La morte di Renaud Van Ruymbeke, emblematico giudice istruttore

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Renaud Van Ruymbeke, a Parigi, nel 2013. LEA CRESPI/PASCO&CO

L’ultimo scambio di SMS risale alla fine di gennaio 2021. Si trattava di un documentario per France 2, “La vicenda che esplose la destra”, al quale aveva accettato di partecipare, inclusa la discussione del dossier Bygmalion, sul quale aveva indagato. All’ultimo momento, ha cambiato idea. “Sono sempre preoccupato quando si tratta di questioni di cui non posso discutere”, ci ha scritto per primo. Poi, qualche giorno dopo: “Riflettendoci, dato il contesto in cui è ambientato il documentario e le procedure in corso, non posso e non voglio affatto apparire nel documentario. »

Renaud Van Ruymbeke, morto all’età di 71 anni, è rimasto fino alla fine un uomo affabile e premuroso, a volte diviso tra il dovere di riservatezza imposto ai magistrati e il desiderio di condividere la grande questione della sua vita: la giustizia. La sua morte, annunciata dalla cancelleria venerdì 10 maggio, ha suscitato grande commozione nella magistratura, poiché quest’uomo dall’aspetto esile, dallo sguardo malizioso dietro occhiali sottili, gli eterni baffetti gettati sulle spalle, aveva acquisito, nel corso di decenni, spettacolari indagini , stato dell’icona.

Nessuno, infatti, avrà incarnato meglio di lui la figura dell’intrepido gip le cui indagini fanno tremare i potenti. Anche Eric Dupond-Moretti, la cui ostilità verso questa società è nota, le ha reso omaggio. “La Francia perde un grande magistrato e la giustizia un immenso servitore. Invio le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari”.ha scritto il ministro della Giustizia su X.

Media

Nato nel 1952 a Neuilly-sur-Seine (Hauts-de-Seine), Renaud Van Ruymbeke ha avuto una vocazione molto presto. Appena lasciata la Scuola Nazionale dei Magistrati (ENM), nel 1977, chiese di studiare scienze economiche e finanziarie. Nominato alla corte di Caen, si riprese un po’ per caso, nel 1979, a soli 27 anni, una procedura che lo avrebbe presto reso famoso: l’inchiesta coinvolse infatti il ​​ministro del Lavoro di Valéry, Giscard d’Estaing, Robert Boulin, coinvolto in l’acquisto sospetto di un terreno a Ramatuelle (Var). L’atto d’accusa contro Robert Boulin, che poi è stato detto “primo ministro”, fece un gran rumore. Fu l’inizio degli affari politico-finanziari, guidati da alcuni coraggiosi giudici istruttori, in un’epoca in cui la giustizia era molto spesso agli ordini del potere politico.

Con questa vicenda Van Ruymbeke ne diventa al tempo stesso l’alfiere e l’incarnazione “giudici rossi”, come vengono – erroneamente – soprannominati. Se scopre le gioie della copertura mediatica, “VR”, come lo ribattezzarono i suoi colleghi, tornò sobrio rapidamente – e violentemente. Il 30 ottobre 1979, il corpo del ministro del Lavoro fu ritrovato senza vita in uno stagno della foresta di Rambouillet (Yvelines). In una lettera scritta poco prima della sua morte, denunciò “un giudice ambizioso, odioso verso la società e che considerava a priori un ministro un prevaricatore”.

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