condannato a diciotto anni di reclusione penale, impugna la sentenza

condannato a diciotto anni di reclusione penale, impugna la sentenza
condannato a diciotto anni di reclusione penale, impugna la sentenza
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Non sorprende che Earvin-Naim Voisin abbia presentato ricorso contro la sentenza del tribunale penale dell’Indre-et-Loire, il giorno dopo la sua condanna. Nonostante le sue continue smentite, l’uomo di 32 anni è stato riconosciuto colpevole dello stupro di una giovane donna a Tours, l’8 ottobre 2022, sotto la minaccia di un coltello, ed è stato condannato a diciotto anni di reclusione penale, martedì 2 luglio 2024. cioè il quantum richiesto dal pubblico ministero.

Il suo avvocato Me Laura Izemmour aveva chiesto l’assoluzione, mettendo in dubbio le tracce di DNA rinvenute sulla vittima, ritenute dall’accusa come prova indiscutibile della sua colpevolezza. “Il principio della presunzione di innocenza è stato dimenticato. Nemmeno per un momento si è ritenuto che fosse innocente”si è pentita davanti ai cinque magistrati di professione.

Dal suo arresto a Saint-Nazaire (Loira Atlantica), il 20 ottobre 2022, il trentenne afferma di essersi imbattuto per caso nella giovane donna che gli doveva dei soldi nell’ambito di un vecchio debito di droga risalente al 2019 Quando le aveva preteso la somma, la mattina dopo, armata di coltello, quest’ultima gli avrebbe offerto il pagamento “in natura”.

Verso un nuovo processo davanti alla corte d’assise

Una versione in contrasto con quella della denunciante, costante nelle sue dichiarazioni fin dal primo giorno, che afferma di non conoscerlo e di non aver mai fatto uso di droghe. “Va ristabilita la verità giudiziaria, supportata da elementi oggettivi”, aveva chiamato il suo avvocato Me Audrey Chefneux, discutendo delle immagini della videosorveglianza, della prova del DNA, dell’autenticità del discorso del suo cliente e del suo preoccupante stato psicologico dopo gli eventi.

La decisione di Earvin-Naim Voisin di ricorrere in appello apre così la strada a un nuovo processo davanti a una corte d’assise, questa volta composta da giurati. Una prospettiva dolorosa per i cari della giovane, già messa alla prova dalle dichiarazioni “assolutamente spregevole” dell’imputato durante i due giorni di processo.

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