Tra “grande sostituzione” e “grande crollo”, la bolla del papa

Tra “grande sostituzione” e “grande crollo”, la bolla del papa
Tra “grande sostituzione” e “grande crollo”, la bolla del papa
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La “bolla papale”, lettera pubblicata in questi giorni in occasione del Giubileo del 2025, si presenta come un oggetto piacevolmente antiquato. Cos’è una “bolla” nell’era di Internet? E cosa significa Anno Santo nel XXI secolo? Senza dimenticare le indulgenze, che, a memoria luterana, suscitano ancora non pochi alveari tra i nostri amici protestanti. C’è infine il tema di questo giubileo, deciso da Papa Francesco sulla base della frase dell’apostolo Paolo: “La speranza non delude. » Abbastanza per far ridere molti. Si diranno che i cattolici sono decisamente il mondo degli “orsi della cura”, della vita in rosa, dell’ottimismo beato e ingenuo. Perché chi oggi osa usare la parola speranza?

Esattamente. A suo modo, questa bolla vuole essere una risposta a un male contemporaneo: la paura che ci abita, in una società terrorizzata da prospettive future catastrofiche, con continui siti di informazione che ci tengono schiavi delle nostre ansie e ci paralizzano. Il male del secolo è questa gnosi apocalittica che ci invade, fra “grande sostituzione demografica” per alcuni, “grande collasso ecologico” per gli altri, come per impedirci di pensare e rinchiuderci in una terribile impotenza. Quindi la “bolla” merita di essere guardata con più attenzione. Offre, nel suo modo cristiano (la religione non ha il monopolio della speranza), una via d’uscita, per affrontare la realtà, e non rimanere nell’angoscia di un futuro terrificante. Per uscire dalla nostra bolla, nessun gioco di parole! Ma non è né un kit di sopravvivenza né una ricetta per lo sviluppo personale. In un opportuno ricordo del profeta Isaia – “Il Signore mi ha mandato per annunziare il lieto messaggio agli umili, per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione dei prigionieri, per proclamare la liberazione dei prigionieri, per proclamare un anno di benedizione del Signore”. (Is 61, 1-2) – il papa colloca questo giubileo nella sua origine biblica, come espressione della fede collettiva di un popolo.

La speranza cristiana è così parte di una Storia, fondata sui “segni dei tempi”. Perché non ci rallegriamo da soli! Papa Francesco parla di a “alleanza sociale” in cui siamo impegnati, in risonanza con il“amicizia sociale” dalla sua enciclica Fratelli tutti. Non è nemmeno un’ideologia politica: la speranza qui trae la sua fonte da qualcosa che va oltre l’uomo. Luoghi in cui cercarlo “alleanza sociale” non mancano, la bolla ne offre alcune: condivisione dei beni comuni (acqua, cibo), preoccupazione per i detenuti, estinzione del debito dei Paesi poveri, solidarietà con gli anziani e con i soli, apertura alla vita e alle nascite, accoglienza dei migranti, attenzione ai poveri… Tanti modi per riconquistare il nostro potere come umanità. “La più alta forma di speranza è superare la disperazione”, scrive Bernanos. È nostra capacità rispondere con i nostri fatti e con le nostre parole a questa incertezza del domani, saper fare spazio al possibile. La speranza è nel nostro perdono, nei nostri progetti, nei nostri incontri, dove si annidano questi famosi segni dei tempi.

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