Il Parlamento vallesano vuole vietare la raccolta di firme a pagamento a livello cantonale

Il Parlamento vallesano vuole vietare la raccolta di firme a pagamento a livello cantonale
Il Parlamento vallesano vuole vietare la raccolta di firme a pagamento a livello cantonale
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Pubblicato il 16 maggio 2024 alle 14:57 / Modificato il 16 maggio 2024 alle 14:58

Raccogliere firme per referendum o iniziative dietro compenso: una pratica che in Vallese potrebbe essere vietata. In ogni caso è quanto ha deciso giovedì mattina il Gran Consiglio, accogliendo di stretta misura una mozione in materia. Gli autori della mozione, di schieramento verde e centrista, denunciano questo tipo di raccolta firme effettuata, secondo loro, da persone che, “per la maggior parte”, non sanno “come funzionano le nostre istituzioni”. Per vietare questa “mercificazione della nostra democrazia”, chiede al Consiglio di Stato di creare “una base giuridica”.

Alla mozione si sono opposti il ​​PLR, l’UDC e una minoranza del Centro. Secondo il deputato Damien Revaz (PLR), sostenuto da Cyrille Fauchère (UDC), il cantone di Neuchâtel voleva vietare sul suo territorio la raccolta di firme a pagamento per iniziative popolari e referendum federali, cantonali e comunali. Nell’agosto 2023, però, il Consiglio federale ha rifiutato di approvare questa revisione cantonale per quanto riguarda le iniziative popolari e i referendum federali.

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“Il Canton Vallese è sovrano. Potrebbe decidere di vietare la raccolta di firme a pagamento almeno per oggetti cantonali o comunali”, ha sostenuto il verde Mathieu Clerc, uno dei promotori. Il deputato del PLR ritiene inoltre che questo divieto rischierebbe di “limitare l’accesso alla democrazia per le piccole organizzazioni, i piccoli partiti o gli attori politici che non possono contare su strutture consolidate per organizzare una raccolta di firme”. La sua argomentazione non ha superato l’esame. La mozione è stata accettata di misura con 63 voti favorevoli, 62 contrari e 3 astensioni.

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