Alla fine del mondo, Il dipinto rubato, Border Line… Film da vedere questa settimana

Alla fine del mondo, Il dipinto rubato, Border Line… Film da vedere questa settimana
Alla fine del mondo, Il dipinto rubato, Border Line… Film da vedere questa settimana
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Una coppia alle prese con l’ostilità del West americano, una commedia tratta da un dipinto di Egon Schiele, una porta chiusa alla dogana… La selezione cinematografica di Figaro.

Fino alla fine del mondo – Avere

Western di Viggo Mortensen, 2h09

Il West americano degli anni ’60 dell’Ottocento è una terra di avventure e romanticismo. Holger Olsen (Viggo Mortensen), un immigrato di origine danese, seduce Vivienne Le Coudy (Vicky Krieps), una quebecchese un po’ feroce. Una capanna di legno isolata in un’arida valle diventa il loro nido d’amore. Olsen decise di arruolarsi quando scoppiò la guerra civile, sperando di tornare intero con la paga del suo soldato. Vivienne rimane sola in un ambiente ostile. Un mondo di uomini, popolato da personaggi che sono altri archetipi. Il sindaco corrotto. L’onnipotente proprietario terriero e suo figlio, che non serve a nulla se non a diffondere il terrore. Pagherà il prezzo della sua indipendenza. Un velo malinconico copre i flashback che tracciano il filo di una storia d’amore e di morte.

Fino alla fine del mondo non è un film stupidamente femminista. Vivienne è una donna libera e forte che si confronta con la violenza maschile. Vicky Krieps ritrova qui il suo ruolo più bello da quello che l’ha svelata, in Filo fantasma , di Paul Thomas Anderson. Mortensen ha già dimostrato che l’abito da cowboy (cappello, cavallo e fucile) gli sta bene. Mortensen porta il western nel suo territorio. O meglio, a suo modo, un misto di dolcezza e rivolta. Il ritorno di Olsen dalla Guerra Civile preannuncia il momento della vendetta. Non necessariamente arriva dove ce lo aspettiamo. Ha le fattezze di un bambino. È travolgente. ES

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Il dipinto rubato – Avere

Una commedia di Pascal Bonitzer, 1h31

È reale. Non possono crederci. Questo capolavoro di Egon Schiele era scomparso dal 1939. Lo ritrovammo a casa di un chimico di Mulhouse, appeso su un’orrenda carta da parati, in un padiglione senza fascino. Il banditore (Alex Lutz) non può credere ai suoi occhi. E’ l’affare del secolo. Il dipinto miracoloso è stimato a 8 milioni di euro. Raggiungerà somme molto più grandi.

Pascal Bonitzer è in buona forma. È ispirato a una storia vera, il ritrovamento all’inizio degli anni 2000 nei sobborghi di Mulhouse di un dipinto di Egon Schiele saccheggiato dai nazisti. Ma Bonitzer inventa tutto il resto con una libertà e una fantasia mai esagerate. Il suo film è tagliente, elegante, divertente e documentato: una ventina di interviste a banditori, galleristi, collezionisti e antiquari sono servite come materiale per la sceneggiatura. Il ritmo non si indebolirà. Prevale la commedia, spesso leggera, talvolta seria, con sullo sfondo la Shoah e la spoliazione delle proprietà ebraiche. La famiglia è ancora una volta al centro della trama. Se mettiamo questo Dipinto rubato all’asta, le mani non smettevano di alzarsi nella stanza. Bonitzer una volta, Bonitzer due volte, Bonitzer tre volte? Premiato. L’acquirente non dovrà pentirsi della sua azione. IN

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Borderline – Avere

Un thriller di Juan Sebastián Vásquez e Alejandro Rojas, 1h17

Dalle prime immagini di Borderline, l’effervescenza e l’eccitazione di Diego ed Elena conquistano lo spettatore. I due piccioncini lasciano Barcellona per stabilirsi negli Stati Uniti. Per Diego (Alberto Ammann) ed Elena (Bruna Cusi), il volo si svolge senza intoppi. Ma, una volta arrivati ​​all’aeroporto di New York, sono stati fermati dalla polizia di frontiera. Poi arriva il momento dell’interrogatorio in una stanza chiusa dove le autorità, con gentilezza ma fermezza, chiedono di spegnere e riporre i cellulari. L’aeroporto si sta gradualmente trasformando in una sorta di purgatorio di cui non si dice il nome.

I registi Alejandro Rojas e Juan Sebastián Vásquez lo fanno Borderline una porta chiusa soffocante. Per i membri di questa polizia doganale americana, ogni individuo è un colpevole inconsapevole, addirittura un presunto terrorista. Le autorità americane interrogano una coppia di innamorati per mettere alla prova i propri limiti. I dialoghi del film sono serrati. La tensione sta crescendo. Questo film di 77 minuti, breve, conciso, arriva al punto fino al suo brusco finale che lascia lo spettatore senza fiato. OD

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Una questione di principio – Avere

Un thriller politico di Antoine Raimbault, 1h35

Il tabacco è gravemente dannoso per la salute. Antoine Raimbault, dal canto suo, non si stanca. Era necessario che il regista lo facesseUna convinzione intima (2019) per sequestrare la “Porta Dalli”, una complessa vicenda di corruzione, conflitti di interessi e false accuse che ha coinvolto sia le massime autorità europee, un commissario alla Sanità destituito nella massima opacità, le lobby del tabacco e l’Olaf (Ufficio europeo per la lotta antifrode) , considerata l’FBI europea. Senza dimenticare, come un cane in una partita a bowling, José Bové, protagonista di questa storia decisamente sorprendente. Decidendo di avviare una contro-inchiesta, spinto dalle incongruenze e dalle zone grigie della versione ufficiale, l’eurodeputato e sindacalista contadino del Larzac farà tremare le mura del Parlamento.

Questa storia avrebbe potuto essere oggetto di un’indagine documentaristica, ma Antoine Raimbault l’ha utilizzata per realizzare una finzione affascinante servita da dialoghi potenti, tra il thriller politico-giudiziario e la commedia. Resta edificante la constatazione fatta, quella di un’industria del tabacco onnipotente che tira le fila, attraverso il lobbying. A poche settimane dalle elezioni europee è meglio votare che lasciarsi ingannare. V.B.

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Qualcosa in più: possiamo vedere

Una commedia di Artus, 1h39

Che idea parcheggiare in uno spazio per disabili quando stai per rapinare una gioielleria. Due piedi nichelati del furto, padre e figlio, non trovarono di meglio da fare. Ovviamente il loro veicolo è stato sequestrato. La loro fuga si trasforma in un disastro. Non ci vuole molto prima che suonino le sirene della polizia. Messo alle strette, Paulo (Artus) e il suo burbero padre “La Fraise” (Clovis Cornillac) decidono di rifugiarsi nella carrozza di un villaggio vacanze per disabili, pronti a partire verso i piacevoli pascoli di un accampamento dell’Auvergne. Lungo il percorso, cattiva compagnia! Paulo, che vuole spacciarsi per ritardato mentale, viene subito smascherato dai suoi coetanei. Giocando la carta della sincerità, si ritrova comunque accettato da questo caloroso gruppo di vacanzieri che hanno tutto “qualcosa in più”.

L’obiettivo dichiarato di Artus era semplice: mettere sullo stesso piano i normodotati e i disabili. La scommessa è stata vinta. Gli undici attori apprendisti presenti nell’immagine sono sorprendentemente naturali, divertenti e spontanei. Il suo film evoca implicitamente la paura della differenza e vorrebbe invertire il rifiuto dei disabili da parte di una società che non sa davvero come parlare con loro. Nonostante i suoi pochi errori, questa bella, divertente e calda cronaca estiva colpisce nel segno e porta il suo messaggio di tolleranza e accettazione della differenza senza alcun sentimentalismo. OD

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