è tutto veramente buono nel maiale? – Liberazione

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Cibo

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Il brand fondato da due amici del Sud-Ovest surfa sull’immaginario locale, festoso, virile e carnoso. Il suo universo di successo esponenziale, supportato da un marketing intelligente, è popolare a destra e all’estrema destra, ma piace anche oltre.

Dieci uomini attorno a un pagliaio a tavola brindano con i loro bicchieri di vino sopra un tagliere e grossi pezzi di carne. Vestiti con berretti e piumini senza maniche, cantano alzando i gomiti: “È uno di noi, ha mangiato carne di maiale come gli altri”. La sequenza, tratta da un resoconto dello spettacolo Dalle sette alle otto da TF1, sui due fondatori del marchio Gueuleton è stato pubblicato su X (ex Twitter) a giugno. Macchina del buzz e subito scattate le polemiche. “Non certo la rappresentazione della ruralità. Della borghesia e dell’islamofobia, sì”, reagisce l’attivista Claire Jacquin, responsabile della comunicazione dell’Istituto La Boétie, l’organismo di formazione del leader ribelle Jean-Luc Mélenchon. Risposta di Eugénie Bastié, editorialista reazionario di Figaro : “Strano vedere i commenti riguardanti questo progetto bonario e bonario. Una sinistra che politicizza la salsiccia, slegata da ogni buon senso”. Questo è il dibattito. A favore o contro lo spirito di Gueuleton? Quanto basta per comporre il menù di partite da urlo per il prossimo pasto in famiglia, un’altra passione certamente Fatto in Francia. E la chiave per un business succoso come un midollo.

Perché “i mercati sono conversazioni”, secondo la tesi principale di Manifesto di Clutrain, saggio scritto negli anni 2000 pa

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