Nonostante il calo dell’inflazione alimentare, i consumatori continuano a registrare aumenti dei prezzi preoccupanti

Nonostante il calo dell’inflazione alimentare, i consumatori continuano a registrare aumenti dei prezzi preoccupanti
Nonostante il calo dell’inflazione alimentare, i consumatori continuano a registrare aumenti dei prezzi preoccupanti
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A cura della redazione con Belga

Ci sono 3 minuti

Per il 13° mese consecutivo, l’inflazione alimentare è scesa ad aprile, al 2,48%, rispetto al 2,73% del mese precedente, secondo l’analisi Testachats pubblicata venerdì.

L’organizzazione per la difesa dei consumatori avverte però: i prodotti restano in media più costosi del 23% rispetto al 2022.

Da tre anni Testachats monitora i prezzi di circa 3.500 prodotti in sette catene di supermercati (Albert Heijn, Carrefour, Colruyt, Cora, Delhaize, Aldi e Lidl). Ad aprile l’inflazione si è attestata al 2,48%, continuando la sua tendenza al ribasso. Verdura (escluse le patate) e frutta sono i prodotti che sono diminuiti maggiormente rispetto allo scorso anno, rispettivamente del -1,5% e del -0,5%.

Nel dettaglio, la lattuga iceberg costa in media il 26% in meno rispetto ad aprile 2023, il prezzo dei cetrioli è sceso del 20% mentre pomodori e limoni sono diminuiti in media del 13%. D’altro canto, per le patate si pagava in media il 16% in più e per il cibo per animali il 9% in più. Anche il mango (+21%), le carote (+19%) e l’olio d’oliva (+19%) sono risultati più costosi.

Se la tendenza è al ribasso, Testachats sottolinea che il contenuto del carrello della spesa resta molto più caro rispetto a due anni fa, cioè prima dell’impennata inflazionistica causata dalla guerra in Ucraina e dall’impennata dei prezzi dell’energia. In media, il costo dei prodotti alimentari è aumentato del 23% rispetto al 2022.

Gli ortaggi (escluse le patate) e i latticini hanno sofferto maggiormente dell’aumento dei prezzi, con incrementi rispettivamente del +31% e +26%. L’organizzazione denuncia inoltre che il calo dei prezzi delle materie prime e dell’energia sui mercati internazionali non si riflette sulla spesa delle famiglie.

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