Omicidio al porto di La Seyne: l’imputato riconosce un “errore fatale”

Omicidio al porto di La Seyne: l’imputato riconosce un “errore fatale”
Omicidio al porto di La Seyne: l’imputato riconosce un “errore fatale”
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L’immagine è rimasta solo per pochi secondi sugli schermi del tribunale penale del Var: un corpo, senza vita, disteso su un pontile. La maglietta si sollevò a metà busto, rivelando un giovane di corporatura snella. Questa è una delle uniche due tracce, chiare ma fugaci (con una foto del profilo Facebook presentata in bianco e nero), che i giurati conserveranno in memoria di Nour Ben Maati, annegato dopo aver ricevuto un pugno e due colpi di piede da Mirath Sghaier, 19 settembre 2021 a La Seyne.

Vite di vagabondaggio e di espedienti

Privo di sensi dopo questo diluvio di violenza, questo cittadino tunisino di 25 anni in situazione irregolare è stato gettato in acqua dal suo aggressore. Per nessun motivo, se non “l’odio” del suo boia, processato all’inizio della settimana per omicidio a Draguignan.

Per saperne di più su Nour Ben Maati bisognerà accontentarsi di leggere la testimonianza di suo cugino che raramente ha fatto visita alla vittima. Vivendo in uno squat nella città di Berthe, Nour non lavorava e consumava alcol e droghe. Arrivato in Francia un anno prima, è venuto in Francia “per divertirsi”, dice suo cugino.

Mirath Sghaier fuggì dal suo paese ai tempi della rivoluzione del 2011. Dal suo arrivo nel Var, ha commesso una serie di crimini (furto, violenza, possesso di droga) ed è stato costretto a lasciare il territorio.

Queste esistenze di vagabondaggio e di espedienti si sono incrociate la notte del 19 settembre 2021 su un pontone sul molo Saturnin Fabre. Uno scambio di nomi, senza che Mirath Sghaier sappia spiegarne il motivo – “avevamo bevuto, ho sentito parole che non mi sono piaciute, mi ha insultato” – e scoppia la tragedia.

“Ho perso la pazienza”

“Lo ammetto. Non c’è niente da dire”, concorda Mirath Sghaier durante le sue prime parole a corte. Ma giuro che non ho mai desiderato la sua morte. Gli mancava di rispetto per me, e in quel momento non mi sentivo bene nella mia vita. Ho perso la pazienza.

Se Mirath non voleva uccidere Nour, cosa stava pensando quando tirò per il braccio destro il corpo senza vita della sua vittima prima di farlo cadere a testa in giù nelle acque scure del porto? “Pensavo che si sarebbe bagnato e sarebbe tornato a casa. Non sapevo che sarebbe annegato.”

Un testimone della scena, ripresa anche da sei telecamere cittadine, attesta di aver visto l’imputato “in preda al panico” gettarsi in acqua dopo essersi accorto che Nour non emergeva in superficie. Senza riuscire a riportare su il giovane.

Allora fu l’unico a farsi prendere dal panico. Attorno a lui, i suoi due amici bevitori ma anche quelli della vittima non hanno battuto ciglio. “Pensavo che lo avrebbe salvato”, spiega Nagih. “Non avevo niente a che fare con tutto questo.” – “Potevi essere perseguito per mancata assistenza a persona in pericolo” rimprovera la presidente Caterina Bonicci. “Se tutti mi avessero aiutato, forse non sarei qui”, insiste Mirath Sghaier. Se non avesse messo in acqua anche Nour Ben Maati, La Palice avrebbe potuto rispondere…

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