Al tribunale dei minorenni sentenze proporzionate all’orrore richiesto nei confronti dell’imputato

Al tribunale dei minorenni sentenze proporzionate all’orrore richiesto nei confronti dell’imputato
Al tribunale dei minorenni sentenze proporzionate all’orrore richiesto nei confronti dell’imputato
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Condanne pesanti sono state chieste ieri pomeriggio dalla procura generale nel processo per l’omicidio dei due imputati processato da lunedì davanti al tribunale dei minorenni di Basse-Terre.

Questa mattina entriamo nella quarta e ultima giornata del processo a Quentin Roseme e Alexandre Beauzor. I due sopravvissuti di una banda di quattro persone dal tragico destino. Uno era il cugino della principale vittima di questa vicenda e tra loro c’erano tutti parenti, alcuni dei quali mostravano palese complicità.

Alla chiamata ne mancano due. Quello ucciso da tre colpi di fucile calibro 22, al collo, sulla fronte e sul fianco sinistro: Wydgie Balguy. E quello che si è suicidato impiccandosi lo scorso gennaio nella sua cella del centro penitenziario Fonds Saraïl di Baie-Mault, dove era detenuto in custodia cautelare, in attesa del processo: Damien Gendrey.

A lui sono attribuiti due dei tre colpi che hanno colpito Wydgie Balguy. Non sarà quindi mai processato per gli omicidi per i quali è stato perseguito, come per i due che restano.

Nessuna scusa di minoranza

Sarà lungo e doloroso questo quarto giorno di udienza, come lo sono stati i primi tre.

Da lunedì, ciascuna parte ha cercato di avvicinarsi alla verità su questa delicata vicenda che coinvolge quattro giovani maggiorenni all’epoca dei fatti, quella notte del 18 febbraio 2020, al Trou à Man Louis ad Anse-Bertrand, di 17 anni, 19, 20 e 21 anni.

Un minore e tre giovani adulti sono caduti in delinquenza, traffico di droga e detenzione illegale di armi da fuoco.

Nel suo atto d’accusa, il rappresentante del pubblico ministero ha ritenuto che la scusa della minorità non potesse essere accettata per Quentin Roseme. Tanto più che quest’ultimo ha ammesso di essere l’autore dello sparo a bruciapelo che ha tolto la vita alla vittima.

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Alexandre Beauzor non ha sparato. Tuttavia, secondo il procuratore generale, non è innocente. Il giovane è stato coautore di questa strategia per la quale “C’è stata, senza dubbio, attesa e preparazione”. Per il Pubblico Ministero non si va armati di due fucili carichi nel cuore della notte in un angolo sperduto di Anse Bertrand, con la massima discrezione se non per distruggere ogni traccia di un piano machiavellico.

La sentenza è attesa questa sera

La sentenza dovrebbe essere resa nota giovedì sera, dopo le memorie degli avvocati della difesa. Si concluderà questo tragico capitolo della storia di quattro giovani attratti ma anche travolti dal denaro facile. Pensavano di conoscere la vita. In realtà l’hanno rovinato. Il termine rifiuto è stato menzionato anche durante i dibattiti riguardanti il ​​viaggio di questi ragazzi che volevano, forse troppo in fretta, diventare uomini e che hanno preso la strada sbagliata.

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Oggi due sono clandestini e questa sera gli ultimi due, per i quali sono stati chiesti 25 e 20 anni di reclusione penale, se verranno giudicati colpevoli, rischiano di ritrovarsi per lunghissimi anni in carceri che «non hanno fatto nulla per evitarlo».

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