Wax ji doy na sëkk! * (Di Vieux SAVANE)

Wax ji doy na sëkk! * (Di Vieux SAVANE)
Wax ji doy na sëkk! * (Di Vieux SAVANE)
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Come si chiamano tutte queste persone che sembrano ossessionate dall’omosessualità? Semplifichiamo le cose ricordando che l’omosessualità è una pratica sessuale osservabile fin dalla notte dei tempi. Tollerato in alcune società, odiato in altre, è condannato da tutte le religioni rivelate, in particolare dall’Islam e dal Cristianesimo. Inoltre qui in Senegal, allo stato attuale del codice penale, assimilata ad una pratica innaturale, l’omosessualità è punibile dalla legge e pesantemente sanzionata (5 anni di carcere). E un’escalation inutile, ci è stato addirittura promesso che sarebbe stato criminalizzato come primo disegno di legge da presentare all’Assemblea nazionale. Di sicuro non è una malattia né è considerata tale, altrimenti negli ospedali ci sarebbero stati i reparti di terapia intensiva come quelli per il cancro, la tubercolosi, le malattie sessualmente trasmissibili, ecc. Uscito dalla sfera pubblica, la sessualità rientra quindi nell’ambito dell’intimo. Insomma, ciò che accade all’interno di uno spazio chiuso, tra adulti consenzienti, non riguarda nessuno. E guardare dal buco della serratura per violarne la segretezza è un reato.

Questo quadro ricordava allora quale urgenza c’è di elaborare cose concordate, di volere che alcuni si affermino come coscienza morale, lanciando in ogni momento l’allarme su questa persona o su quei gruppi di persone e altre lobby il cui scopo è imporre al Senegal un modo di essere e di fare che abbia il diritto di essere cittadino nei propri spazi, vale a dire la legalizzazione dell’omosessualità e del matrimonio per tutti. Di passaggio, esprimono tutto il disprezzo per se stessi e anche per la rappresentanza nazionale che li riguarda, poiché sospettano che i funzionari eletti possano votare per leggi dettate e volute da forze esterne.

Queste stesse persone, molto più tolleranti nei confronti dell’alta criminalità dei ladri dai colletti bianchi, distolgono lo sguardo dai mali che affliggono la società scuotendone le fondamenta. Non sono affatto offesi dal fatto che i fondi pubblici vengano sperperati, tanto meno dalla disperazione che attacca la pelle dei giovani che, nonostante tutti i pericoli, continuano a emigrare clandestinamente per tentare fortuna nelle località più remote . Con la speranza sovranista a mezz’asta, stentano a credere che la curva si sia invertita e che d’ora in poi il possibile possa essere realizzato anche sul loro territorio. Queste stesse persone non si offendono di fronte allo spettacolo angosciante e insopportabile dei talibé vestiti di stracci che ingombrano le strade, consegnano la ciotola e sono vittime della devianza degli adulti e ai quali viene rubata la giovinezza. Non si indignano per l’indicibile bambùla che denunciano alcuni rapporti dell’Ofnac e della Corte dei Conti. A loro non interessa la responsabilità, il cattivo governo, la cattiva gestione. Ancor meno lo è il futuro della Scuola e dell’Università, che tanto hanno sofferto negli ultimi tempi, la sanità è pessima, il mondo rurale sottoposto al ritmo delle stagioni e alla scarsità dei periodi di magra.

È vero che i tempi sono diversi, ma comunque! Non dimentichiamo che l’alternanza attuale è stata animata da una forte speranza, dal desiderio di vedere voltare la pagina del risentimento, dell’arbitrarietà, della miseria materiale e morale.

“Wax ji doy na sëkk” vogliamo cantare poiché è il momento dell’azione. A questo proposito, va sottolineato, è rassicurante vedere che, lontano da agitazioni di ogni tipo, il più giovane presidente della Repubblica del Senegal sembra concentrarsi con decisione sui problemi che affliggono le popolazioni in situazioni precarie. Il costo della vita. Povertà nelle zone rurali. Cattivo governo, ecc. I progetti enormi e in attesa di soluzione invitano il Presidente della Repubblica, Bassirou Diomaye Diakhar Faye e il suo governo a non lasciarsi intrattenere o lasciarsi trascinare in spazi senza orizzonti.

La rottura tanto cantata è proprio l’attuazione di un nuovo atteggiamento intriso di serietà e responsabilità.

Ciò è tanto più necessario in quanto continua il “suicidio” di giovani che vanno in canoa in Spagna o in Nicaragua. Questi ragazzi, i nostri figli, i nostri fratelli e sorelle, i nostri nipoti, sono una cattiva coscienza che impone l’urgenza di concentrarsi sui problemi reali. Ci dicono che la sovranità si conquista e che non è affogandola in esalazioni declamatorie che essa abbraccerà la realtà. E per una buona ragione!

Ci sarà sovranità economica quando riusciremo a nutrire e dotare le nostre popolazioni della nostra stessa produzione. Ci sarà sovranità politica quando potremo garantire la nostra sicurezza.

Ed è questa sovranità reale, conquistata, che sarà capace di infondere nel corpo sociale, più particolarmente nei giovani, questo orgoglio di sé, questo sentimento di appartenenza, che volteranno le spalle alle canoe della morte. Al presidente Bassirou Diomaye Diakhar Faye che appare umile e determinato ad affrontare le sfide, lontano dal clamore e dalla furia, coniugando pregiudizi a lui favorevoli con risultati concreti per alleviare le popolazioni.

Vecchia Savana

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