migliaia di ulivi coltivati ​​sulle Alpi, conseguenza del riscaldamento globale

migliaia di ulivi coltivati ​​sulle Alpi, conseguenza del riscaldamento globale
migliaia di ulivi coltivati ​​sulle Alpi, conseguenza del riscaldamento globale
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Gli ulivi, come i larici o le conifere, scolpiranno i paesaggi alpini nei decenni a venire? Una domanda che si pone sulle Alpi. In Piemonte in Italia, e anche in quota sui pendii della Valle d’Aosta, vengono piantati sempre più ulivi. Spieghiamo perché.

In questa bella giornata di maggio, fresca ma soleggiata, sono arrivati ​​tutti sulle alture di Quart, in Valle d’Aosta. Il sindaco, il vicepresidente della Regione, ma anche un generale e perfino un prete. La prova che l’evento è importante.

Non capita tutti i giorni di piantare un ulivo a 600 metri di altitudine.

Tra tutte le personalità invitate alla piantumazione dei 25 ulivi della Fondazione Ollignan, ce n’era una il cui sorriso tradiva gioia, venata di emozione. È Dario Martinelli.

Nell’ormai lontano 1985 fu lui che, per primo nella valle, si avventurò a piantare il primo olivo. Ora sono 4.000 e producono quattro tonnellate di olio d’oliva, prodotto in Valle d’Aosta!

E quasi 40 anni dopo, a Dario Martinelli si sono uniti più di cento olivicoltori, oggi riuniti in una giovanissima associazione di produttori, nata quattro anni fa.

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L’olio d’oliva alpino esiste. In Valle d’Aosta circa 150 olivicoltori gestiscono oggi 4.000 ulivi.

©TGR Rai Aosta

Questi 25 ulivi che abbiamo piantato qui in via sperimentale sono di sei origini diverse: quattro varietà arrivate dalla Toscana, e due dal Friuli e dal Veneto.“, spiega Stefano Parenti, ingegnere agrario della Fondazione Ollignan, associazione ospitata dall’istituto agrario regionale, che si occupa dell’integrazione dei giovani con disabilità.

Non è quindi nelle regioni rinomate per la produzione di olivi come la Puglia, la Calabria o la Sicilia (circa l’80% della produzione italiana), che i nostri vicini valdostani sono andati a cercare i loro ulivi. Ma piuttosto nelle regioni del nord della penisola, con un clima più vicino alle temperature alpine.

“Il riscaldamento globale ha avuto come prima conseguenza di consegnare all’oblio il vero freddo alpino. Ci sembra quindi giunto il momento di coltivare l’olivo sulle Alpi: la buona esposizione al sole e il clima ben ventilato di questa valle dovrebbero aiutare farli prosperare”, dice Stefano Parenti.

Potresti pensare che sia un’idea folle piantare ulivi sulle Alpi, aggiunge Dario Martinelli al quotidiano “La Vallée Notizie”. Ma grazie ai cambiamenti climatici il nostro clima non solo è diventato adatto alla coltivazione degli ulivi, ma è addirittura migliore che nelle regioni meridionali. Lì il riscaldamento è tale da danneggiare le olive nella fase di maturazione così come al momento della raccolta. Con noi, nessuna preoccupazione del genere!

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Dopo aver potuto sfruttare l’oro bianco dello sci, le Alpi sfrutteranno l’oro verde degli ulivi grazie al riscaldamento globale?

©TGR Rai Aosta

Oggi possiamo vantarci di aver ottenuto un olio d’oliva di alta qualità.” aggiunge con orgoglio. Secondo alcuni esperti da me incontrati sarebbe addirittura adatto ad essere utilizzato nella fabbricazione di prodotti ad uso medico.…”

Ma ciò che certamente rende più felice il pioniere dell’olio valdostano è vedere che la coltivazione dell’olivo ha permesso anche di recuperare terreni non più coltivati, spesso a causa della difficoltà di accesso, soprattutto per i trattori.

Una soddisfazione ampiamente condivisa dai vicini piemontesi. Una regione alpina, che costituisce quasi il 40% del suo territorio, ma ricca anche di colline e pianure. Una varietà di paesaggi talmente ideale per gli ulivi che in soli vent’anni si sono moltiplicati fino a raggiungere oggi quasi 300.000 alberi.

Un ritorno alle fonti della storia agricola italiana, in un certo senso. Piantati in Piemonte fin dall’epoca romana, gli ulivi furono piuttosto floridi fino alle grandi gelate del 1789, che portarono alla chiusura di molti frantoi della regione. Oggi ce ne sono di nuovo quattro!

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