Gli infortuni sul lavoro, una piaga insopportabile

Gli infortuni sul lavoro, una piaga insopportabile
Gli infortuni sul lavoro, una piaga insopportabile
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SETTORI DI ATTIVITÀ E FATTORI DI RISCHIO
Gli infortuni sul lavoro nel 2022 si sono verificati principalmente nelle attività sanitarie, pulizie e lavoro temporaneo (29%), nel settore alimentare (17%), nei trasporti (15%) e nell’edilizia (14%). La movimentazione manuale rappresenta il principale fattore di rischio con un incidente su due, prima delle cadute dallo stesso livello o dall’alto (30% degli incidenti). Sono quasi 90.000 anche gli incidenti in viaggio: il 60% sono attribuibili alla perdita di controllo del mezzo di trasporto e il 16% a uno scivolamento o inciampo e caduta. Nel 2022, 286 decessi sono dovuti a incidenti di viaggio, il 76% dei quali di origine stradale. L’utilizzo di modalità di mobilità “soft” è in aumento, soprattutto nelle aree urbane, e si misura nell’8,5% degli incidenti in bicicletta o scooter.

CONSAPEVOLEZZA DEL GOVERNO E DEI SETTORI
Nel settembre 2023, il governo ha lanciato una campagna di comunicazione per sensibilizzare le imprese, i dipendenti e il pubblico in generale. Seguendo lo slogan “Sicurezza sul lavoro: responsabilità aziendale, vigilanza di tutti”, la campagna riafferma l’esistenza di misure legali di prevenzione e protezione e la necessità di attuarle. Il primo ministro Gabriel Attal ha dichiarato il 27 marzo di voler “riunire tutti i partner – parti sociali, funzionari eletti, parlamentari – per una grande iniziativa su questo tema”. Sul versante settoriale, lo scorso maggio il settore edile ha avviato una campagna di sensibilizzazione sulle cadute dall’alto, la principale causa di incidenti gravi, anche mortali, nella professione. Una consapevolezza compassionevole ma anche economica: le interruzioni del lavoro legate a cadute dall’alto durano in media quattro mesi, contro i due mesi e mezzo degli altri infortuni.

MOBILIZZAZIONE DELL’UNIONE
Per cambiare marcia, i sindacati, CFE-CGC in testa, hanno inviato a fine marzo una lettera aperta al ministro del Lavoro, Catherine Vautrin, chiedendo azioni per “prevenire attacchi alla salute dei lavoratori, in particolare attraverso il rafforzamento”. i poteri dei rappresentanti del personale nelle imprese. Invitano il ministro a “ristabilire e rafforzare” le commissioni per la salute, la sicurezza e le condizioni di lavoro (CSSCT) nelle aziende. Queste commissioni non possono più nominare esperti, a differenza dei loro predecessori, i comitati per la salute, la sicurezza e le condizioni di lavoro (CHSCT), aboliti dal 2020 dalle ordinanze Macron. I sindacati chiedono inoltre l’aumento del numero dei “responsabili della sicurezza” (per la sicurezza sul lavoro) e degli ispettori del lavoro, nonché l’eliminazione delle esenzioni per l’assegnazione dei giovani ai lavori cosiddetti “pericolosi”.

LE AMBIZIOSE ANI DI MAGGIO 2023
Le parti sociali sono tanto più giustificate nel criticare il governo in quanto hanno concluso nel maggio 2023, dopo un anno di trattative, un accordo interprofessionale nazionale (ANI) sulla prevenzione, riparazione e governo del ramo AT/MP. Dopo aver consultato le sue autorità il 27 giugno, la CFE-CGC lo ha firmato, sottolineando, attraverso Maxime Legrand, il suo segretario nazionale incaricato dell’organizzazione e della salute sul lavoro, di aver presentato “progressi in materia di prevenzione, riparazione e governo”.

Sullo sviluppo della prevenzione primaria in particolare, l’ANI prevede di migliorare la conoscenza degli infortuni gravi e mortali con statistiche e analisi dettagliate sulle circostanze, settori di attività, tipologia di contratto di lavoro, settore geografico, ecc. Si prevede inoltre un aumento degli aiuti finanziari ai datori di lavoro da parte della filiale AT/MP. Sotto la guida della CFE-CGC, questi aiuti saranno valutati e controllati. Tra l’altro punti di un’ANI molto estesa.

LA RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO
Secondo il Codice del Lavoro, il datore di lavoro è responsabile della salute e della sicurezza dei lavoratori. Ha l’obbligo legale di adottare tutte le misure necessarie per garantire la loro sicurezza e tutelare la loro salute fisica e mentale. Concretamente il dirigente è colui che detiene poteri di gestione sul personale: proprietario o direttore di una singola azienda; gestore(i) di una SARL; presidente di una società per azioni con consiglio di amministrazione; consiglio di direzione collettivamente (salvo ripartizione dei compiti) di una SA con consiglio di direzione e consiglio di sorveglianza; curatore fallimentare di società in amministrazione controllata; presidente di un’associazione.

RISARCIMENTO PER INFORTUNIO PROFESSIONALE
Come dettagliato la guida pratica CFE-CGC “Interruzione del lavoro”, il riconoscimento dell’origine professionale di un infortunio dà diritto alla copertura al 100% dei costi legati a tale infortunio, siano essi costi medici, costi di ricovero ospedaliero, costi di trasporto giustificati dal punto di vista medico, o ulteriori costi di riabilitazione (funzionali, professionali o legati alla riclassificazione per esempio). Non è necessario anticipare tutti questi costi se si presenta il modulo relativo all’infortunio sul lavoro fornito dal datore di lavoro. Questi costi sono coperti fino al recupero o al consolidamento dello stato di salute e anche oltre, se le conseguenze sono necessarie. Nota: questa è una copertura del 100% basata ed entro i limiti delle tariffe della previdenza sociale.

IL CSE HA UN POTERE D’INDAGINE
Il Codice del Lavoro attribuisce al comitato economico e sociale (CSE) la possibilità di svolgere indagini sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali (AT/MP). Non appena avviene un AT/MP in azienda, il datore di lavoro deve informare il CSE (o il CSSCT) che può decidere, a maggioranza, di effettuare un’indagine. Il CSE può inoltre consultare le denunce di infortunio ed il registro degli infortuni minori.

Le ore dedicate alle indagini condotte a seguito di un grave incidente sul lavoro, o di incidenti ripetuti che rivelano un rischio grave, sono conteggiate e retribuite come orario di lavoro effettivo. Il tempo impiegato per un’indagine svolta a seguito di un lieve incidente è imputabile alle ore di delega.

Lo scopo dell’indagine non è accertare le possibili colpe o responsabilità del dipendente ma comprendere le cause dell’incidente affinché non si ripeta. Se il CSE ha preventivamente informato il datore di lavoro di un pericolo o che si sono verificati episodi ripetuti senza che sia stata intrapresa alcuna azione, la responsabilità può essere imputata al datore di lavoro.

Il CSE svolge un ruolo centrale anche nella prevenzione identificando i rischi, proponendo adeguamenti alle procedure di lavoro e sensibilizzando l’azienda, in collaborazione con i servizi di sicurezza e salute sul lavoro.

Gilles Lockhart

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