Cocaina, ricatto e cambio di versione… Cosa possiamo imparare dalle conclusioni finali dell’indagine?

Cocaina, ricatto e cambio di versione… Cosa possiamo imparare dalle conclusioni finali dell’indagine?
Cocaina, ricatto e cambio di versione… Cosa possiamo imparare dalle conclusioni finali dell’indagine?
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“Le indagini sono ormai concluse.” In un comunicato stampa diffuso lunedì, Olivier Janson, pubblico ministero di Mont-de-Marsan, ha comunicato che l’inchiesta sul cosiddetto “caso Kendji” è chiusa. Il 22 aprile il cantante è stato trovato con un proiettile nel petto. Ecco cosa dovremmo trarre dalle conclusioni finali.

Il cantante pensava che la pistola non fosse carica

Sentito una seconda volta il 15 maggio, Kendji Girac ha confermato quanto aveva indicato durante la prima udienza. “Egli sostiene di non essere stato a conoscenza, al momento dello sparo, che nel caricatore si trovassero delle munizioni”, precisa il pubblico ministero, precisando però che “questo punto non ha potuto essere confermato” dagli inquirenti, “per mancanza di aver potuto verificare in quali condizioni l’arma era stata acquisita.

Altra certezza: «è formalmente escluso l’intervento di terzi». Le “massicce” tracce di polvere rinvenute sugli abiti del cantante, in particolare sulle maniche, attestano che egli commise questo atto da solo. E avvalorano la versione secondo la quale il suo compagno si trovava in un’altra stanza della roulotte. In conclusione, la “sparatoria è stata provocata deliberatamente da lui stesso”. Il procedimento è stato quindi chiuso senza ulteriori provvedimenti.

Assunzione di droghe e alcolismo avanzato

Anche in questo caso, le analisi effettuate nel corso dell’inchiesta confermano che Kendji Girac era in uno stato di “alcolismo avanzato”. “Ammette anche di aver consumato cocaina la sera dei fatti”, aggiunge Olivier Janson, precisando che il cantante “attribuisce ormai questo atto esclusivamente a” questi due fattori.

Entro sei mesi verrà chiuso anche il procedimento relativo all’uso di sostanze stupefacenti, “con riserva del rispetto della sorveglianza sanitaria”, precisa ancora la Procura.

Nessun ricatto emotivo?

Se durante la sua prima udienza, Kendji aveva dichiarato di aver “sparato per impressionare la sua compagna, facendole sentire il clic della pistola”, perché “pensava che lei lo avrebbe lasciato”, da allora ha cambiato versione. Ha precisato che, visto il suo stato quella sera, “non era consapevole di cosa stesse facendo con quest’arma e che quindi non voleva esercitare pressioni” sulla sua concubina.

Lei, inoltre, ha chiarito il 15 maggio di non “considerarsi vittima di violenza psicologica”. Infatti, poiché il reato “non era sufficientemente caratterizzato”, il procedimento si è chiuso senza ulteriori provvedimenti.

Nessuna accusa per possesso di arma

L’artista è stato interrogato una seconda volta il 16 maggio in merito alla pistola semiautomatica di cui era in possesso. Un reato che prevede fino a cinque anni di reclusione. Sosteneva di averlo acquistato a Biscarrosse il 18 aprile da uno “sconosciuto, apparso nel campo per vendere vecchi oggetti”. Ma questa versione non ha potuto essere confermata e l’individuo non è stato ancora identificato.

Poiché “non ha precedenti penali” e ha “misurato la gravità di questi reati”, gli è stato chiesto “come misura alternativa all’azione penale” di versare due contributi cittadini a un’associazione umanitaria per le vittime. Quello che ha fatto l’11 giugno, il giorno dopo il colloquio con il giudice.

Il cantante si è inoltre impegnato a sottoporsi a cure per sei mesi. Per tutti questi motivi anche il procedimento è stato archiviato.

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