Accampamento filo-palestinese: vittoria dell’UQAM nella sua richiesta di ingiunzione

Accampamento filo-palestinese: vittoria dell’UQAM nella sua richiesta di ingiunzione
Accampamento filo-palestinese: vittoria dell’UQAM nella sua richiesta di ingiunzione
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I manifestanti filo-palestinesi accampati nell’area dell’UQAM non potranno più fare quello che vogliono, ha stabilito un giudice, ordinando loro, tra le altre cose, di lasciare che i vigili del fuoco controllino che i locali siano sicuri.

“Si tratta infatti di inquadrare adeguatamente l’evento che si sta svolgendo in questi giorni nel cortile interno del complesso [de l’édifice du centre-ville]e questo affinché tutto ciò avvenga nella massima sicurezza per tutte le parti”, ha sentenziato il giudice Louis J. Gouin, questo lunedì presso il tribunale di Montreal.

Il giudice ha così concesso un’ingiunzione all’UQÀM, che chiede alcune limitazioni in relazione all’accampamento dove sono riuniti i manifestanti filo-palestinesi.

Oltre a consentire l’accesso ai vigili del fuoco, dovranno sgomberare le tende a due metri dagli edifici e rimuovere qualsiasi materiale che ostruisca porte e finestre.

Dovranno inoltre rimuovere qualsiasi attrezzatura che blocchi le telecamere esterne dagli edifici.

“Queste misure di sicurezza non interferiranno con l’esercizio da parte degli imputati del loro diritto alla libertà di espressione, compreso il diritto di manifestare”, si legge nella decisione.

E anche se i manifestanti si appellassero alla decisione, dovranno comunque conformarsi in attesa del risultato, ha detto il giudice, spiegando che è valido fino al 6 giugno. L’UQÀM potrebbe però chiederne il rinnovo.

Sicurezza prioritaria

Nella sua decisione, il giudice ha ricordato che l’accampamento era stato costruito due settimane fa, tra l’altro utilizzando recinzioni da cantiere e teloni, “impedendo così quasi ogni visibilità all’interno”, bloccando allo stesso tempo le porte del Padiglione Cuore delle Scienze.

È dunque l’aspetto sicurezza a far pendere l’ago della bilancia a favore dell’UQÀM, anche per l’uso di prolunghe elettriche non protette nel campo, utilizzando “senza autorizzazione” le prese elettriche dell’università.

I manifestanti dal canto loro avevano assicurato che “all’interno del campo prevale un’atmosfera amichevole e conviviale” e che diverse porte non erano più ostruite, rendendo superflua l’emissione di un’ingiunzione.

Il giudice, però, non è stato d’accordo, ricordando che era urgente garantire la sicurezza di tutti.

“L’attuazione di queste misure riduce solo la superficie dell’accampamento, senza ledere il diritto di manifestare”, ha osservato il magistrato.

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