Ecco cosa abbiamo pensato di “My Little Reindeer”, l’autofiction che sta facendo polemica su Netflix

Ecco cosa abbiamo pensato di “My Little Reindeer”, l’autofiction che sta facendo polemica su Netflix
Ecco cosa abbiamo pensato di “My Little Reindeer”, l’autofiction che sta facendo polemica su Netflix
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Porta tutta la miseria del mondo sulle sue spalle e le lacrime le salgono alle palpebre quando si appoggia sui gomiti in questo bar di Camden. Perduta, è una donna perduta. Non ci vuole molto perché Donny provi pietà per questa creatura straordinaria, che non ha nemmeno abbastanza per comprare il tè. Quindi glielo offre, questo piccolo momento di conforto. Gli occhi di Martha si animarono immediatamente di un’altra fiamma. Diventa loquace, raccontando la sua vita – fantasticata – come avvocato per i grandi di questo mondo. Lei ride, quella risata che svetta sopra il grigio, che irrompe tra le nuvole. Donny non ci può credere. Soprattutto, non sa ancora di essere appena entrato in una spirale fatale, che sconvolgerà la sua esistenza negli anni a seguire. Stalker professionista, recidiva, Martha renderà la sua vita un inferno e risveglierà in lui vecchie ferite.

Inizia come una commedia: Donny non è un aspirante comico? -, ne ha il sapore e il colore, però Cucciolo di renna (La mia piccola renna) è tutt’altro che una grande risata. Richard Gadd, il suo creatore e interprete principale, è ben posizionato per saperlo poiché la serie, numero uno su Netflix nel mondo – e anche in Belgio – racconta la sua storia. Quella di un giovane scozzese pieno di ambizioni artistiche, arrivato a Londra con la speranza di sfondare sul palco e i cui sogni stanno per infrangersi nello specchio della professione.

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Stuprato da uno “showrunner” di grande rilievo, che gli fa ingerire ogni droga possibile, Donny perde, poco a poco, ciò che restava del suo orgoglio e della fiducia in se stesso. Non è altro che un fragile burattino, che cerca di far ridere la gente con battute poco divertenti, quando Martha entra nel suo bar e, allo stesso tempo, nella sua vita, devastando tutto (ciò che Donny ha lasciato) sulla sua strada. Distrugge la sua relazione nascente con Teri, una giovane donna transessuale per la quale il triste comico prova veri sentimenti, lo bombarda di e-mail, lo trolla su Facebook. Lei è lì ovunque e in ogni momento. Fino alla follia.

Questa storia vera – ma riscritta per renderla una finzione – Richard Gadd l’aveva già messa in scena nel 2019, durante l’Edinburgh Fringe festival. Il formato lungo (anche se questo è relativo visto che i sette episodi durano, in media, 35 minuti) permette questa volta di approfondire le tematiche, senza mai cedere ai dettami imposti dalle leggi della serie. Quindi a volte è crudo, a volte brutale, ma un avvertimento precede i titoli di coda. Proprio come l’indirizzo di un sito – www.wannatalkaboutit.com – che rimanda a un forum di discussione di Netflix.

Telescoping di due distress

Precauzioni che evidentemente non erano sufficienti per certi spettatori che, dopo aver assistito La mia piccola renna, hanno deciso di lanciarsi alla caccia della “vera” Martha e del “vero” sceneggiatore menzionato nella serie. ““Per diversi giorni, gli attori – e le persone reali da cui trae origine la trama La mia piccola renna – si ritrovano al centro di una violenta polemica alimentata dalle ricerche di apprendisti detective che scandagliano con risolutezza i social network [à la recherche de l’identité réelle des agresseurs de Richard Gadd]. Tanto che sono dovuti intervenire la polizia e diversi avvocati”. rapporti in particolare L’osservatorea Londra.

Pochi giorni dopo, una donna ha detto al tabloid Daily Mail di essere stata lei a ispirare Martha. Pur evidenziando le esagerazioni e atteggiandosi a vittima, ha affermato che stava valutando la possibilità di sporgere denuncia per diffamazione.

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Richard Gadd, che evidentemente non si era reso conto della portata dell’entusiasmo che la sua storia avrebbe potuto suscitare soprattutto sui social network, ha invitato gli spettatori a smettere di cercare di rivelare l’identità del molestatore e dello stupratore. Stessa storia con Jessica Gunning, che si rammarica di non aver visto la serie “meglio”.

Che in effetti merita di essere visto per quello che è: la testimonianza, spesso toccante, di un giovane alla deriva – sconvolgente la scena della confessione in scena – che incontra una donna danneggiata quanto lui, pazza per giunta. È la collisione di queste due angosce che costituisce la poesia di La mia piccola renna. Anche la sua forza.

La mia piccola renna Drammatico/Thriller Serie creata da Riccardo Gadd. Eseguito di Weronika Tofilska e Josephine Bornebusch Con Richard Gadd, Jessica Cunning, Nava Mau,… Netflix+ 7 volte circa 40 minuti.

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