Il realismo magico del belga Xavier Hanotte

Il realismo magico del belga Xavier Hanotte
Il realismo magico del belga Xavier Hanotte
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RITRATTO – Nel suo villaggio, tra Fiandre e Vallonia, il traduttore scrive delle guerre che hanno devastato l’Europa. Dopo un omaggio ai caduti della Grande Guerra, saluta la memoria di un poeta americano ucciso poco dopo lo sbarco in Normandia.

È impossibile per un visitatore parigino scendere dal treno nella piccola stazione di La Hulpe, una ventina di chilometri a sud di Bruxelles, senza pensare al blues magnetico di Magritte, all’opulenza armonica di César Franck, ai film di ‘André Delvaux , i cui personaggi divorati dall’ignoto prendono treni che non portano da nessuna parte. Impossibile avvicinarsi alla foresta di Soignes, a tiro dei cannoni di Waterloo, senza pensare a questa frase fuoco delle lucciole : “Devo essere andato dalla porta sbagliata, entrato in un posto dove non avevo niente da fare.”

A La Hulpe siamo in Belgio e non altrove. Sia nel regno della stranezza che nella terra della conoscenza. In questa cittadina di 8.000 abitanti situata vicino alla linea di demarcazione tra Fiandre e Vallonia, Xavier Hanotte ha vissuto un’infanzia sognante, solitaria e felice, all’insegna della poesia, del ritiro e della natura. Architetto, suo padre disegnò il progetto della casa in cui lo scrittore belga francofono…

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