“Stiamo assistendo, in Francia e altrove, alla chiusura caotica del ciclo neoliberista”

“Stiamo assistendo, in Francia e altrove, alla chiusura caotica del ciclo neoliberista”
“Stiamo assistendo, in Francia e altrove, alla chiusura caotica del ciclo neoliberista”
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Le cause del collasso politico a cui stiamo assistendo devono certamente, nelle loro circostanze, molto al gioco pericoloso condotto dal presidente, ma riguardano anche movimenti più profondi e più antichi, che la semplice abilità politica non risolverà. Molto più di quello del macronismo, che era solo un avatar, stiamo infatti assistendo, in Francia e altrove, alla chiusura – caotica – del ciclo neoliberista.

La fase neoliberale si basava su un’idea semplice, incarnata dalle idee dell’economista americano Milton Friedman (1912-2006): riattivare il principio dell’autoregolamentazione del mercato in tutti i settori possibili della vita sociale, in modo da riaffermare, senza limiti , la virtù di una società che collega esclusivamente diritto e proprietà privata. Certamente questo neoliberismo si è mescolato, soprattutto in Europa e in Francia, con il mantenimento di una forma di economia sociale di mercato con la costruzione di una serie di misure a tutela delle persone ritenute inadatte a partecipare al gioco del mercato: è questa l’origine della fondamentale movimento verso la tassazione della protezione sociale e il suo spostamento verso una serie di minimi sociali. Vecchiaia minima per andare in pensione, RSA per i senza lavoro (e diritto di disoccupazione), CMU per i malati: questi redditi minimi assistenziali, non contributivi, hanno eroso i diritti sociali conquistati nel dopoguerra, sulla base del sistema contributivo costruzione della proprietà sociale. L’odiata figura del “beneficiario” ha così progressivamente preso il posto dell’orgoglio salariale capace di rivendicare i propri diritti. Il neoliberismo ha distrutto questa proprietà sociale collettiva, uno scudo contro le devastazioni sociali della mercificazione del lavoro, indebolendo così profondamente la classe salariata e provocando una rivolta venata di oscuro sgomento.

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Scioglimento sociale

Questa lunga sequenza che collega lo sviluppo del mito del mercato autoregolamentato e il collasso democratico è stata descritta particolarmente bene da Karl Polanyi nella sua opera dedicata in parte all’analisi del collasso delle democrazie negli anni ’30. Tuttavia, ciò non è avvenuto in modo visibile non illuminati i nostri governi che, crisi dopo crisi, hanno continuato a credere che un maggiore neoliberismo avrebbe permesso di unire la società, al punto da considerare, molto recentemente – e con un’ostinazione che lascia in silenzio – di attaccare direttamente l’ultimo livello di ammortizzatore sociale: la riforma delle RSA, e l’indebolimento dell’assistenza alle malattie croniche, era infatti all’ordine del giorno… L’inasprimento del sistema dei sussidi di disoccupazione annunciato, proprio ieri, per il 1È Luglio, invece, è stato appena abbandonato d’urgenza e di nascosto: possiamo senza dubbio vederlo come il simbolo della fine di un certo estremismo liberale.

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