Al centro della rosa: la vita è sempre un naufragio?

Al centro della rosa: la vita è sempre un naufragio?
Al centro della rosa: la vita è sempre un naufragio?
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Secondo Jérémie Niel, adattando l’opera di Pierre Perrault, la vita è davvero un naufragio annunciato. Un faro su un’isola, il guardiano, sua moglie e sua figlia, a cui è attaccato un giovane zoppo, questo è il nome che gli viene dato. Un universo fossilizzato nel tempo che l’arrivo di due naufraghi dopo una tempesta non potrà cambiare. Genealogia di una tristezza che segue il titolo tra parentesi Nel cuore della rosariassume bene questo tuffo in questa famiglia intrappolata da forze più grandi di loro che modellano il loro destino su questo isolotto perduto nell’immensità delle onde.

Jérémie Niel è un regista ai margini delle tendenze teatrali. C’è innanzitutto la passione per le parole, che spiega in parte la scelta di un autore come Pierre Poésie, la cui opera teatrale e romantica flirta felicemente con la poesia. Jérémie Niel ama particolarmente il lato oscuro della natura umana e il suo desiderio, creando atmosfere dove i silenzi e i paesaggi sonori sono importanti quanto le parole.

Pierre Perrault è meglio conosciuto per il suo cinema diretto. Dagli anni ’60 è riuscito a catturare sullo schermo la vita della gente comune. Ma l’uomo ha anche una lunga carriera come poeta e drammaturgo. La stanza, Nel cuore della rosascritto nel 1964, è un tuffo senza rete in un universo chiuso dove sopravviviamo più che viviamo, schiacciando i nostri desideri, soffermandoci sulle frustrazioni di una vita che non concede doni.

Il padre è disilluso, la madre sa che i suoi desideri rimarranno solo sogni. Quanto alla ragazza, sogna solo di sfuggire al soffocamento di questa vita fermata. Un capitano e suo figlio incagliati su questo isolotto scuotono la triste monotonia di questa famiglia. La presenza del giovane marinaio rappresenta poi per la ragazza l’occasione per evadere e vivere finalmente ciò che ha sempre sognato.

Ma ecco, la proposta di Jérémie Niel manca forse di rischio e la noia vissuta dai personaggi tende a conquistare il pubblico. Se il testo ha accenti poetici, resta estremamente datato, è l’inizio degli anni Sessanta e gli echi con il nostro tempo sono deboli. Certamente si tratta della fine di un’epoca, quella di un mondo artigianale che vive di mare e che si vede scomparire di fronte all’industrializzazione, e del rimpianto di un tempo passato in cui ci accontentavamo di ciò che avevamo. Certamente possiamo riscontrare anche un conflitto generazionale tra i genitori disillusi da tutto e la sete di vita della figlia. Possiamo anche pensare a una riflessione filosofica sul significato dell’esistenza in cui siamo divisi tra il poco potere che abbiamo sulla nostra vita, governata da un destino implacabile proprio delle piccole persone che non possono sfuggire alla loro condizione sociale.

Resta la recitazione degli attori che indoviniamo più di quanto li vediamo nell’oscurità, notevoli nella loro ricerca di comunicazione con l’altro che fallisce, dialoghi che scivolano verso i monologhi. Ciò che resta è questo profondo sentimento di tristezza e di immensa solitudine che invade lo spazio libero. Questa è forse la vera affermazione scelta da Jérémie Niel, una scelta che non fa alcuna concessione allo spirito dei tempi.

Nel cuore della rosa (Genealogia di una tristezza). Un testo di Pierre Perrault, diretto da Jérémie Niel, presentato all’Espace Libre, nell’ambito della FTA. Lunedì 27 maggio 2024 e mercoledì 29 maggio 2024

https://www.fta.ca

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