al processo di Trump, Michael Cohen continua a spingere il suo ex capo, Libération

al processo di Trump, Michael Cohen continua a spingere il suo ex capo, Libération
al processo di Trump, Michael Cohen continua a spingere il suo ex capo, Libération
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Affare “Stormy Daniels”.

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Sotto il fuoco dell’acceso controinterrogatorio degli avvocati di Donald Trump, il testimone chiave ma controverso per la procura di New York non ha vacillato e ha provato ancora un po’ a demolire il suo ex capo.

Grave rottura di tono a metà del diciassettesimo giorno del primo processo penale di Donald Trump, a New York. Michael Cohen, l’ex sicario e confidente dell’ex presidente e nuovo candidato, era ancora martedì 15 maggio al bar del tribunale di Manhattan, dove il giorno prima era comparso come testimone chiave e protagonista del cosiddetto affare “Daniels tempestoso.” Ma, dopo un giorno e mezzo trascorso a rivelare sul velluto le confessioni più schiaccianti per la sua ex-“capo” e giocando sullo spartito di un pentimento post-trumpiano, lo stesso Cohen è passato improvvisamente dalle domande calibrate e metodiche dei pm alla cura muscolare di un controinterrogatorio della difesa destinato a silurare la sua credibilità.

E così si è subito trovato coinvolto nel vivo di questo scambio inaugurale con il principale avvocato di Trump, Todd Blanche: “Salve signor Cohen, non ci siamo mai incontrati ma sa chi sono, vero?

– SÌ.

– Il 23 aprile sei andato su TikTok e mi hai chiamato “piccolo stronzo che piange”, giusto?

“Sembra qualcosa che avrei potuto dire.”

Delirio d’amore

Immediata contestazione dei pubblici ministeri, accolta dal giudice, seguita subito dopo dal richiamo all’ordine di quest’ultimo, che non capisce bene perché l’avvocato voglia farlo

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