Finte sepolture, corruzione… Da Parigi al Marocco, l’incredibile corsa dell’assassino di Medhi

Finte sepolture, corruzione… Da Parigi al Marocco, l’incredibile corsa dell’assassino di Medhi
Finte sepolture, corruzione… Da Parigi al Marocco, l’incredibile corsa dell’assassino di Medhi
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Di

Antonio Blanchet

pubblicato su

21 maggio 2024 alle 17:49

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Si tratta di un calvario lungo 13 anni, scandito da improbabili colpi di scena per una famiglia in lutto in cerca di giustizia. Questo martedì, 21 maggio 2024, un franco-marocchino di 35 anni è stato condannato a 20 anni di carcere per un omicidio commesso nel cuore di Parigi nel 2011. Tornato nel suo paese natale, l’imputato si è finto morto e la sua famiglia è arrivata al punto di organizzargli un finto funerale.

Omicidio nel cuore di Parigi

Era il 27 marzo 2011 che nell’11° arrondissement della capitale, quartiere di Belleville, Medhi, un giovane di 23 anni, crolla. Sotto casa sua, ha ricevuto diverse coltellate da un individuo che fugge. Quest’ultimo aveva litigato il giorno prima con la vittima, che conosceva, durante un alterco. Assetato di vendetta, aspettò che il giovane fosse fuori casa per ucciderlo.

Falso certificato di morte e falsa sepoltura

Segue l’omicidio giro incredibile. L’assassino lascia la Francia e ritorna nel suo paese natale, il Marocco. Pochi mesi dopo, nel luglio 2011, la sua famiglia annuncia la notizia: l’autore del delitto, consumato dal rimorso, si è suicidato. Il suo funerale fu organizzato poco dopo dai suoi parenti in lutto. Un certificato di morte viene presentato alla polizia.

Tutto sembra andare verso un esito tragico, tranne che… tutto è falso! L’assassino e la sua famiglia hanno inscenato tutto per sfuggire al processo. “I parenti erano stati intercettati. Ridevano quando tornavano dal funerale”, spiega Io Joseph Cohen-Sabban, avvocato della famiglia della vittima. Ben presto venne scoperto il pot aux roses.

Un business che sta scivolando

Nonostante questa importante scoperta, il caso resta completamente bloccato. Il latitante, avendo nazionalità marocchina, non può essere estradato. Inoltre suo padre, avendo una certa influenza, l’avrebbe avuta corrompere un agente di polizia per avere informazioni sullo stato di avanzamento delle indagini. Per molti anni è stato impossibile mettere le mani sull’uomo che oggi soprannominiamo “il morto vivente”, con grande angoscia della famiglia della vittima.

Ma i cari di Medhi non si arrendono: “Abbiamo lottato fino alla fine, affinché potessimo ottenere giustizia”, spiega Inès, la sorella maggiore della vittima. In primo luogo, l’assassino viene condannato, in sua contumacia, a 25 anni di carcere dalla Corte d’Assise di Parigi.

“Lotterò fino alla fine”

È finalmente nel 2023 che la situazione diplomatica tra le autorità francesi e marocchine si risolverà. L’assassino viene arrestato dalla giustizia del Regno nel 2023. Non estradato, è stato processato a Rabat e condannato martedì mattina a 20 anni di reclusione penale. “Ha mantenuto una versione fuori terra in cui la vittima era un grosso trafficante di droga che voleva rapire una giovane donna. Questa difesa non ha retto, dato che le autorità marocchine hanno ormai avuto accesso al dossier”, racconta Me Cohen-Sabban.

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Se dopo 13 anni l’assassino viene finalmente condannato, il fascicolo non è ancora chiuso. Entrambe le parti hanno presentato ricorso contro la sentenza. “Crediamo che la sentenza sia insufficiente”, precisa Inès. Allo stesso modo, la finta sepoltura non ha fatto ridere affatto le autorità marocchine. “La famiglia è già stata condannata, tranne il padre”, specifica Me Cohen-Sabban. La famiglia di Medhi ha presentato denuncia falsificazione e uso della falsificazione : “Continuerò a lottare fino alla fine. Non mi arrenderò”, ha detto la sorella della vittima.

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