Commemorazione 8 maggio 1945 – Montceau il coraggio, Montceau i combattenti

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Settantanove anni. L’8 maggio 1945 gli Alleati celebrarono la vittoria su questo oscurantismo che costituì uno dei periodi più bui della storia dell’Umanità.

Davanti al monumento ai caduti sulla piazza della chiesa di Montceau-les-Mines, le parole del sindaco testimoniano l’orrore della guerra, ricordando i 60 milioni di morti durante un unico conflitto. “I vivi non possono più insegnare nulla ai morti, ma i morti insegnano ai vivi.”

Questa vittoria dell’8 maggio è innanzitutto quella di milioni di combattenti spinti dal potere, dal dovere, dalla possibilità e dalla necessità di combattere e resistere “Questi soldati di tutto il mondo, questi soldati della Francia, questi civili, donne e uomini che ha capito che se vuoi ottenere qualcosa che non hai mai avuto, devi provare qualcosa che non hai mai fatto” spiega Marie-Claude Jarrot.

L’8 maggio 1945 fu una vittoria per donne e uomini provenienti da contesti diversi determinati a unire le forze, a unirsi per difendere ideali comuni di libertà, uguaglianza, giustizia e dignità contro il nazismo e la sua barbarie.

“Quando Jeannette, non lontano dal municipio di Montceau, racconta di aver visto suo padre piangere mentre andava in battaglia con le stesse lacrime adolescenziali che versò vedendo molti anni dopo, le immagini d’archivio di de Gaulle che risaliva gli Champs Elysées per liberazione di Parigi, c’è questa dignità” condivide il sindaco.

C’era l’8 maggio ma non tutto si è fermato lì. Abbiamo dovuto risalire. “La Francia doveva ricostruirsi e c’era molto da fare”.

Perché al di là della vittoria, rendiamo omaggio al coraggio dei resistenti della Francia, “i combattenti della resistenza del Bacino Minerario, i combattenti della resistenza di Montceau-les-Mines. Montceau il coraggio, Montceau le battaglie, Montceau i morti uccisi in battaglia. Montceau i minatori resistenti. Montceau lo spericolato. Vedove di guerra di Montceau. Montceau, i figli della patria”, elenca Marie-Claude Jarrot. Cita il coraggio di Yvonne Lachaume, una delle prime donne attive nella resistenza, vittima del suo impegno, nata il 17 dicembre 1912 a Montceau, orfana a sei anni, resistente dall’inizio della guerra insieme al marito e che, secondo il libro dei morti di Auschwitz, perse la vita il 24 febbraio 1943.

“Questo è ciò che ci obbliga oggi perché se i nostri anziani, che dopo aver vinto la guerra hanno saputo costruire la pace e riunire i francesi, non ci possono essere dubbi, da parte di fanatici e furiosi, che la Francia è di nuovo devastata”, precisa il sindaco che aggiunge: “dobbiamo combattere anche i detrattori del percorso europeo che è stato l’unico possibile per la riconciliazione delle nazioni, plasmato dai sogni di diverse generazioni successive e che resta quello della speranza nel progresso collettivo, quello del rifiuto della nazionalismo. L’Europa non è nulla senza l’attaccamento viscerale della Francia alla dignità umana e ai diritti fondamentali.

Balzac disse: “Il giorno delle elezioni, sarò qualunque cosa avrò bisogno di essere”.

«Vale a dire un moncelliano. Francese ed europeo” dichiara Marie-Claude Jarrot.

J.B.

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