Assassinio di Alexandra Cosson a Ploërmel: “confessioni” e alcune zone grigie

Assassinio di Alexandra Cosson a Ploërmel: “confessioni” e alcune zone grigie
Assassinio di Alexandra Cosson a Ploërmel: “confessioni” e alcune zone grigie
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Di

Emanuele Verdeaux

pubblicato su

28 maggio 2024 alle 00:22

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Questo lunedì 27 maggio 2024 si è aperto al Corte d’assise di Vannes il primo giorno del processo a carico di colui che, nella notte tra l’11 e il 12 settembre 2020, ha tolto la vita ad Alexandra Cosson, madre di due figlipoi invecchiato 30 anni.

I dibattiti dovrebbero durare fino a giovedì 30 maggio, quando i membri della giuria del processo decideranno sulla pena da scontare per questo giovanotto ormai invecchiato 34 anni, comparso per l’omicidio di Alexandra Cosson. Nel notte tra l’11 e il 12 settembre 2020la vittima è morta dopo aver ricevuto un pugnalare nell’addome e colpi alla testa violentemente, in diverse occasioni.

Una giuria composta da cinque uomini e una donna

Lunedì 27 maggio le questioni sono già state sollevate. A cominciare da costituzione della giuria. In un elenco quasi uguale di 26 giurati estratti a sorte È stata formata una giuria composta da sei membri. Attraverso il gioco delle sfide, si è trattato di definire una giuria, dominata da donne o uomini, per pronunciarsi su questo caso di femminicidio. Verdetto: una giuria composta da cinque uomini e una donna.

Un’altra questione, evidenziata nel corso dei dibattiti di questa prima giornata di udienza: l’ grado di intenzionalità nel susseguirsi degli eventi che avrebbero portato alla tragedia, avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 settembre 2020. Perché, a prima vista, e fin dalle prime ore successive ai fatti, l’imputato non si sottrae alle proprie responsabilità. Prova di ciò sono i suoi messaggi, inviati poche ore dopo la tragedia, in cui accusava se stesso di “aver ucciso Alex”, inviati tanto alla sorellastra quanto a un vicino di casa, ai vigili del fuoco o alla polizia.

“Il mio posto è in prigione”

Sul banco dei testimoni in tribunale, non ha detto altro. “Il mio posto è in prigione”, diceva sempre. Senza essere non ha mai chiesto il rilascio provvisorio, ricorda il suo avvocato, Maître Tessier. L’imputato lo sa: l’ha fatto commesso “l’irreparabile”e non può commettere l’affronto «di chiedere perdono per l’imperdonabile».

Se non si sottrarrà alle sue responsabilità, il dibattito cercherà di definire, nei prossimi giorni, le modalità esatto svolgimento dei fatti. Versione ufficiale per ora: serata alla quale hanno partecipato l’imputato e Alexandra. Si conoscono, uscire. Hanno una relazione amichevole e a volte il sesso. Sono “amici del sesso”, soprattutto, agli occhi di Alexandra. Quando l’imputato vorrebbe di più.

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Durante la serata si cercano, ma si lanciano anche frecciatine. Finiscono, dopo la partenza di un amico dell’imputato, nello stesso letto. Si verifica lo scontro Eppure, Alessandra scendere al piano terra per prendi un coltellominacciando l’imputato, che lei confonderebbesu uno sfondo alcolico, con un altro individuo, colpevole di violenza sessuale qualche tempo prima. Lui vuole deviare l’arma chi si schianta nell’addome di Alexandra.

“Sì, volevo che se ne andasse, perché tutto finisse. »

Questa è la versione dell’imputato. Chi finirà la vittima, secondo lui, su sua richiesta, con colpi di padella e una bottiglia alla testa…” Lo hai ucciso volontariamente? », chiede il presidente. “Sì, volevo che se ne andasse, perché tutto finisse. »

I dibattiti che seguiranno cercheranno di definire il carattere accidentale o meno di questa pugnalata. Concentrandosi anche su a ipotesi più intenzionale. Se dichiara di essere stato accoltellato accidentalmente, non nega i colpi alla testa.

Per prima cosa ha cercato di uscirne

L’imputato ne non fugge dalle sue responsabilitàdopo aver, per un po’, cercando di uscirne. Nel prime ore dopo il dramma, lui ripulire la scena del crimine. Inviare messaggi fuorvianti, in particolare ad Alexandra, chiedendole se fosse tornata a casa sana e salva. “Ho fatto tutto quello che non dovevo fare”, dice di questi messaggi destinati a coprire le sue tracce, della doccia fatta dopo il fatto, della pulizia sulla scena del crimine. Da lì a sospettare l’imputato di aver voluto far sparire il corpo ? «Ci ​​ho pensato, ma non è durata», parafrasa il presidente, ripetendo le parole dell’imputato durante l’udienza davanti al gip.

Problemi di alcol

Anche questo processo è quello di un imputato che conosce il suo problemi di alcol, un tema onnipresente nelle discussioni. ” Un ragazzo bello, prima serata », descrive il pubblico ministero. Perché dopo qualche drink, “potrebbe essere il roulette russa », per usare le parole di un parente dell’imputato, a proposito della sua rabbia sotto l’alcol.

L’alcol ? “Non capita tutti i giorni, solo la sera”, spiega. Ma quando è sera, l’alcol è in eccesso. Può quindi diventare verbalmente o anche fisicamente violento. “Allora do la colpa a tutto il mondo”, dice quello che è segnato da a mancanza di autostimasecondo la Corte, e che parla anche di ” rabbia dentro di me “. Segnato, inoltre, da episodi familiari legati anche all’eccesso di alcol, in un contesto di divorzio dei genitori e famiglie miste.

Un individuo incline aattaccarsi emotivamente in modo molto forte E molto velocemente. Anche se ciò significa cadere in una forma di violenza O molestie. Quello che hanno descritto tre ex compagni, chiamati alla sbarra nei prossimi dibattiti. Dibattito che riprenderà martedì 28 maggio, in particolare con il parere di esperti forensi.

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