“Il Raggruppamento Nazionale è davvero un partito di estrema destra?”

“Il Raggruppamento Nazionale è davvero un partito di estrema destra?”
“Il Raggruppamento Nazionale è davvero un partito di estrema destra?”
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FIGAROVOX/TRIBUNA – Anche se il Consiglio di Stato ritiene che la RN debba essere classificata come “estrema destra” dal Ministero degli Interni durante le elezioni, i criteri utilizzati per qualificare il partito in questo modo sono discutibili e dimostrano una mancanza di rigore, analizza l’avvocato Wilfried Kloepfer .

Wilfried Kloepfer è avvocato del foro di Tolosa, dottore in diritto e specialista in diritto pubblico. Ha pubblicato Il diritto alla continuità storica (Edizioni Verona, 2023).


Segnata da tempo dal sigillo dell’evidenza, la risposta è diventata una martingala che permette all’establishment di perpetuare la scenografia del “fronte repubblicano” e di inviare la risposta antifascista. Presenta un gioco di ruolo disconnesso dalla realtà. Infatti, da un lato, il Raggruppamento Nazionale (RN) non esprime gli eccessi negazionisti del Fronte Nazionale; dall’altro, gli ukases moralizzatori della sinistra che, giurando fedeltà alla France Insoumise (LFI) con la sua coorte wokista e islamo-sinistra, mancano di credibilità!

La destra è attraversata da tre correnti: liberale conservatrice con Les Républicains (LR), sovranista nazionale con la RN, e identitaria nazionale con Reconquête. Quest’ultimo sostiene Ottimo sostituto (2015), preso in prestito da Renaud Camus, ed Scontro di civiltà (1996), profetizzato da Samuel Huntington, contro il mito di una “Fine della Storia” (1992), annunciata da Francis Fukuyama, sotto gli auspici della democrazia liberale che sarebbe stata instaurata dalla caduta del Muro di Berlino.

La collocazione di un movimento nello spettro politico è più un gioco da scienziati politici che da avvocati. Ma entra in gioco il Consiglio di Stato. La strategia è legata all’etichetta di estrema destra.

La parte politica è concettuale. La sua carta vincente ha necessariamente il riferimento storico alle leghe di estrema destra e all’Action Française, che dilagavano sotto la Terza Repubblica, soprattutto nel periodo tra le due guerre, e al fascismo stesso, portato al potere sotto il regime di Vichy a partire dal 1943, come René Rémond nota in I diritti oggi (Punti, 2007). Il politologo deve quindi calibrare la piattaforma programmatica e ideologica alla luce di questa storia politica, per valutare utilmente il livello di sfiducia nei confronti dello Stato di diritto, così come il desiderio di omogeneizzazione del corpo sociale. Cosa c’è in comune con i diritti oggi? Il giornalista Charles Sapin osserva che “Storicamente, i criteri di definizione più ridondanti sono lo sciovinismo, un discorso autoritario, un nativismo misto alla paura di un collasso demografico e, soprattutto, il rifiuto del modello democratico e delle istituzioni, espresso in particolare da un antiparlamentarismo radicale, quando non lo è non è un desiderio di ottenere il potere con la forza“. E per concludere che “Criteri difficilmente applicabili alle forze nazionaliste a cui è dedicato questo lavoro» (I raccolti dell’ira. Un tuffo nell’Europa nazionalistaCerf, 2024).

Questo approccio metonimico, che assimila la parte al tutto, manca di rigore scientifico.

Wilfried Kloepfer

Ma, per mantenere teso “il cordone sanitario”, si riconosce la volontà di limitare l’immigrazione”,il rifiuto dell’altro, attraverso la permutazione tra etnico e culturale», (“Nicolas Lebourg: L’estrema destra è una visione del mondo, non un programma“, Franck Johannes, Il mondo). Il campo patriottico resta quindi assegnato all’estrema destra per aver denunciato”insicurezza culturale», secondo Laurent Bouvet, colpire “i diseredati”, per dirla con Christophe Guilluy. Si privilegia l’approccio essenzialista per minimizzare le mutazioni ideologiche e strategiche. Se volessimo plagiare La Fontaine declameremmo: “Se non sei tu, allora è tuo [père] !”

La parte legale è funzionale. Ci permette di situare i movimenti politici in relazione tra loro. È quindi molto più relativo. Per quanto riguarda la circolare del 16 agosto 2023 del ministro Gérald Darmanin, relativa all’attribuzione di sfumature politiche ai candidati alle elezioni senatoriali del 2023, il Consiglio di Stato ha convalidato la classificazione della RN come “estrema destra” ritenendo che “associando la sfumatura politica “Raggruppamento Nazionale” al blocco delle fratture di “estrema destra”, la circolare attaccata non pregiudica il principio di sincerità del voto, che l’attribuzione di una sfumatura politica diversa dall’etichetta politica non incide, e non è viziato da alcun manifesto errore di valutazione. Né, in ogni caso, viola il principio di uguaglianza operando un simile collegamento, pur attribuindo la sfumatura “Sinistra” ai gruppi politici “Partito Comunista Francese” e “La France insoumise”“.

Questa motivazione criptica ci invita a consultare le conclusioni del relatore pubblico che stabilisce i criteri per la qualificazione giuridica di “estrema destra”. Mantiene come elemento di classificazione, da un lato, l’appartenenza del Raggruppamento Nazionale al gruppo politico Identità e Democrazia (ID) del Parlamento Europeo. Questo approccio metonimico, che assimila una parte al tutto, manca di rigore scientifico, soprattutto perché la RN, sicuramente dopo questa sentenza, ha posto fine alla sua alleanza con l’AfD dopo le scandalose e sconcertanti dichiarazioni di Maximilian Krah sulle SS. All’ordine del giorno, quindi, l’adesione della Rn al gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), di cui fa parte Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

L’operazione di estensione del dominio dell’estrema destra mira a “demonizzare” gli avversari e non a preservare lo Stato di diritto.

Wilfried Kloepfer

Inoltre invoca le posizioni della Marina Militare sull’immigrazione e sulle preferenze nazionali. Ma il solo riferimento a questi temi non è sufficiente per qualificare, come abbiamo visto, una forza politica di estrema destra. C’è una notevole mancanza di autoritarismo, antiparlamentarismo, antisemitismo o addirittura volontà imperialista. Per quanto riguarda la preferenza nazionale, la legge sull’immigrazione, prima di essere censurata dal Consiglio costituzionale, la subordinava al beneficio del diritto all’abitazione, all’assistenza abitativa personale, all’assegno di autonomia personalizzato e alle prestazioni familiari (assistenza sociale non contributiva) per gli stranieri che non sono cittadini dell’Unione Europea alla condizione di residenza in Francia per un periodo di almeno cinque anni o di affiliazione ad un’attività professionale per almeno 30 mesi. Ma l’antiuniversalismo, che subordina l’aggregazione al destino nazionale, all’identità etnica o alla religione, è chiaramente privo della qualifica di “estrema destra”.

È stata in realtà l’estrema sinistra della LFI a reintrodurre, con il Wokismo, il concetto di razza; la sinistra insomma che, sedotta dalle chimere di una società diversa e multiculturale, ha mandato in frantumi le virtù repubblicane dell’assimilazione. La narrazione nazionale dell’adesione e la promozione del diritto alla continuità storica, i cui principi sono stati fissati da Ernest Renan, non hanno nulla in comune con l’estrema destra ma, al contrario, ci permettono di proteggerci da essa perché, “l’uomo non è schiavo né della sua razza, né della sua lingua, né della sua religione“. Quindi, possiamo diventare francesi perché “la nazione è un’anima, un principio spirituale… La voglia di vivere insieme, la voglia di continuare ad affermare il patrimonio che abbiamo ricevuto indiviso… l’aver fatto grandi cose insieme, il voler fare di più, queste sono le condizioni essenziali per essere un popolo…» (Cos’è una nazione?, 1869). È questo atto di adesione con il suo famoso “plebiscito quotidiano”, antidoto alla cancellazione della cultura, che ci si aspetta da coloro che vogliono integrare il destino nazionale.

L’operazione di estensione del dominio dell’estrema destra mira a “demonizzare” gli avversari e non a preservare lo Stato di diritto. Oggi sono i piccoli gruppi di estrema sinistra, come La Jeune Garde e il suo leader, Raphaël Arnault, iscritto alla tripla S e candidato dal Nuovo Fronte Popolare per le elezioni legislative del 2024, a prendere in mano la violenza; e l’estrema sinistra che specula sull’opportunità di un’insurrezione e lotta per nascondere il suo endemico antisemitismo. La sinistra repubblicana farebbe bene a guardare finalmente all’estremità del suo spettro politico, piuttosto che recitare la farsa antifascista.

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