tre motivi per andare a vedere al cinema il nuovo thriller di Jonathan Millet

tre motivi per andare a vedere al cinema il nuovo thriller di Jonathan Millet
tre motivi per andare a vedere al cinema il nuovo thriller di Jonathan Millet
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► Un “ufficio di leggende” siriano

Hamid, un professore di letteratura siriano, cerca di ritrovare le tracce di suo cugino a Strasburgo, dove è rifugiato. Ma è davvero chi dice di essere, ed è davvero un genitore quello che sta cercando? La telecamera stessa sembra in guardia, riprende Hamid di spalle, seguendolo nella sua ricerca come si segue un individuo. Perché è proprio un’indagine quella che questo enigmatico personaggio sta portando avanti.

Chiarendo a poco a poco la vaghezza della trama, il film svela una rete clandestina composta da ex detenuti delle terribili carceri siriane che danno la caccia agli ex criminali di guerra in Europa. Una sorta di “Office of Legends” siriano, i cui membri non sono professionisti dell’intelligence ma dilettanti in cerca di giustizia.

► Uno sguardo documentaristico alla finzione

Abituato a raccontare i viaggi di esilio dei migranti clandestini, Jonathan Millet, coautore di un bellissimo documentario sull’enclave spagnola nel nord del Marocco (Ceuta, dolce prigione), sa osservare da vicino le ferite interiori di questi popoli sradicati. Uomini e donne il cui bagaglio più pesante è il ricordo del dolore sopportato.

Con queste conoscenze, il cineasta ha incontrato a lungo i membri di questi gruppi segreti I fantasmi. Rifiutando ogni scena d’azione spettacolare o violenta, Jonathan Millet lascia ascoltare le testimonianze degli ex prigionieri attraverso registrazioni che Hamid ascolta a ripetizione per non perdere nessun dettaglio.

► Un thriller sensoriale

Thriller sensoriale, I fantasmi cercano di immergere lo spettatore nei tormenti del personaggio centrale. Hamid non parla mai della sua famiglia, ma capiamo subito che il periodo trascorso nella sinistra prigione di Saidnaya è una ferita ancora viva.

L’interpretazione è di prim’ordine: Adam Bessa, tutto sobrio e sguardo socchiuso, non merita il suo ruolo di spia ansiosa, e Tawfeek Barhom irrompe sullo schermo come un sospettato che conduce una vita molto ordinaria. Ma all’intensità drammatica manca la consistenza necessaria per riuscire pienamente in questo tuffo nel torbido. Senza rivelare l’esito della trama, la riflessione sulla vendetta e sulla giustizia acquista tuttavia profondità, attraverso questa aridità della trama.

I fantasmi, di Jonathan Millet, nelle sale, 1 h 46

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