Questo dato INSEE mostra che i giovani pagano troppi contributi ai pensionati ricchi

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Un’ingiustizia in Francia permette ai pensionati di arricchirsi a scapito dei giovani lavoratori.

In Francia il sistema pensionistico si basa sul principio della solidarietà intergenerazionale. Un principio detto e ripetuto abbondantemente, soprattutto all’inizio del 2023, quando la Francia è stata scossa dal movimento sociale contro la riforma delle pensioni. Per riassumere in modo semplice, il sistema pensionistico francese si basa sul fatto che i lavoratori versano dei contributi per finanziare le pensioni di anzianità degli attuali pensionati. I contributi vengono trattenuti ogni mese dallo stipendio dei lavoratori e consentono così di integrare i fondi pensione versando le pensioni.

Chiaramente, i più giovani stanno pagando la meritata pensione dei più anziani. Secondo i dati INSEE, le pensioni di anzianità rappresentano il 70% del reddito annuo disponibile delle persone con più di 60 anni, mentre i redditi derivanti da attività, come gli stipendi, costituiscono l’86% del reddito degli under 30. Logico viste le età a confronto.

Un’altra differenza particolarmente importante è evidente quando guardiamo al reddito da ricchezza. Questi ultimi rappresentano solo il 7% del reddito annuo dei giovani sotto i 30 anni, mentre questa quota sale al 30% per quelli sopra i 70 anni. Anche in questo caso il divario osservato sembra logico: più si invecchia, più il salario tende ad aumentare. Diventa quindi possibile investire o risparmiare parte di questo denaro. Se l’investimento è buono, raccoglierai i frutti, soprattutto una volta raggiunta l’età pensionabile.

Per stimare la capacità di investimento o di risparmio di ciascuna famiglia, l’INSEE utilizza due statistiche: il reddito disponibile lordo annuo e la spesa annua per consumi. Il primo dato comprende tutte le risorse che una persona riceve ogni anno, come stipendi o benefici sociali. Il secondo raggruppa tutte le spese sostenute da una persona nel corso di un anno, come l’affitto, la rata del prestito o la spesa. La differenza tra i due importi costituisce quindi l’importo a disposizione di una persona per investire o risparmiare.

Secondo l’INSEE, una persona sotto i 30 anni riesce a risparmiare o investire circa 1.638 euro nell’arco di un anno. Tale importo sale a 2.345 euro per i 30-39 anni, a 3.239 euro per i 40-49 anni e infine le persone dai 50 ai 59 anni possono contare su 5.893 euro.

Una volta raggiunta l’età pensionabile, gli importi dedicati al risparmio e agli investimenti saltano. Gli anziani tra i 60 ei 69 anni mettono da parte in media 5.935 euro mentre gli over 70 mettono da parte 8.657 euro. Concretamente, i pensionati hanno una maggiore capacità di risparmio e di investimento rispetto alle persone attive. Una situazione che fa dire all’economista Sylvain Catherine, professore alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, che “quelli sotto i 50 anni faticano a risparmiare, il loro reddito disponibile copre a malapena i loro consumi, mentre i loro contributi sono versati ai pensionati che risparmiano gran parte del Esso.

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