Finanza islamica: la BNA in un’operazione di seduzione

Finanza islamica: la BNA in un’operazione di seduzione
Finanza islamica: la BNA in un’operazione di seduzione
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Grazie ai suoi molteplici vantaggi, soprattutto in termini di tassi di interesse e altre agevolazioni, rispetto alla finanza tradizionale o convenzionale, la finanza islamica ha conosciuto recentemente una popolarità sempre crescente quasi ovunque nel mondo, con un importo in circolazione di oltre 6000 miliardi di dollari, confermando la natura attrattiva del concetto.

Particolarmente dinamico nei Paesi del Golfo e nel Sud-Est asiatico, è apprezzato anche in Africa ma anche in alcune piazze finanziarie europee. In Algeria, molto poco diffuso nel mondo imprenditoriale e tra i privati, questo modello di finestre islamiche, definite “etiche e responsabili”, lanciato nel 2020, è certamente in fase di sviluppo ma il ritmo è ancora a piccoli passi.

Di qui la moltiplicazione da parte di banche, istituzioni economiche e istituzioni di azioni tendenti a favorire la diffusione di prodotti e servizi finanziari in linea con i precetti della Sharia.

È questo il caso della giornata informativa su “La finanza islamica come attore dello sviluppo economico”, organizzata martedì 30 aprile presso il complesso alberghiero Sabri, su iniziativa della giovane dirigenza della Camera di commercio e dell’industria Industrie Seybouse Annaba? , in collaborazione con la Banca Nazionale dell’Algeria (BNA).

È stata infatti offerta l’opportunità agli operatori economici, siano essi imprese, libere professioni, commercianti o extra-bancari, di prendere conoscenza delle soluzioni di sostegno bancario e degli altri strumenti finanziari basati sull’applicazione dei principi della legge coranica come il divieto di riba (usura), gharar (ambiguità) o dumaysir (speculazione)…

Numerosissimi i relatori, tra cui rappresentanti degli affari religiosi e del Wakf, che hanno seguito con intensa attenzione gli argomenti e i vantaggi avanzati dai direttori centrali e regionali della BNA, presenti all’incontro, per incoraggiare i vertici delle Aziende, agli occhi delle quali “Resta ancora molto da fare prima che i finanziamenti conformi alla Sharia possano prendere il posto dei finanziamenti convenzionali, per più di una ragione”, per interessarsi maggiormente al concetto di finanza islamica.

Tanto più che la banca che ha intrapreso l’“islamizzazione” di parte della sua rete conta oggi più di dieci filiali e più di un centinaio di sportelli, dedicati esclusivamente all’attività e alla commercializzazione di prodotti e servizi della finanza islamica.

Segmento per il corretto funzionamento del quale sono stati forniti gli strumenti, le attrezzature e le strutture necessarie, le competenze e le competenze, un arsenale certificato dalla National Sharia Fatwa Authority per il settore della finanza islamica.

L’obiettivo principale, quello di ottenere un maggiore sostegno da parte della comunità imprenditoriale e di migliorare le performance finora registrate in questo ramo di attività, è stato suggerito nel corso dei dibattiti incentrati essenzialmente sui punti di forza e sulle particolarità che distinguono il sistema di finanziamento islamico da quello classico.

Tali vantaggi appaiono numerosi, poiché, in pochi anni di applicazione, la trasposizione al settore finanziario dei principi e delle pratiche legate ai precetti della Sharia ha consentito alle banche, già impegnate in questo processo – una dozzina – di raccogliere circa 800 miliardi di dinari, secondo gli ultimi dati dell’Associazione delle banche e degli istituti finanziari (ABEF).

Consapevole del ritardo nell’implementazione di questo sistema di finanziamento e delle problematiche ad esso connesse, rispetto ad altri paesi arabi e musulmani come l’Egitto, il Sudan, la Giordania, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Bahrein o il Qatar… e considerata la domanda decisamente significativa, che offre promettenti prospettive di espansione, le autorità pubbliche stanno lavorando per dotare il settore, nel medio termine, di banche interamente dedicate alla finanza islamica, gli strumenti e il quadro giuridico necessari sarebbero in costruzione.

Allora il nostro Paese, appena scelto dal consiglio dei governatori della Banca islamica per lo sviluppo (IDB) per ospitare l’edizione 2025 degli incontri annuali del gruppo, sarà forse riuscito a fondare almeno una banca o altre 100 % Istituti finanziari “conformi alla Shariah” e raggiungere un tasso di penetrazione del mercato finanziario più robusto, sia in termini di attività che di depositi “islamici”.

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