Muta preoccupazione tra i diplomatici per un possibile arrivo della Marina militare al Quai d’Orsay

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Il ministro francese dell’Europa e degli Affari esteri, Stéphane Séjourné, all’Eliseo, a Parigi, il 12 giugno 2024. JULIEN DE ROSA/AFP

L’iniziativa la dice lunga sul clima di attesa ma anche di sfiducia che attanaglia la Farnesina dall’annuncio dello scioglimento. In vista di una possibile coabitazione tra Emmanuel Macron e il Raggruppamento Nazionale (RN), dopo il secondo turno delle elezioni legislative, il 7 luglio, circola da diversi giorni al Quai d’Orsay una sorta di “petizione anonima”. “Non possiamo accettare che una vittoria dell’estrema destra indebolisca la Francia e l’Europa mentre la guerra è quirecita il cui testo Il mondo ottenuto un rilascio. I nostri avversari leggeranno una vittoria dell’estrema destra come un indebolimento della Francia e un invito all’ingerenza nella nostra politica nazionale, all’aggressività contro l’Europa, anche militarmente, alla vassallizzazione economica della Francia e del continente. »

Se il documento testimonia il percepibile fermento all’interno del ministero, a meno di dieci giorni dal primo turno di votazioni, rivela anche la prudenza che sembra essere richiesta per natura a un corpo diplomatico al servizio del governo. La “petizione” circola nei servizi, senza che ne venga rivelata l’origine né l’elenco dei firmatari.

In effetti, fino ad oggi, pochi diplomatici hanno preso una posizione aperta contro l’avvento al potere del gruppo di estrema destra, che potrebbe cambiare radicalmente i fondamenti della diplomazia francese su questioni essenziali come la guerra in Ucraina o le relazioni con la Russia.

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Il Quai d’Orsay è però in allerta, come testimonia un volantino interno distribuito dalla sezione interna della Confederazione francese dei lavoratori cristiani (CFTC): “Ci sembra essenziale che la nostra amministrazione resti, dopo le elezioni legislative, in grado di servire il Paese e i cittadini, senza ingerenze straniere e nel rigoroso quadro dello Stato di diritto e del rispetto dei principi che, sempre e ovunque, devono guidare la servizio pubblico, in particolare l’uguaglianza e la neutralità. » «Dobbiamo essere più vigili che mai affinché nessuno possa essere molestato per le proprie convinzioni politiche e religiose né discriminato a causa delle proprie origini geografiche o sociali. L’obbligo di fedeltà non può essere illimitato”, avverte la CFTC.

“Nessuno uscirà dal bosco”

Al contrario, pochissimi diplomatici hanno espresso la loro simpatia per la RN, con la notevole eccezione dell’ex ambasciatore in Algeria sotto Nicolas Sarkozy e poi di nuovo sotto Emmanuel Macron, Xavier Driencourt. Questo ex pilastro del Ministero degli Affari Esteri, ora in pensione, presume apertamente di essere in contatto con il partito di Marine Le Pen. “Al momento nessuno esce dal bosco, tutti si riparano”, osserva una fonte sindacale che preferisce restare anonima. Sembra lontano il ricordo dell’ex ambasciatore francese in Giappone Thierry Dana, durante la campagna presidenziale del 2017, che assicurò di volere “rinunciare ad occupare le funzioni che [lui] verrebbero affidati piuttosto che servire la diplomazia del Fronte Nazionale”.

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