Da vedere con urgenza, Laurence Bibot dal vivo questo giovedì a Uccle: “Je Playback”, il suo suono e la sua visione storico-disgustosi

Da vedere con urgenza, Laurence Bibot dal vivo questo giovedì a Uccle: “Je Playback”, il suo suono e la sua visione storico-disgustosi
Da vedere con urgenza, Laurence Bibot dal vivo questo giovedì a Uccle: “Je Playback”, il suo suono e la sua visione storico-disgustosi
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Laurence Bibot presenta sul palco del Centro Culturale Uccle (CCU) la sua riproduzione storica che è un successo. Una serie di clip tutte sue, in cui incarna (viso, gesti) personaggi scelti dagli archivi televisivi di Sonuma. Pezzi scelti, letteralmente parlando, di cui ci arriva solo il suono mentre l’immenso Bibot diventa il personaggio centrale, parla in un’ambientazione di sua creazione, composta con accessori scelti dalle sue bianche mani. Brani accuratamente selezionati in base a vari criteri, torneremo su di essi in un prossimo articolo. La personalità – donna anonima, celebrità storica, culturale, ecc. – ha la precedenza, domina. Una volta scelto il passaggio, inizia a cercare gli accessori. Laurence, la regina della parodia, trasmette da tempo le sue performance su Instagram. Con un successo che cresce a vista d’occhio. E appassionati di buona taglia.

I fan si facevano sempre più pressanti (era seguita da vicino, tra gli altri, da una serie di personaggi di rilievo), così si lanciò sul palco, dando un’altra dimensione alle sue performance filmate. L’happening audiovisivo si arricchisce qui di commenti liberi, aneddoti su come ha preparato la sequenza, le difficoltà incontrate (ah, questa parrucca dovrebbe riprodurre il più fedelmente possibile l’acconciatura di Fabi(ola), ha confidato del resto), le reazioni ricevute ecc. . Le prime groupie, noi compresi, si leccano le labbra. Anche gli altri. Poiché il tocco Bibot è senza tempo, trascende le generazioni, il suo carattere iper-immaginario lo rende anche internazionale, persino, osiamo dirlo, universale.

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Prendiamo ad esempio questa sequenza in cui Bibot interpreta la regina Fabiola, col cappello in piega/leggermente cotonato, abbassando modestamente la testa, annuendo con aria tesa, chiudendo le palpebre sotto un’ispirazione che immaginiamo divina. Commento di fondo su una cerimonia ufficiale. Il culmine della performance è questo delizioso momento in cui la voce fuori campo dagli archivi (Sonuma) evoca uno sguardo di complicità tra Fabiola e il re (Albert).

Bibot, che interpreta la “regina bianca”, naturalmente non mostra nulla di tutto ciò, anzi irrompe in un’espressione leggermente scontrosa o infastidita, contraddicendo bonariamente questa enfatica voce fuori campo. Ispirata dai relativi momenti di umore cupo della vedova di Baldovino, che rimane per l’eternità una sacra fonte di ispirazione, rende prosaici i commenti più annacquati.

Laurence Bibot rilancia il suo spettacolo “Je Playback” ©7 Avril Productions

Un’altra incarnazione recente, nella ricca produzione di Laurence, quella di un insegnante in una scuola d’arte o di fashion design, che spiega articolando a grandi linee cosa si dovrebbe fare o non fare in termini di acconciatura a seconda della forma del viso. Laurence Bibot disegna una parte inferiore del viso a forma di pera e delinea a grandi tratti un’acconciatura stile ananas, spiegando, in sostanza, perché è un “no no” in termini estetici. È questo senso del dettaglio che uccide, questa propensione a soppesare le sue parole e ad esagerarle, così come questo talento nel fondersi con gli accenti che rendono Bibot un maestro indiscusso del genere.

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La forza di queste “imitazioni” o incarnazioni sta proprio nell’assenza di tono. La voce che non è la sua si scioglie dietro l’immagine e sono i movimenti e le espressioni del suo viso flessibile, gommoso, a volte anche deliberatamente contorto, ad agganciare questo pubblico che cresce in un crescendo.

Laurence Bibot è, non lo diremo mai abbastanza, una paladina dell’imitazione, coglie in un lampo i punti che si prestano a una risata schietta, spesso anticonformista, a volte tagliente, sempre anticonformista – ecco, stiamo cercando un termine migliore, ma l’idea c’è: il quarto o quinto grado offerto offre una bellissima prospettiva sul contesto, sulla trama della vita dei suoi personaggi. E, più in generale, sulla società.

Con limiti istintivi: raramente lo scherno è crudele. E poi il filtraggio avviene naturalmente nel tempo. Per definizione, gli archivi Sonuma sono proprio questo: archivi. Rappresentano quindi sequenze già vissute.

Soda, Laurence Bibot, in “The beautiful people” di Sébastien Ministru, nel 2019 al TTO

Con uno sguardo preciso, concentrandosi sull’uno o sull’altro dettaglio raro, Laurence evidenzia alcuni archetipi femminili: ninfetta, casalinga, parrucchiera, profilo artistico, esaltata, insegnante, madre coraggiosa… Incarna anche alcuni nomi noti – Sorella Sorriso a Juliette Gréco, passando da Barbara. Dall’eterna ragazzina con la parrucca ossigenata alla madre autoritaria del boss, comprese testimonianze a cuore aperto e altri interventi catturati dai microfoni del marciapiede,

L’attrice e autrice mette in luce il difetto, l’incredibile comicità di certe sequenze, talvolta ridimensionando gli errori commessi nella produzione di questi spezzoni di film. En d’autres termes, elle se rit de l’objet, du sujet, du moyen utilisé – cameramen, micro de journaliste – de l’émission plus large dans lequel la séquence s’inscrit, du contexte sociétal aussi, on l’a dice.

Denuncia, almeno sottolinea, in un gesto, in uno sguardo, attraverso una ciocca di capelli, un gioiello scelto, un fatto sociale, un luogo comune sentito, un taglio fallito, uno sguardo bovino, che emana da chi ha espresso o del suo interlocutore.

Laurence Bibot mette così in luce il posto delle donne davanti alle telecamere, ai media e questa missione intrisa di cliché che le è stata affidata per secoli e oltre.

Il suo aspetto acuto e la sua classe naturale gli danno una grossolana sicurezza. Che può, a seconda dei personaggi, oscillare tra presunta arroganza e inquietante umiltà. Tra i due, la tavolozza di Miss Bibot è ampia e si affina nel tempo, acquistando sostanza. Il colore è ricco, il tutto si scioglie al palato.

Si tratta, ricorda il CCU (Centro Culturale di Uccle), di uno spettacolo in riproduzione, “una forma in carne e ossa da condividere con il pubblico, in completa riservatezza”.

Insomma, un solo consiglio: prenotate, se non l’avete già fatto, il biglietto per lo spettacolo all’Uccle Cultural Center. Altre date a settembre. Lo monitoreremo da vicino.

Riascolto. Laurence Bibot – Io riproduco

16/05/2024 ore 20:30 presso il Centro Culturale Uccle – durata 1h30

Rue Rouge, 47 – 1180 Bruxelles |- 22 euro – prenotazioni 02/374.64.84 www.CCU.be Autore: Laurence Bibot Regia: Laurence Bibot Formattazione: Aurelio Mergola

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