Sebastian Bach al Beanfield Theatre

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Sebastian Bach non ha nulla a che fare con l’iconico compositore e organista classico tedesco vissuto nel XVIII secolo. È solo uno dei migliori cantanti della sua generazione. Quello che una volta alimentava spruzzo netto, in spandex, con assoli di chitarra epici e tante belle ragazze nei suoi video musicali. Oggi Vince Neil riesce a colpire la nota (giusta) solo se c’è una coppia di coristi e basi musicali per dargli una mano, mentre Axl Rose, anche se non sbaglia, purtroppo è crudelmente senza fiato. Ieri sera, in un Beanfield Theatre gremito (che era tutto esaurito), Bach ha dimostrato di essere ancora capace di interpretare i successi del passato con disinvoltura, entusiasmo e talento.

Dall’inizio della sua carriera da solista, Bach ha suonato con molti musicisti molto competenti. Ad accompagnarlo nel tour c’erano i chitarristi Paul Crook (Anthrax, Meat Loaf) e Mike Chlasciak (Halford), così come i bassisti Steve Di Giorgio (Death, Testament, Megadeth) e Jason Christopher (Prong). In studio ha potuto collaborare con Axl e Duff McKagan (Guns n’ Roses), Myles Kennedy (Slash), John 5 (Rob Zombie, Mötley Crüe), Wolf Hoffmann (Accept), Steve Stevens (Billy Idol) e Orianthi (Alice Cooper). Ha fatto parte anche per un breve periodo del supergruppo Damnocracy, con l’iconico Ted Nugent, Jason Bonham (figlio di Bonzo, defunto batterista dei Led Zeppelin), Evan Seinfeld (Biohazard) e Scott Ian (Anthrax, SOD, Mr.Bungle).

Tuttavia, per tutti i rocker anziani e per i rocker di tutto il mondo, Bach sarà per sempre la voce di Skid Row. Quello che ha cantato nelle prime quattro uscite della band, compresi i classici ormai heavy – o “hair metal”, se preferite – che sono Skid Row (1989) e il suo successore più muscoloso Schiavo della fatica (1991). È anche la magnifica copertina di quest’ultimo (opera del padre di Bach, l’artista visivo David Bierk) che adornava l’immenso striscione appeso dietro il palco. Suonando il brano che dà il titolo allo stesso album, Bach annunciò – assumendosi completamente se stesso – quello che sarebbe seguito, un concerto segnato dalla nostalgia, che celebrava il passato con inni unificanti di un’altra epoca.

Sebbene Bach abbia appena pubblicato un quarto album solista, Il bambino dentro l’uomoha suonato solo due estratti (i.e. Tutti sanguinano E Cosa ho da perdere, per far girare la palla). Ad eccezione di una troppo breve cover di Tom Sawyer (del monumento del rock progressivo che furono i Rush), il resto del programma era dedicato ai primi due degli Skid Row, interpretando tutti i classici, nessuno escluso, con entusiasmo contagioso. . In carta 12 pezzi del suo ex gruppo su 15, compresi i luccicanti Frullato di serpente a sonagli, Affari delle scimmie e, proprio alla fine, Gioventù bruciatasono eseguiti abilmente dall’attuale gruppo di Bach: il bassista Clay Eubank (Cody Parks & The Dirty South), il chitarrista Brody DeRozie (Santa Cruz) e il batterista Bobby Jarzombek (Fates Warning).

Vestito con enormi scarpe da ginnastica rosa, una maglietta e pantaloni rossi con paillettes, Bach era pieno di energia, camminava su e giù per il palco, facendo girare il microfono come un lazo, con un sorriso grande come quello. Essendo cresciuto nella periferia di Toronto, Bach era molto felice di ritrovare i suoi fan canadesi, sei anni dopo la sua ultima visita a Montreal (nel fradicio e gremito Foufounes Électriques!), una città che ha menzionato – in francese per favore – visitando da allora del leggendario bar Le Moustache. Ha voluto anche ricordare la sua memorabile apparizione all’Auditorium di Verdun con i Pantera nel 1992.

Molto eterogeneo (tutte le età e i sessi insieme), il pubblico era ansioso di accompagnare Bach, trasformandosi in un coro rumoroso per il grande piacere del gruppo principale. Soprattutto durante le passeggiate unificanti come 18 e Vita E Mi ricordo di te, dedicato a diversi grandi musicisti defunti. Bach ha persino cantato a cappella in alcune righeParadiso e inferno dei Black Sabbath, in omaggio al compianto Ronnie James Dio. Insomma, una bella serata per ripercorrere il passato, vivendo intensamente il momento presente e rockeggiando come trent’anni fa.

Foto in blocco

Sebastiano Bach

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