“Terminal” su Canal+, degno erede di “H”, nel bene (e nel male)

“Terminal” su Canal+, degno erede di “H”, nel bene (e nel male)
“Terminal” su Canal+, degno erede di “H”, nel bene (e nel male)
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“Non dirmi che non è vero”, dice il personaggio di Camille Chamoux in terminale, sitcom co-scritta e diretta da Jamel Debbouze questo lunedì su Canal+. Chiunque abbia vissuto la fine degli anni ’90 normalmente ha in mente il “rif”. L’occhiolino si riferisce ovviamente alla linea cult del personaggio di Jamel nella commedia folle Hospitato su Netflix dal 2019.

Questa volta, il gruppo di comici lascia i corridoi dell’ospedale dove lavorava il professor Strauss, un chirurgo pazzo noto per aver ucciso i suoi pazienti, e arriva con una nuova squadra in un terminal aeroportuale dove volano battute assurde. Quattro motivi per apprezzare (o meno) questa commedia in 12 episodi sotto forma di madeleine dell’umorismo di Proust.

Il ritorno del duo shock

A distanza di più di vent’anni, Jamel Debbouze e Ramzy Bedia non sono invecchiati neanche un po’, o quasi. Protagonisti della sitcom ospedaliera, la coppia infernale – che ha perso per strada il suo terzo aiutante Eric Judor – ha scambiato i suoi costumi di centralinista e barelliere con quello di capo della sicurezza, per il primo, e di incompetente pilota di linea, per il secondo. secondo. Non siamo troppo disorientati in questo nuovo contesto. Il pubblico riassapora gli ingredienti che ne hanno decretato il successo H : la commedia situazionale surrealista e il fraseggio caratteristico della coppia con Jamel che esagera le sue difficoltà di pronuncia (“Io sono diçu”) ed errori di espressione (“le mani dietro le braccia”). Quasi tre decenni dopo, ritroviamo felicemente i due comici nel loro costume da perdente senza cervello.

Una line-up di star in piedi

Il fenomenale successo di H stelle create. Eric, Ramzy e Jamel, che riuscivano a malapena a pagare la benzina prima delle riprese della serie Canal+, hanno terminato la quarta stagione al volante di auto di lusso. L’infuocato duo degli anni ’90 ha ormai raggiunto la soglia del quarto di secolo e passa il testimone alla nuova guardia degli stand-uppers. Nella cricca dei breles arrivano volti noti della scena comica e del cinema: Tristan Lopin, direttore di cabina, Brahim Bouhlel (da Valido), in qualità di steward, Camille Chamoux (La fiamma), come assistente di volo, e Doully, come capo della compagnia aerea Flywingz. Il team di attori e autori si sente un po’ meno testosterone rispetto all’epoca H e viene visualizzato sullo schermo. I personaggi femminili acquistano complessità e le battute si liberano dai toni misogini.

Una sitcom vecchio stile

Nerd o il ritorno del cool? terminaleCOME H, riprende i codici storici della sitcom anglosassone: un’ambientazione unica, episodi di una ventina di minuti e riprese davanti a un pubblico di cui si riesce a catturare la risata. Un processo un po’ obsoleto in Francia che si riferisce più ai programmi di fascia bassa degli anni ’90 di AB Productions (Helene e i ragazzi, I primi baci…) funziona solo la qualità. Al contrario, gli Stati Uniti hanno fatto della sitcom un genere d’eccellenza con grandi opere come Seinfeld, Amici, L’ufficio o, più recentemente, Parchi e Divertimento E Il buon posto. Pochi istanti di grazia dopo, terminale fa sparire il retrogusto di anacronismo dato dalle risate del pubblico. Come il suo predecessore, grande libertà è stata offerta agli attori euforici dall’atmosfera a porte chiuse.

Chiusure surrealiste

Le battute di H sono rimasti, per alcuni, negli annali. Indimenticabile, ad esempio, la mitica imitazione dell’elefante del professor Strauss. Alcune situazioni offerte da terminale avere un potenziale reale. “I testi sono stati scritti in modo lineare ma hanno lasciato spazio all’improvvisazione degli attori, alimentata dall’entusiasmo del pubblico”, spiegano i coautori Jamel Debbouze e Mohamed Hamidi. E la magia funziona ancora. Il meglio della follia degli anni ’90 attraversa questa sitcom.

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