cosa cambierà realmente la direttiva

cosa cambierà realmente la direttiva
cosa cambierà realmente la direttiva
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La nuova legge europea colma le lacune del diritto francese? Il 24 aprile, dopo anni di difficili trattative, la direttiva europea sul dovere di vigilanza è stata finalmente adottata dal Parlamento Europeo. Con questo testo l’Unione Europea si pone come pioniere nel campo del diritto della responsabilità sociale delle imprese.

La direttiva CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Direttiva) estende quindi in modo significativo gli obblighi della legge francese sul dovere di vigilanza e stabilisce un nuovo quadro, più preciso e più restrittivo in materia di responsabilità sociale delle imprese. Stabilisce per tutte le grandi imprese europee o che operano in Europa un obbligo di vigilanza in termini di rispetto dei diritti umani e ambientali lungo tutta la loro catena del valore.

Un ambito più ampio per il dovere di vigilanza in Europa

Il primo sviluppo riguarda l’ambito di applicazione dell’obbligo di vigilanza, che è stato molto ampliato. Qualsiasi azienda europea che impiega più di 1.000 dipendenti (rispetto ai 5.000 secondo la legge francese) e realizza un fatturato netto globale superiore a 450 milioni di euro sarà quindi soggetta all’obbligo di vigilanza. Ma la CSDDD va oltre stabilendo un principio di extraterritorialità: ad esso saranno soggette anche le imprese extraeuropee che operano in Europa e generano almeno 450 milioni di euro di fatturato. In totale, poco più di 5.000 aziende saranno interessate dai nuovi obblighi legati al dovere di vigilanza, mentre l’attuale legge francese riguarda meno di 200 aziende, tra cui La Poste, TotalEnergies, EDF o Suez sono o sono state sotto processo in nome del dovere di vigilanza.

“Questo è un vero progresso” commenta François de Cambiaire, avvocato specializzato, in particolare rappresentante dei ricorrenti in una causa che contrappone TotalEnergies ai suoi stakeholder per quanto riguarda il rispetto dell’obbligo di vigilanza climatica. Inoltre, il principio di extraterritorialità permette di evitare un’eventuale distorsione della concorrenza con le imprese straniere, a differenza della legge francese che si applica solo alle grandi imprese francesi.

Responsabilità sociale d’impresa rafforzata e chiarita

La direttiva sull’obbligo di vigilanza europeo dovrebbe inoltre contribuire a chiarire alcune lacune giuridiche che persistono nel diritto francese. “Gli obblighi che le aziende dovranno seguire sono molto più precisi, in particolare in termini di priorità dei rischi, di priorità delle azioni o in termini di giustificazione…” commenta François de Cambiaire. “L’ambito delle attività coperte è più ampio ed è definito con maggiore precisione: sono interessate tutte le attività a monte della catena del valore aziendale, così come parte di quella a valle” aggiunge Charlotte Michon, avvocato specializzata nel dovere di vigilanza delle imprese. La direttiva europea è quindi più prescrittiva, che consentirà al giudice di avere un quadro interpretativo chiaro se dovrà giudicare le cause nel merito, cosa che al momento è avvenuta solo una volta in Francia, con la condanna di La Poste nel 2023.

Vengono chiarite anche le procedure: l’articolo 9 della direttiva specifica che le aziende devono garantire che i propri stakeholder (ONG, sindacati, lavoratori, società civile interessata, ecc.) possano presentare loro segnalazioni in termini di diritti sociali e ambientali. Ciò risolve uno dei dibattiti giuridici nel diritto francese, che non definiva chiaramente il “stakeholder con un interesse” agire in materia di dovere di vigilanza.

In termini di clima, la CSDDD costituisce anche un notevole sviluppo con l’articolo 15 che impone alle imprese di adottare un piano di transizione climatica compatibile con una traiettoria di 1,5°C, che non figurava nella legge francese. Ciò dovrebbe richiedere loro di stabilire una strategia climatica molto più solida, regolarmente rivista, basata su una rendicontazione sincera delle loro emissioni di carbonio, includendo quindi tutti gli ambiti (compreso l’ambito 3). Un obbligo che potrebbe pesare nella vicenda TotalClimat, in cui le ONG stanno attaccando il piano climatico della compagnia petrolifera, ritenuto insufficiente e non allineato all’obiettivo degli 1,5 gradi.

Autorità e sanzioni relative al dovere europeo di vigilanza

Un altro grande passo avanti è rappresentato anche dalla creazione da parte degli Stati membri di un’autorità di controllo amministrativo. “Questa è la differenza principale con la normativa attuale. Questa autorità avrà un reale potere di indagine, controllo e ingiunzione”. spiega Charlotte Michon. L’autorità, che dovrebbe essere a disposizione delle parti interessate, potrebbe accelerare le procedure ed eventuali sanzioni contro le aziende che non rispettano i propri obblighi di vigilanza. Sanzioni previste anche dalla direttiva, con sanzioni che potrebbero ammontare al 5% del fatturato dell’azienda.“Si tratta di importi dissuasivi e questo mancava nella legislazione francese”, nota François de Cambiaire.

Di fronte a questi nuovi obblighi, le aziende devono ora prepararsi. “Molte aziende non sono pronte per questi sviluppi, soprattutto in termini di vigilanza climatica” continua l’avvocato. Per fare questo le imprese europee hanno ancora qualche anno, poiché bisognerà attendere il recepimento negli ordinamenti interni degli Stati membri affinché l’obbligo di vigilanza entri realmente in vigore.

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