Da La Bocca a Maradona, Julien Oheix, residente a Cannes, ripercorre la sua vita in mongolfiera

Da La Bocca a Maradona, Julien Oheix, residente a Cannes, ripercorre la sua vita in mongolfiera
Da La Bocca a Maradona, Julien Oheix, residente a Cannes, ripercorre la sua vita in mongolfiera
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Come lettori, quasi ci rallegreremmo che abbia appeso i ramponi al chiodo, per prendere in mano la matita. Non che dubitiamo del suo talento di calciatore, né che ci rallegriamo per un certo logorio fisico che non lo renderà mai più un dio dello stadio. Ma perché con il suo libro, I giocatori della domenicaJulien Oheix dimostra che davvero non scrive con i piedi!

Un libro intimo e universale, toccante e sensibile, che si annida nella finestra piena delle nostre emozioni. Un lavoro non rivolto solo agli appassionati del pallone che non sempre va a buon fine. È vero, il calcio non è una scusa per parlare di tante cose, di tutto quello che ho provato praticando questo sport, sia in positivo che in negativo.sorride l’interessato. È un riassunto della vita in cui impari tanto su te stesso quanto sugli altri.”

La storia di un ragazzino di Bocca che giocò allo Stade des Mûriers, poi all’ESCR du Cannet prima di trasferirsi a Parigi e di ridurre, nel corso degli anni, le dimensioni del campo in cui esercitavo.”

Fanny, altro gol in campo

Ecco Julien ormai fuori gioco, ma mai a corto di spirito. Chi riesce a fare della scelta di una scarpa, di un gagliardetto, o di un album Panini, un momento di poesia intriso di dolce nostalgia. E poi Fanny, ah Fanny. Questa bellissima sconosciuta sugli spalti, per la quale Julien avrebbe voluto essere una spettatrice.

“Era la sorella maggiore di una piccola del club, per me rappresentava una vera fantasia. Quando era lì, nel momento di fare un gesto, il suo sguardo mi trascendeva, avevo l’impressione che il mio corpo si spaccasse in due .” Appassionato di calcio innamorato di una donna misteriosa. Ma devoto anche ai suoi “eroi”. Compreso Nicolas Anelka, di cui sembra quasi perdonare gli insulti a Knysna nel 2020. Era uno dei miei idoli, è vero che ho un po’ di indulgenza, perché tutto quello che succede in uno spogliatoio deve restare lì. Ma con il suo carattere, ha anche perso la sua carriera.”

Anche Ben Arfa, piccolo principe del calcio diventato re senza corona. Era una persona estrosa, che rimaneva libera, che ci faceva vibrare a Nizza.” Preferisce tuttavia ricordare Azzedine, un talentuoso suonatore di Bocca, un virtuoso che non lo sapeva: Era capace di vincere una partita da solo, un nuovo Zidane. Ma di tanto in tanto perdeva la pazienza. Lo ammiravo.”

Infanzia e fiducia

E poi Maradona, da questo autografo regalatogli dal padre Bernard, prima che l’essere di carne gli diventasse così caro.

“L’autografo è ancora a casa, incorniciato, con la bandiera italiana che avevo disegnato sopra capovolta, perché Maradona giocava nel Napoli. Poi ho scoperto un uomo straordinario, una rock star del calcio fuori dagli schemi, che non era sotto controllo …”

Il calcio è anche l’orgoglio di un padre, la fiducia data da un allenatore, quando mi mancava tanto, ha creduto in me e mi ha fatto capitano”, e ammirazione per gli zii corsi.

E poi Julien lasciò il rettangolo verde per un altro teatro con il sipario rosso. Anche se, quando accompagniamo il tour di un certo… Francis Huster.

“Mi ha parlato molto di calcio, e in piena rappresentanza del Giocatore di scacchigli ho dato il punteggio di una partita di Francia-Germania usando la frutta di un canestro a bordo palco!” Purtroppo l’evoluzione della sua disciplina preferita lo ha portato oggi a non avere più nulla a che fare con il calcio…

“Trovo più difficile difendere questo sport e ho guardato la finale della Coppa del Mondo in Qatar solo con la coda dell’occhio”.

Con lo sguardo rivolto alle assi, piuttosto che all’erba…

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