Alek, il leader di Croire et oser, fa il pieno a Sainte-Suzanne

Alek, il leader di Croire et oser, fa il pieno a Sainte-Suzanne
Alek, il leader di Croire et oser, fa il pieno a Sainte-Suzanne
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6° DISTRETTO. Un’immagine inimmaginabile qualche mese, addirittura qualche settimana fa, diventata realtà in pochi giorni. Più di 300 persone si sono riunite ieri mattina nel centro della città di Sainte-Suzanne a casa di uno storico attivista del PCR, Bergamain Velliama, per sostenere la candidatura di Alexandre Laï-Kane-Cheong e della sua vice, Florence Chane-Tu no. Il tutto alla presenza dei tenori della piattaforma Reunion, Ericka Bareigts, Maurice Gironcel, Patrice Selly e Olivier Hoarau. Sono presenti diversi eletti della maggioranza di Sainte-Suzanne e il consigliere dipartimentale, René Sotaca.

Il leader di Croire et oser giustifica ancora una volta l’unione così suggellata: “Non dobbiamo vergognarci di ciò che ci unisce, delle contraddizioni su cui riflettiamo (…) My koné non è il maiale che mangia dietro la cucina ma mi koné d’altra parte il valore e il sapore della nostra sofferenza e del nostro dolore possono darci privacy nel retro della cucina.” Ai suoi occhi: “La politica non è una questione di divisione, di fratelli contro sorelle, di famiglia contro famiglia, ma di riunione”.

“GLI EMERI, CAMMINIAMO SU DI LORO”

E lancia: “Alcuni vedono la politica come un modo per soffiare sulla brace, il problema è che noi, la brace, la calpestiamo!” Giudica ancora una volta di avere “Raggiungendo la maturità, sono pronto ad assumere con fiducia le responsabilità che ci propongo, per essere la voce singolare dell’insularità, un facilitatore dei ministeri”.

Il deputato uscente non è dimenticato: “È molto bello divertirsi in Assemblea, molto commovente, ma dov’è l’efficacia? Preferisco suonare un po’ meno la chitarra ma scrivere una partitura più bella per il mio amico!” Anche un motivo della sua unione: “Sarò felice domani di riflettere con il presidente del Cinor, quello del Cirest, Ericka Bareigts e tutti gli eletti per risolvere i problemi”come il rischio di inondazioni nel quartiere.

Richiede un modello di sviluppo territoriale: “Non possiamo vivere adeguatamente se il nostro gruppo di fratelli e sorelle della porta accanto si trova in una situazione precaria”. E lanciare un appello “Responsabilità, umanità, se le idee sediziose di un certo populismo guadagnano un po’ troppo domani a Matignon o all’Assemblea nazionale, c’è il rischio di fratturare la nostra identità”.

PM


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