Cannes 2024: “L’atto secondo”, Quentin Dupieux mescola realtà e finzione

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Presentato martedì 14 maggio all’apertura del 77° Festival di Cannes, il 13° film di Quentin Dupieux esce contemporaneamente sugli schermi francofoni. In programma: satiro della società, umorismo assurdo e casting shock.

(Un testo di Marine Guillain dal Festival di Cannes 2024)

Un mese dopo l’uscita di “Daaaaaali!” e circa sei mesi dopo quello di “Yannick”, il prolifico Quentin Dupieux è già tornato a far ridere il pubblico con “Il secondo atto”, il suo tredicesimo lungometraggio. Girato nel Périgord lo scorso dicembre, unisce Léa Seydoux, Luigi Garrel, Vincenzo Lindon E Raffaello Quenard. Qualche settimana prima della proiezione, il regista aveva annunciato che non avrebbe rilasciato alcuna intervista per promuovere il film e che era giunto il momento di farlo. “chiudi la mia persiana” : “Voglio stare zitto. Non per stanchezza o pretesa, ma semplicemente perché questo film, molto loquace, dice con parole ben scelte tutto quello che voglio dire.ha spiegato, sottolineando che il tempo che ha trascorso a parlare con i media negli ultimi anni è stato probabilmente più lungo della durata dei suoi 12 film messi insieme.

Tuttavia, presente alla conferenza stampa di mercoledì 15 maggio, l’uomo conosciuto anche come Mr. Oizo nella musica elettronica, ha chiarito che non c’era nessun messaggio forte da trarre dai suoi film: “L’umorismo è il mio piccolo strumento per far respirare la gente, in un’epoca che fa martellare tutti”sbottò. “Preferisco divertirmi, altrimenti mi sparo. Questo film che ti offro è un bagno rilassante, con un po’ di acido dentro”.

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Louis Garrel e Vincent Lindon in “Il secondo atto”
© Agora Films Sàrl

In “Il secondo atto”, David (Luigi Garrel) chiede il suo amico Willy (Raffaello Quenard) per sedurre Firenze (Léa Seydoux), una donna che lo insegue ma per la quale non prova alcuna attrazione. Durante questa lunga sequenza d’apertura, Willy fa commenti inappropriati sull’omosessualità, sulla transitorietà, sulla disabilità… David lo interrompe subito, è vero, non può esprimersi così, davanti a tutti, davanti alle telecamere. È in questo momento che il pubblico comprende la mise en abyme, con cui Quentin Dupieux si divertirà durante l’1h20 che dura il suo lungometraggio.

Bisogno di gloria e riconoscimento, senso della vita, crollo del mondo, stranezza del mestiere di attore, guerra dell’ego, nevrosi, ipocrisia, violenza sessuale, confine tra finzione e realtà, intelligenza artificiale… attraverso storie e temi (anche) numerose, Quentin Dupieux prende in giro gentilmente l’industria cinematografica, rinchiusa nella sua torre d’avorio, e la società in generale. Con una dose di autoironia e la sua consueta fantasia, gioca con i cliché e dà alcuni calci piuttosto divertenti al giusto pensiero.

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Raphaël Quenard, Manuel Guillot e Vincent Lindon in “Il secondo atto”
© Agora Films Sàrl

Anche se il ritmo cala un po’ durante la seconda metà, il regista riesce come al solito a sorprenderci, senza mai lasciarci indovinare dove ci porterà. Notiamo infine anche la notevole capacità degli attori e delle attrici di passare da un ruolo all’altro, in piani sequenza di lunghezza impressionante.

3,5/5 ★

Da scoprire dal 15 maggio al cinema.

Maggiori informazioni su “Il Secondo Atto”

Trailer di “Il Secondo Atto”

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