Steve Albini, la morte del rock indipendente intransigente – Libération

Steve Albini, la morte del rock indipendente intransigente – Libération
Steve Albini, la morte del rock indipendente intransigente – Libération
-

Scomparsa

Articolo riservato agli abbonati

Musicista fondamentale dei gruppi Big Black e Shellac e leggendario produttore dei Pixies, PJ Harvey e Nirvana, l’americano è morto martedì 7 maggio all’età di 61 anni.

Qualcosa vomitava furiosamente, in grossi foruncoli. Portandoti con lui nel cuore di un mondo di pietra, metallo e fuoco dove ogni elemento che compone l’universo sarà meticolosamente discusso, analizzato e rifuso. I dischi di Steve Albini, sia i suoi che quelli prodotti per altri – Nirvana, Pixies, PJ Harvey, Slint, Low, Sunn O))) – davano proprio questa impressione. Quella di uno spettacolo insieme palpabile e spaventoso, come una rissa scoppiata all’angolo di una strada: i movimenti sono stridenti, i colpi imprecisi, ma la scena è più pungente e dolorosa di tutte le stragi di massa prodotte sul grande schermo. Anche i dischi di Steve Albini suonavano come lui: secchi, contorti, acidi, brillanti e intrattabili. Vale a dire che non stiamo parlando di chiunque. Nel mondo del rock indipendente, Albini era una figura diversa dalle altre. C’erano Ian MacKaye dei Fugazi, Billy Childish lo stacanovista inglese del garage rock, e lui. Coloro che non si sono mai arresi, sono rimasti saldamente attaccati ai propri ideali di indipendenza, radicalità e si sono sempre rifiutati di stare al gioco dell’industria e delle stronzate generalizzate. Materie prime, produzione artigianale, massimo danno emotivo. Ora ce ne sono solo due. Steve Albini è morto il 7 maggio, all’età di 61 anni, vi

-

PREV La forza dell’essere umano
NEXT Marsiglia: Bruce Springsteen cancella il suo concerto al Vélodrome due ore prima dell’inizio dello spettacolo