La vittoria dell’estrema destra non è inevitabile

La vittoria dell’estrema destra non è inevitabile
La vittoria dell’estrema destra non è inevitabile
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Molte persone, in molti paesi, e in particolare in Francia, credono che l’estrema destra vincerà le prossime elezioni europee, territoriali, presidenziali e legislative. Molte persone, anche se non vogliono questa vittoria, si comportano come se fosse inevitabile, come se fosse una conclusione scontata, e si preparano ad essa. Lo vediamo anche nelle imprese, nei partiti politici, nel mondo associativo: l’arrivo al potere dell’estrema destra è ormai visto come irresistibile.

In effetti (e questo è un esempio iconico di profezia che si autoavvera), più persone ci pensano, più diventa possibile. Se nei sondaggi molte persone indicano che voteranno per questi partiti, quelli che ancora non votano per loro arrivano a pensare che probabilmente questi candidati non sono così estremisti poiché attirano così tanti voti, il che li attrae ancora di più. Quanto più l’estrema destra si impone virtualmente, tanto più diventa visibile e si impone nella realtà.

Eppure niente di tutto questo è certo.

Perché gli argomenti che ne annunciavano la probabile vittoria non reggono. Tra questi, i due principali:

Primo argomento: “Sono troppo avanti, è finita”. Questo argomento è inutile. In Francia in particolare, dove nessun candidato in testa alle urne tre anni prima delle elezioni presidenziali è mai stato eletto. Mai.

Secondo argomento: “Abbiamo provato di tutto, tocca a loro”. Proprio no: se non li abbiamo provati, almeno in Francia, è proprio perché la stragrande maggioranza degli elettori sa, elezione dopo elezione, che la loro ascesa al potere sarebbe catastrofica e non li vota. E lo abbiamo visto altrove, dove è stata fatta l’esperienza: nessun partito populista al potere ha avuto successo. E nemmeno gli inglesi. E nemmeno gli italiani. E nemmeno gli ungheresi. E nemmeno i polacchi. Abbiamo visto, vediamo, che il loro programma è inapplicabile e che, se lo fosse, porterà al disastro.

Perché parliamo del loro programma: un ritiro nelle basi più remote; allineamento con la Russia; un confronto tra le comunità che compongono la nazione; un rifiuto del progetto europeo. Tassazione a favore dei più ricchi. Una concezione culturale reazionaria verso tutto ciò che è creativo. Infine, la totale ignoranza politica e l’incompetenza amministrativa e governativa sono evidenti come dimostrano ogni giorno nel Parlamento europeo e nei parlamenti nazionali in cui si esprimono.

Soprattutto in Francia, l’avvento al potere dell’estrema destra non può che portare tutti a confrontarsi con tutti. L’estrema destra al potere è la guerra civile. (Come farebbe l’estrema sinistra che non ha alcuna possibilità di raggiungere questo obiettivo…).

Eppure ci comportiamo come se ci fossimo rassegnati a questo avvenimento. La spiegazione è semplice: davanti a loro non c’è nulla. E, di fronte al vuoto, l’estrema destra attira tutto.

Ciò è particolarmente vero in Francia:

Un’estrema sinistra che, come da un secolo, pensa solo a insultare e distruggere la sinistra di governo, che considera la sua principale avversaria, senza attaccare quasi mai l’estrema destra, alla quale è infatti molto vicina su molti temi.

Una sinistra di governo che, da diversi anni, non è stata altro che un rassegnato sostituto dell’estrema sinistra.

Un centro, oggi al potere, ma che non ha né un partito di massa, né un programma coerente, né un leader riconosciuto dopo quello che lascerà l’Eliseo tra tre anni.

Una destra governativa, anch’essa tentata di diventare niente più che il rassegnato sostituto dell’estrema destra.

Niente di tutto ciò basterà a impedire che la profezia che si autoavvera si avveri: la politica, come la natura, detesta il vuoto. E l’estrema destra lo riempie.

Non dobbiamo lasciarci scivolare lungo questo pendio. Non devi lasciare andare la rampa. Devi svegliarti. Non dobbiamo dare per scontato ciò che non è dato per scontato. Dobbiamo affermare forte e chiaro che l’estrema destra non vincerà le prossime grandi elezioni nazionali, se ci daremo i mezzi.

Vale a dire se qualcuno, da qualche parte, o un movimento, raccogliesse forze sufficienti per dimostrare ai francesi, che chiedono solo questo, che possono ancora evitare un ritiro mortale e vivere felici, in armonia con se stessi, nella loro famiglia. , nel loro quartiere, nella loro città, nella loro scuola, nei loro affari, nel loro paese, con l’Europa, con il mondo e con la natura.

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Immagine : Daniel Fouray/Francia occidentale

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