“Lista nera” del cinema francese: false informazioni che minano la stampa francese

“Lista nera” del cinema francese: false informazioni che minano la stampa francese
“Lista nera” del cinema francese: false informazioni che minano la stampa francese
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Nessuna lista ma sondaggi

Questo è troppo per i media creati da Edwy Plenel, che decide di stroncare la voce, correndo il rischio di darle peso così facendo: “È falso, ovviamente. Diciamolo subito: Mediapart non pubblica una “lista”. Quando riveliamo fatti sulla violenza sessista e sessuale, come per tutti gli argomenti di interesse generale che trattiamo, pubblichiamo “sondaggi” basati su informazioni incrociate”.

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Al di là di questa smentita formale, i media offrono anche una piccola lezione di giornalismo ai loro concorrenti e sui pericoli della disinformazione, soprattutto quando proviene dal quarto potere. Ricorda anche lo scopo del giornalismo che è “indagare, portare alla luce fatti che ci disturbano e ci interrogano, pensare contro se stessi, informare i lettori al di fuori di ogni agenda dettata dai social network”.

Un modo per allontanarsi dalle informazioni reali

Ma tutto questo non è solo questione di voci e smentite, ancora una volta Mediapart. Questa storia è sintomo di una disfunzione della stampa, anche se complotti e false informazioni abbondano più che mai, soprattutto sui social network. Cosa ancora più grave, i media ricordano anche la genealogia di questa voce, partita da una versione cospirativa per poi arrivare fino a canali o giornali con una linea anti-#MeToo, in particolare il Figaroaprendo la porta agli attacchi di questo movimento. Mediapart citare ad esempio Opinione, che afferma “che #MeToo va “troppo oltre”, che “lo spirito dei tempi” è irrespirabile, poiché la “denuncia” e il “tribunale mediatico” hanno causato “morti sociali” allo sfascio”. Questa vicenda “permette [aussi] evitare di confrontare informazioni di pubblico interesse pubblicate da Mediapart» e altri titoli sul mondo del cinema.

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La rivista Lei ad esempio, ha appena pubblicato un’inchiesta contenente la testimonianza di nove donne, che accusano il produttore Alain Sarde di stupro, violenza sessuale o molestie. Tra i discorsi, quello di un’attrice “di serie tv degli anni ’90-2000”, che confida sotto il nome “Elsa” come il produttore, oggi 72enne, l’avrebbe violentata quando lei aveva 15 anni, nel 1985, sotto il pretesto di un incontro professionale per un ruolo nel suo appartamento privato nell’8° arrondissement di Parigi. La maggior parte dei fatti denunciati in questo articolo risalgono agli anni ’80 e ’90 e non sono stati oggetto di denunce, secondo la rivista. sempre dentro Leil’avvocato del produttore, Jacqueline Laffont, nega queste “false accuse, che gli attribuiscono comportamenti che disapprova e che gli sono totalmente estranei”.

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