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Il mercato azionario al tempo delle pecore o del trionfo degli ETF, questi fondi che replicano gli indici

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I mercati azionari mondiali hanno chiuso il 2024 con il botto. Ad eccezione della Francia, penalizzata dal caos politico nazionale, sui mercati ha regnato l’ottimismo. Nel 2024, il DAX (tedesco) è balzato del 19%, il Nikkei (giapponese) del 20%. E che dire della follia del mercato azionario negli Stati Uniti: il Dow Jones è salito del 24% e il Nasdaq, un indice con una forte componente tecnologica, è salito del 30% in un anno. Le promesse sull’intelligenza artificiale hanno portato i “magnifici sette” sempre più in alto (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla) e senza dubbio ha creato una bolla.

Se negli ultimi anni privati ​​e professionisti si sono riversati così tanto sulle azioni, è in gran parte grazie a un nuovo animale del capitalismo finanziario che semplifica loro la vita: la gestione passiva o indicizzata. Questa categoria di investimenti offre prodotti finanziari molto semplici da acquistare che replicano gli indici, cioè i panieri di azioni, come il CAC 40 o l’MSCI World.

Grazie alle tariffe ridotte e alla possibilità di diversificare il rischio, negli ultimi quindici anni ha goduto di un successo fenomenale. Dal 2023, secondo la società di servizi finanziari Morningstar, rappresenta addirittura la maggior parte degli importi detenuti sui mercati azionari di tutto il mondo. Coloro che creano e gestiscono questi prodotti per i loro clienti, come gli americani BlackRock o Vanguard, sono diventati giganti con un potere temuto quanto quello delle più grandi banche del mondo.

Successo degli ETF

Gli strumenti di punta di questa nuova tipologia di investimento sono gli ETF (exchange traded fund), detti anche ETF tracker o fondi quotati. Rappresentano più di 14.000 miliardi di dollari (13.587 miliardi di euro) di asset in circolazione a livello globale, quasi il PIL della Cina.

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