Festival internazionale del jazz di Montreal | Il mocio del nostro collaboratore

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Il nostro collaboratore specializzato in jazz condivide con noi i suoi preferiti dentro e fuori i 44e edizione del Festival Internazionale del Jazz di Montreal.


Inserito alle 1:09

Aggiornato alle 7:00



Claude Côté

Collaborazione speciale

Marco Miller

Teatro Maisonneuve, 1È Luglio

Il leggendario bassista, clarinettista basso e regista americano 65enne ha ulteriormente ampliato la sua schiera di ammiratori con questa nuova tappa a Montreal. L’occasione era ghiotta perché il cofondatore del festival, André Ménard, gli consegnasse il premio Miles-Davis, una statuetta recante l’immagine del grande trombettista tratta da un’incisione disegnata da quest’ultimo.

FOTO CHARLES WILLIAM PELLETIER, COLLABORAZIONE SPECIALE ARCHIVI

Marcus Miller, vincitore del Premio Miles Davis, stringe la mano ad André Ménard

In un francese raffinato e attento, Miller ha dimostrato tutta la sua classe e gratitudine sottolineando l’importanza del festival di Montreal, insistendo nel lasciare il prezioso oggetto sul palco dove, affiancato da quattro musicisti, ha fatto ruggire il suo basso Fender Jazz Signature To our Greatest delizia.

Marcus Miller ci ha tenuto una masterclass: Tutù (insieme ad un cenno all’immortelle COSÌ Che cosa preso da Tipo di blu), seguito poi da un omaggio a David Sanborn – il sassofonista contralto più imitato del pianeta, scomparso quest’anno – e Maputo (1986), lo strumentale smooth jazz con motivi urbani co-composto da Bob James, Correre ai ripari (1981) dal disco Voyeur di Sanborn, Sig. Pastore (1989) di Miles Davis, ecc. UN scaletta sogno !

Le anime sacre

Palcoscenico TD a Place des Festivals, 2 luglio

FOTO JOSIE DESMARAIS, ARCHIVIO LA PRESSE

Il cantante Josh Lane circondato dalla folla, sulla Place des Festivals

Con tutta quest’ondata di cantanti soul classici che si riversa su di noi, la proposta del trio di San Diego ha affascinato tutte le anime presenti per questo incontro mescolando questo stile musicale e gospel strutturato con ballate al limite.

Con il loro suono Vintage ▾abbiamo potuto assaggiare il nuovo disco Hai una storia da raccontare (Daptone Records), che rivela la calma di intime melodie e armonie di voci celestiali, soprattutto grazie alla voce in falsetto di Josh Lane che ogni volta colpisce nel segno moltiplicando le suppliche e le confidenze davanti a migliaia di cuori ricettivi. Una comunione costante, in perfetta sintonia con il pubblico!

Figlio Rompe Pera

Scena di Rio Tinto, 3 luglio

FOTO VICTOR DIAZ LAMICH, FORNITA DA FIJM

Son Rompe Pera, sulla scena di Rio Tinto

Le cumbias messicane, colombiane e peruviane degli impetuosi fratelli Gama e tanti tatuaggi si sono servite con un atteggiamento più radicale che mai: il modalità di funzionamento del quintetto. Al centro della vicenda, la marimba, questo xilofono latino con pale di legno di padouk su cui la coppia di fratelli lavora a quattro mani per renderlo uno strumento più moderno, più spazzatura.

Erano attesi, in questa giornata di pioggia intermittente, questi cinque ragazzi della quartieri da Città del Messico, sempre pronti ad alimentare questo flusso musicale con energia festosa.

Il gruppo formato nel 2017, che quest’anno si è esibito al festival Coachella, è un formidabile trasmettitore di tradizione. Incorporando ska, attitudine punk e rock influenzato da The Clash e Green Day, produce una raccolta di pezzi furiosi, come dimostrano i suoi due album, Batuco (2020) e Chimborazo (2023). Ci siamo bagnati le maglie, come si dice nel calcio, Euro e Copa América obbligano!

Il mio amico Kenny Garrett

Teatro Jean-Duceppe, 4 luglio

FOTO VICTOR DIAZ LAMICH, FORNITA DA FIJM

Il sassofonista Kenny Garrett e i suoi musicisti al Teatro Jean-Duceppe

Il 63enne sassofonista contralto e i suoi quattro musicisti hanno conquistato sfacciatamente il luogo di agosto per gli amanti del teatro con sotto il braccio l’album pubblicato nel 2021 Suoni degli antenati, un’opera fondamentale nella sua immensa discografia. La collocazione dei musicisti, tutti raggruppati davanti al palco, ha contribuito notevolmente ad apprezzare gli scambi tra i protagonisti, sia attraverso la gamma di percussioni ascoltate, sia attraverso il contributo voluto di un cantante venuto a preparare lo shekere, questo strumento percussivo così vicino alla nazione Yoruba, uno dei grandi gruppi etnici dell’Africa evocati dal dottore Onorario di Berklee nella sua diversità musicale.

Il suo respiro sullo strumento è sempre sfumato e nutriente, pieno di gustosi assoli e arricchito da interventi pieni di saggezza dei più anziani dirigenti del suo gruppo, tra gli altri sulla tonificante Quando i giorni erano diversi e sulla stanza Hargrove, un cenno al defunto trombettista Roy Hargrove. Nel reparto di musica dettagliata, Garrett presta tutta la cura necessaria alle scelte melodiche degli otto titoli di Suoni degli antenati. Che grande concerto jazz!

Joel Ross e buone vibrazioni

Molson Pub, 4 luglio

PRODUZIONI FOTOGRAFICHE NOVAK, FORNITE DA FIJM

Il vibrafonista Joel Ross

Nato nel Southside di Chicago, il 29enne vibrafonista è un fedele propagatore della musica dei pionieri del jazz che hanno aperto la strada allo strumento barocco fatto di lame metalliche e tubi di risonanza. Nella breve storia del festival, pensiamo innanzitutto a ciò che abbiamo visto: Milt Jackson e il suo gruppo VSOP nel 1982 e il grande Lionel Hampton a Saint-Denis intorno al 1985, poi gli avanguardisti Gary Burton e Bobby Hutcherson che hanno offerto proposte più avventurose musica dotata di fascino ed equilibrio precario.

Questo aggiornamento del suono proposto da Ross è di enorme rilevanza quando ci lasciamo trasportare dal sentimento illimitato di questo giovane gatto jazz. Eccolo più grintoso che mai nella semioscurità del palco del Pub Molson, accanto a un pianista dalle idee chiare, un contrabbassista visibilmente esperto di motivi impressionisti e un batterista il cui modo di suonare ricorda quello del ribelle Jack DeJohnette. Insomma una sezione ritmica vigorosa che regalava buone vibrazioni al vibrafonista dell’etichetta Blue Note.

Jack De Keyzer

Scena Rogers, 5 luglio

FOTO FRÉDÉRIQUE MÉNARD-AUBIN, FORNITA DALLA FIJM

Jack De Keyzer sul palco del Rogers

La serie blues è tornata venerdì scorso al Parterre sinfonico, con una svolta più energica. IL festa il blues tanto atteso dai fan ha infatti avuto luogo, con due spettacoli ad alta quota del veterano chitarrista dell’Ontario, la cui miscela blu si rivela ancora come l’esatta confluenza di rock bianco e musica nera.

È stato bello da vedere: da Keyzer che sminuzza allegramente le 12 battute del blues a grandi colpi di artigli e che si diverte a schiacciare il suo wah wah e i suoi pedali con la stessa convinzione, circondato da una squadra di esperti: Richard Thornton al tenore sax, Rick Donaldson alla batteria, Nick Sussi al basso e Sam Heineman al pianoforte. Una delizia sempre presente!

Insieme, hanno la capacità di passare con facilità dal blues puro al soul ballabile. E si vede, come dimostra il suo album più recente Omaggio, o sui suoi lavori precedenti. Nel reparto intrattenimento, Jack De Keyzer è solo sul tetto del Canada. Barra dei punti.

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