L’incantatore di serpenti André Breton

L’incantatore di serpenti André Breton
L’incantatore di serpenti André Breton
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André Breton in Martinica – ricordi di una sosta forzata nel 1941, che permise l’incontro di Breton e Césaire

Questa piccola opera, di facile lettura, riunisce l’insieme dei testi di André Breton sulla Martinica, dove soggiornò per alcune settimane nel 1941 durante il suo viaggio a New York, a bordo della “Capitaine-Paul-Lemerle” partita da Marsiglia con un certo numero di francesi ed europei che cercano di fuggire dall’occupazione tedesca.

La raccolta inizia con “un dialogo creolo” tra André Masson (le cui illustrazioni, che accompagnavano il testo originale, sono state inserite alla fine dell’opera) e André Breton, che chiacchierano passeggiando nella foresta tropicale di Mornes (piccole montagne) da Martinica. I dialoghi sono estremamente scritti, con giri di parole iper-letterari il cui stile mi ha ricordato le Interviste Radiofoniche di Breton (raccolte in una raccolta che presentai qualche anno fa su CL), che non avevano interviste solo il nome perché era tutto scritto in anticipo . A prima vista risulta un po’ confuso e anche un po’ irritante per la sua totale mancanza di spontaneità che vira al manierismo (perché è evidente che questo dialogo non c’è mai stato: nessuno parla con formulazioni così contorte) ma, quando entriamo nel vivo dialogo, sentiamo nella sua complessità un riflesso dell’intreccio vegetale di liane e alberi. Masson e Breton sono affascinati dalla densità della foresta e dall’esuberanza della giungla, dalla diversità delle forme delle piante, dei fiori e delle foglie, come se la natura fosse, in Martinica, per essenza surrealista, come se avesse attinto all’infinità delle possibilità e ha superato i limiti dell’immaginazione umana. Avendo avuto la possibilità di vivere 2 anni in Martinica, di aver fatto con mia moglie brevi escursioni nella giungla delle colline e dei chiodi, ho capito i sentimenti di Breton e Masson, che hanno scoperto una natura molto diversa dalle foreste d’Europa . L’umidità soffocante e la densità della giungla, con i suoi immensi alberi ricoperti di fitti rampicanti, con foglie e fiori a volte giganteschi, possono davvero dare la sensazione di penetrare in un altro mondo, dove regnano forze attive del potere vegetale, suscitando la sensazione di emersione un “impensabile”.

Gli altri testi sono molto più politici. Infatti, al suo arrivo in Martinica, Breton scopre che l’amministrazione, sotto il controllo dell’ammiraglio Robert che esercita il vero potere politico, rimane fedele a Vichy, nonostante la vicinanza delle navi da guerra americane la cui presenza pesa all’orizzonte. Il clima è opprimente, con la tensione accresciuta dalla presenza sull’isola delle riserve auree della Banca di Francia, evacuate d’urgenza da Brest alla Martinica. Breton, che ha potuto ottenere il diritto di sbarcare e di spostarsi sull’isola, dopo alcuni giorni trascorsi nel campo di Pointe-Rouge, viene posto sotto sorveglianza da agenti di polizia in borghese, che non lo lasciano con il pretesto di assistenza e tenerlo fuori dai guai. In “Des pinges tremantes”, Breton evoca le sue peregrinazioni a Fort de France e sull’isola, sottolineandone la sorprendente bellezza, ma nel suo articolo “Troubledwaters” (pubblicato a New York), il testo più lungo della raccolta, Breton testimonia, da lucido osservatore, dell’ipocrisia e della doppiezza dell’amministrazione francese, soggetta agli interessi economici dei béké che controllano l’economia e dominano l’isola, con tutti i mezzi. Breton sottolinea in particolare il mantenimento del controllo coloniale, le divisioni sociali e razziali, ed evoca l’assassinio del giornalista comunista André Aliker (caso di cui fino ad allora ero a conoscenza solo attraverso il film di Guy Deslauriers, sceneggiato da Patrick Chamoiseau), che aveva tentato negli anni ’30 per svelare alcune malversazioni finanziarie commesse da Eugène Aubéry, uno dei béké più potenti dell’isola.

La raccolta descrive anche, in “Un grande poeta nero” (testo che costituisce la prefazione al “Cahier d’un Retour au pays natal”), l’incontro di André Breton e Aimé Césaire, nell’aprile 1941, dopo uno di questi eventi fortuiti e miracolosi combinazione di circostanze in cui Breton vide la manifestazione di forze superiori. È davvero un caso – o è stato guidato? – che André Breton, entrando in una merceria per acquistare un nastro per sua figlia Cécile, scoprì una copia della rivista “Tropiques”, che acquistò per curiosità. La rivista, appena lanciata da René Ménil (il cui merciaio era un cugino) e Aimé Césaire, stupì André Breton che riconobbe subito Aimé Césaire (che allora era insegnante di lettere in un liceo di Fort de France), non solo un grande poeta ma anche uomo disposto a lottare (“siamo tra coloro che dicono no all’ombra”) con ammirevole dignità, coraggio e probità, che contrastavano con lo spirito di un’epoca di rinunce morali e di compromessi.

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