in cui mi proietto (…) Clémence è il personaggio giusto per entrare in questa storia perché non ha i codici. Ho rifatto questa indagine e il personaggio di Clémence è quello in cui ho messo tutto il mio affetto. (…) Questa indagine mi ha dato speranza e ha dato speranza a Clémence e spero che darà speranza agli spettatori.”

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Una questione di principio di Antoine Raimbault
-Pascal Chantier

“Fino alla fine del mondo”, di Viggo Mortensen

Eroe divertente così come quello che incarna Viggo Mortensen nel suo secondo film, l’ennesimo secondo film, da regista, Fino alla fine del mondo. Un western molto classico, solo che il cowboy, di origine danese come il suo interprete, è completamente destrutturato, come lo intendiamo oggi, che la sua amante, che non contiamo, è del Quebec, è Vicky Krieps a incarnarla, e che si cela la figura di Giovanna d’Arco, ma sì!

Inizia stranamente con un cavaliere in armatura in una foresta (capiremo poi che il cavaliere è un cavaliere, è Giovanna d’Arco!), e con una donna che sta morendo. Questa donna è una certa Vivienne, Vivienne Le Coudy, del Quebec. Il film, navigando tra diverse temporalità, ci racconterà la sua storia, bella e tormentata, con un cowboy davvero unico. La prima è interpretata da Vicky Krieps, la seconda da Viggo Mortensen, per il quale questo è il secondo film da regista, dopo Cadente. Due film ispirati a sua madre, Grace Gamble Atkinson, l’opportunità per il regista-attore di creare un personaggio femminile molto bello, come raramente si vede nei western, una donna moderna, che vuole lavorare per guadagnarsi i propri soldi e essere indipendente, e soprattutto chi non ha bisogno di emulare il maschile per sopravvivere in un mondo di uomini. “Devi lavorare con i tuoi personaggi. Qui ho voluto fare un western classico rispettando certe cose, certi codici. Per la fotografia, ad esempio, serviva qualcosa di semplice ed elegante. Con le lingue l’idea era quella di essere storicamente fedeli agli Stati Uniti di allora dove i miei personaggi sarebbero stati più stranieri che americani.”

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Fino alla fine del mondo di Viggo Mortensen
-Film metropolitani

Il diario del cinema

Uscite della settimana

  • Un popolo amazzonico che resiste come meglio può agli agricoltori, ai bracconieri e al bolsonarismo, lo è Il Fiore di Buritila nuova immersione, dopo La canzone della forestaregisti etnografici João Salaviza e Renée Nader Messora nel mondo di Krahô, un film sulle orme dell’etno-fiction praticata da Jean Rouch, che avremmo voluto fosse un po’ più cinematografico, ma certamente non tutti sono Lisandro Alonso o Apichatong Weerasethakul;
  • Uomini, o meglio Oms, ridotti allo stato di animali domestici o parassiti da sterminare dai giganti azzurri, questo è il capolavoro di Renè Lalouxcombinato con il genio visivo di Roland Topor, Il pianeta selvaggioche esce con un altro film più sconosciuto del cineasta, Gandahar ;
  • Una prostituta per necessità, un ladruncolo e un giovane soldato malconcio che cerca di sopravvivere in Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale, è ipnotico L’ombra del fuocoil grande ritorno di Shin’ya Tsukamotoun cineasta che era stato un po’ perso di vista dal suo fragoroso debutto cyberpunk alla fine degli anni ’80 con Tetsuo ;
  • Un tuffo nei misteri del mercato dell’arte, che valgono quelli del Parlamento Europeo Il dipinto rubatoil nuovo film di Pasquale Bonitzerscritto brillantemente come sempre, e finemente interpretato da una schiera di star, di cui ricorderemo soprattutto lo speziato quartetto Alex Lutz, Léa Drucker, Nora Hamzawi e la sempre impeccabile Louise Chevillotte;
  • Un taxi nella notte di Los Angeles, guidato da Jamie Foxx, un sicario melvilliano, è Tom Cruise, e una città filmata come pura astrazione, è l’immagine raffinatissima e ancora affascinante CollateraleDi Michael Mannristampato in una nuova copia 20 anni dopo la sua uscita;
  • E infine, il film che vi farà riflettere due volte prima di prendere in considerazione l’idea di stabilirvi negli Stati Uniti, perché come tutti sanno bisogna prima sottoporsi ai controlli meticolosi e paranoici della dogana americana, è Borderlinela tensione a porte chiuse dei venezuelani residenti in Spagna Juan Sebastian Vasquez e Alejandro Rojas.

Stato limitedi Nicolas Peduzzi

C’è anche il nuovo documentario di Nicola Peduzzi, Stato limite, immersi in un ospedale surriscaldato, come tutti gli ospedali francesi da quando la crisi del Covid ha rivelato lo stato di abbandono in cui li hanno gettati le successive cure di austerità e altre politiche aberranti. Segue le orme di uno strano eroe, anche qui, uno psichiatra volante, l’unico in ospedale, che corre di reparto in reparto accompagnato dai suoi stagisti, ma che si prende il tempo, contro la sua gerarchia, per ascoltare le parole delle persone sperimentando sofferenze mentali o vittime di varie dipendenze. Dopo le sue avventure americane, già di grande successo Bella del sud E Canzone fantasma, il cineasta resta su un terreno familiare, quello dei margini e di coloro che li perseguitano, personalità tormentate, straordinarie ed emarginate, come questo stato limite, il titolo del suo nuovo film, potrebbe definire tutto il suo cinema. Spiega che la pratica del cinema era per lui una via”di uscire dal mio ombelico e guardare altrove, altri mondi oltre al mio. Questo è quello che mi è piaciuto del cinema e soprattutto dei documentari. Ti permette di concentrarti sulle vite, di essere veramente immerso. Questo Jamal, questo psichiatra, è affascinato dai pazzi e per me il legame che crea con i pazienti è un lavoro molto fragile, ogni volta diverso per ogni paziente.”

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Stati Limite di Nicolas Peduzzi
– Film GoGoGo

La rubrica di Charlotte Garson: Opera scritta e parlata 1968-2015 di Chantal Akermanedizione curata da Cyril Béghin – L’Arachnéen

I fan più anziani di France Culture riconosceranno la voce di Chantal Akerman, invitata da Alain Veinstein nel suo programma Durante la notte, era il 19 marzo 1999. Sebbene la regista fosse diffidente, ha detto, nei confronti del testo e della scrittura, ha scritto molto e parlato molto. Tutto*, Lavoro scritto e parlato*, è riunito in un oggetto superbo, un libro molto voluminoso in tre volumi, raccolto e curato da Cyril Béghin presso le Éditions L’Arachnéen (quello che abbiamo appena ascoltato appare nel volume II, p. 825). Basta aspettare (per chi non può visitare la maestosa mostra dedicata a Chantal Akerman al Bozar di Bruxelles) aspettando il suo arrivo al Jeu de Paume in autunno, con una retrospettiva completa per giunta.

Gli annunci di Plan Large

Dal lato di LaCinetek, la cineteca online dei cineasti, potrete (oltre all’elenco mensile, che questo mese va al catalano Albert Serra) scoprire diversi film di un grande cineasta poco conosciuto in Francia, il tedesco Claudia von Alemannche abbiamo ricevuto Plan Large il 23 marzos, ai tempi del Cinema del Real. Consigliamo in particolare il suo documentario su May 68, È solo l’inizio, continuiamo a lottareed è molto bello Viaggio a Lione, sulle orme dell’attivista socialista e proto-femminista Floria Tristan. E per vincere abbonamenti annuali a LaCinetek, ora puoi, ricordalo, sull’account Instagram di France Culture.

Per vedere cinema diverso, consigliamo anche una ricchissima retrospettiva Cinemas of Africa, dal 1960 al 1990, da Il Nero di… DiOusmane Sembène A Palla di polvere DiHenri Duparcpuò essere ammirato all’Institut Lumière, a Lione, fino al 4 giugno.

Segnaliamo infine, e non solo perché è presente la signorina Charlotte Garson, il bellissimo terzo numero speciale dei Cahiers du Cinéma, appena pubblicato, dedicato al cantante-cineasta Jacques Demy.

Clip audio

  • Estratti da Un affare di principio di Antoine Raimbault
  • Inno alla gioiaOrchestra NATO Jazz
  • Estratti da Alla fine del mondo di Viggo Mortensen
  • Mix di uscite della settimana
  • Estratti da Stato Limite di Nicolas Peduzzi
  • Archivio di Chantal Akerman, Durante la notte Alain Veinstein, 19 marzo 1999
  • La mia riverenzaVéronique Sanson

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