Vivere queer sotto pressione in Kirghizistan

Vivere queer sotto pressione in Kirghizistan
Vivere queer sotto pressione in Kirghizistan
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La situazione delle persone queer in Kirghizistan è peggiorata negli ultimi anni. Le leggi repressive e le rappresentazioni negative dei media mettono la comunità sotto una pressione crescente. Tuttavia, gli spazi preservati offrono opportunità affinché la vita queer possa prosperare.

Nel cuore delle affollate strade di Bishkek, le vite delle persone queer in Kirghizistan oggi si trovano in un abbraccio sempre più opprimente. Gli ultimi anni hanno visto l’emergere di leggi repressive e rappresentazioni negative da parte dei media, creando un’atmosfera di crescente pressione all’interno della comunità LGBTQ+.

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Tuttavia, all’interno di questa realtà complessa, gli spazi preservati si rivelano e offrono opportunità cruciali per il fiorire della vita queer. In mezzo alle sfide poste da un ambiente spesso ostile, questi rifugi diventano testimoni silenziosi della resilienza e della determinazione della comunità queer di Bishkek.

Rifugi per persone e donne queer in una società a loro ostile

La grande pista da ballo e i drink economici del “G.” attirano molti giovani, con un massimo di 600 ospiti nei fine settimana. Jenya, la proprietaria, spiega che le persone vengono alla ricerca di un posto dove poter stare al sicuro, perché non ovunque è possibile mostrare affetto o flirtare apertamente. Nonostante le misure di sicurezza, il bar è stato attaccato, ma non è stato seriamente minacciato.

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Oltre al “G.” esistono altri spazi sicuri, come i centri comunitari delle organizzazioni LGBTQ+ Kyrgyz Indigo e Labrys, che offrono vari eventi, dai laboratori artigianali alle serate informative sulla salute. Gli spazi sicuri non si limitano ai luoghi fisici; Internet offre anche dei rifugi, come ad esempio il media online QueerQyz. Gli attivisti Artur e Akbermet producono video divertenti e informativi in ​​cui le persone queer parlano delle loro vite e mostrano la diversità della comunità queer in Kirghizistan.

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Poiché la società kirghisa è spesso omofobica, molte persone queer nascondono la propria identità per evitare violenza e discriminazione. Il coming out non consensuale può portare a gravi conseguenze, dal rifiuto della famiglia alla violenza fisica.

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Molte persone LGBTQ+ non presentano denunce dopo essere state attaccate perché non si aspettano alcun aiuto dalle autorità. Esclusioni, violenze e tentativi di guarigione tramite psichiatri o autorità religiose sono comuni, soprattutto nelle famiglie conservatrici.

Emarginazione delle persone transgender in Kirghizistan

Le persone transgender sono tra le più emarginate nella comunità LGBTQ+ kirghisa. Il rischio di violenza è elevato e l’accesso agli ormoni di qualità è limitato. Da una modifica della legge nel 2020, non è più possibile modificare l’indicatore di genere nei documenti ufficiali. Le situazioni in cui è necessario presentare un documento d’identità sono complicate perché l’aspetto di una persona trans potrebbe non corrispondere al genere elencato. Molti evitano i medici, denunciano reati penali o addirittura aprono un conto bancario.

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Il presidente Sadyr Japarov, al potere dal 2020, ha intensificato il discorso sui “valori tradizionali” e ha fatto delle persone queer un capro espiatorio, degradando ulteriormente la situazione. I principali media kirghisi hanno spesso presentato l’omosessualità come una “importazione” occidentale che destabilizza il paese. La propaganda anti-queer è stata usata come pretesto per leggi restrittive, simili a quelle russe. Dall’agosto 2023 è illegale distribuire ai minori contenuti che non sono conformi ai valori familiari tradizionali e sostengono rapporti sessuali “non tradizionali”.

Sfide legali e resilienza queer: la comunità kirghisa affronta l’incertezza

Le organizzazioni LGBTQ+ si trovano ad affrontare una crescente incertezza a causa di queste leggi. Alcuni stanno riducendo la loro presenza sui social media e non ospitano più eventi, mentre altri continuano con gli avvisi “18+”. La legge sugli “agenti stranieri” minaccia anche le ONG che ricevono finanziamenti esterni. Queste restrizioni legislative alimentano il sentimento anti-queer e incoraggiano gli attacchi.

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Nonostante queste sfide, la comunità queer kirghisa continua a lottare. Artisti e attivisti LGBTQ+ si sono riappropriati di simboli e narrazioni rivendicati da cittadini conservatori ostili alle persone queer. La resilienza della comunità è stata dimostrata più e più volte. Attività come una grande festa queer di Halloween a Bishkek con uno spettacolo di drag queen e voguing dimostrano che la vita queer persiste nonostante le difficoltà. Sebbene il futuro sia incerto, la comunità sembra decisa a sfruttare la libertà ancora disponibile e a lottare per evitare un ulteriore deterioramento della situazione.

Norma Schneider
Redattore per Novastan

Tradotto dall’inglese da Macha Toustou

A cura di Lisa Martin

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