E intanto Mayotte ha sete

E intanto Mayotte ha sete
E intanto Mayotte ha sete
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Mentre il presidente Macron è atteso all’estero in Nuova Caledonia, la situazione sull’isola dell’Oceano Indiano è 101e Anche il dipartimento francese resta molto preoccupante, con la ricomparsa del colera.


Pensavamo che fosse scomparso definitivamente dal territorio francese, ma ora il colera è tornato a Mayotte. Le calamità non sono ancora finite per colpire il 101° dipartimento francese. Un’altra tragedia, l’ennesima, in questo territorio, per cui la catena quotidiana delle catastrofi è simile al libro dell’Apocalisse. Purtroppo, la crisi idrica è stata solo la genesi di una discesa agli inferi degli ultimi mesi, fonte di reali difficoltà in termini di salute pubblica, con le conseguenze che stiamo osservando. Un morto, un bambino di tre anni e diverse decine di malati. Chi avrebbe mai immaginato che un dipartimento francese sarebbe stato prosciugato in questo modo, limitando la popolazione nei suoi consumi più elementari, fonte di vita e di igiene? Quali sono state le colpe all’origine di questa situazione? Progetti purtroppo incompiuti, servizi igienico-sanitari difficili da convincere, un unico impianto di desalinizzazione per quasi mezzo milione di abitanti e una dipendenza dalla Francia e dalla Riunione per il trasporto dell’acqua in bottiglia; Mayotte ha sete.

Un’isola sommersa dai migranti comoriani

È chiaro che “l’isola dei fiori”, questo gioiello di vaniglia e ylang-ylang, non è più il paradiso tanto sperato, che la sua popolazione è in balia degli eventi che scandiscono la sua triste quotidianità, dove la speranza si affievolisce per il ritorno dei giorni felici. Una prosperità da sogno per questo dipartimento che è allo stesso tempo il più giovane e il più povero del territorio.

Di fronte a un’ondata migratoria proveniente dalle vicine Comore, che colpisce l’integrità del suolo francese e ne mina la sicurezza, Mayotte sta morendo, minacciata da una guerra civile tra popolazioni, sotto gli occhi di uno Stato sconfitto e di un’Unione europea ad abbonati assenti. Un’isola più popolata della Corsica, per la quale il consiglio dipartimentale e i comuni stanno lavorando duramente per compensare il ritardo nello sviluppo e per compensare gli investimenti mancanti, indeboliti dai vincoli di bilancio, difficili da espandere. Non c’è dubbio che le autorità locali lottano quotidianamente per garantire la sopravvivenza della propria terra, ignorata da un lato e invasa dall’altro.

Lontano dagli occhi, vicino al cuore… anzi lontano dal cuore, c’è da chiedersi se la distanza non sia altro che un fattore di ignoranza. Nel Paese dove non tramonta mai il sole, presente in ogni oceano, l’Oltremare che è la nostra ricchezza sembra trasformarsi nell’oltretomba. Campione del decentramento e del millefoglie amministrativo, la Francia impone ai nostri territori d’oltremare gli stessi requisiti della Francia? Questo rigore così blu-bianco-rosso, ereditato da Napoleone e di cui la promessa repubblicana è un obiettivo centrale. Quella di una reale continuità dello Stato francese, di pari opportunità e di accesso ai servizi pubblici per tutti i cittadini in virtù del rispetto del primo articolo della nostra Costituzione, di “una Repubblica una e indivisibile”. Al di là delle eterne questioni di tassazione, diritto comune e distribuzione dei poteri, la dipartimentalizzazione del territorio nel 2010, voluta da Nicolas Sarkozy, ha risposto agli obiettivi fissati dallo Stato?

Lo spavento o il caos

Libertà, uguaglianza, fraternità, a cui potremmo aggiungere la dignità, principi della Repubblica francese che sembrano messi in discussione. Dov’è la libertà quando essere francesi sul proprio territorio non è più una garanzia di libera circolazione, a causa del pericolo permanente a tutte le ore? Dov’è l’uguaglianza quando le scuole, sature, non consentono più l’insegnamento come dovrebbero? Dov’è la fraternità quando lo Stato non è più in grado di garantire la solidarietà del nostro sistema? Infine, dov’è la dignità di fronte ad un sistema sanitario esausto, che fatica a fornire cure dignitose alla popolazione?

Un inizio è essenziale per Mayotte, ma più in generale per tutti i nostri territori d’oltremare. Non avendo più un ministero proprio, ma un semplice ministero delegato, perché un tale rifiuto di tre milioni di francesi? Il centralismo decentralizzato francese, culmine di un paradosso, sta raggiungendo i suoi limiti… Dopo bilanci, controlli e finanziamenti, la necessità di un progetto reale e soprattutto di una visione, è incondizionata. Apprezziamo i nostri territori d’oltremare.

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