il blocco di TikTok davanti al Consiglio di Stato – Libération

il blocco di TikTok davanti al Consiglio di Stato – Libération
il blocco di TikTok davanti al Consiglio di Stato – Libération
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Questo martedì alle 11:30, il tribunale amministrativo supremo esaminerà diversi ricorsi contro il divieto del social network nell’arcipelago. Una misura che il governo ora giustifica con la teoria giuridica delle “circostanze eccezionali”, che gli consente di affrancarsi dalla legalità ordinaria.

La misura, senza precedenti in un Paese europeo, aveva suscitato molti interrogativi – per usare un eufemismo – tra gli specialisti di diritto pubblico: su quale base giuridica si è basato il governo per annunciare, mercoledì sera 15 maggio, il blocco dell’accesso a TikTok a New York? La Caledonia scossa da violente rivolte? Secondo il sito vie-publique.fr, pubblicato dalla Direzione dell’informazione giuridica e amministrativa, dipendente di Matignon, è nel quadro dello stato di emergenza, dichiarato nell’arcipelago da Emmanuel Macron, che questo blocco è stato deciso. Tuttavia, se tale stato di eccezione consente al Ministro dell’Interno di interrompere a “servizio di comunicazione pubblica on-line”è solo nel caso di condonare atti di terrorismo o di provocazione a commetterli.

Mentre martedì 21 maggio il Consiglio di Stato dovrà esaminare in tarda mattinata diversi ricorsi contro il divieto di TikTok, il governo, nella sua memoria di difesa, afferma Pubblicazione ha potuto consultare, ora giustifica la misura non con lo stato di emergenza, ma in nome della teoria giurisprudenziale del “circostanze eccezionali”che vuole che l’amministrazione, in caso di eventi gravi e imprevisti, possa agire fuori dai confini della legalità ordinaria.

Appelli di associazioni e residenti

Per lo meno, finora sull’argomento ha regnato una certa vaghezza. Nell’annunciare il blocco del social network nell’arcipelago d’oltremare, il Primo Ministro non è stato molto disponibile, limitandosi a precisare che l’Alto Commissario della Repubblica in Nuova Caledonia, Louis Le Franc, aveva “TikTok bandito”. Interrogato il giorno successivo dal sito Numeramail gabinetto di Gabriel Attal aveva evidenziato il “interferenza e […] la manipolazione della piattaforma la cui società madre è cinese.

Venerdì 17 maggio, due associazioni, la Lega per i Diritti Umani e Quadrature du Net, nonché tre cittadini residenti o presenti in Nuova Caledonia, rappresentati dall’avvocato Vincent Brengarth, hanno attaccato in procedimento sommario questo divieto di TikTok, denunciando congiuntamente una “Attacco grave e manifestamente illegale” alla libertà di espressione e di comunicazione. Sia l’appello di Quadrature du Net, consultabile online, sia quello dei tre neocaledoniani, consultato da Pubblicazionecontestano la legittimità della decisione con riguardo alle disposizioni dello stato di emergenza.

“Se gli eventi attualmente in corso in Nuova Caledonia sono particolarmente gravi, va sottolineato che non possono in alcun modo essere qualificati come atti terroristici”, sottolinea il riassunto dei residenti. Stessa tesi dell’associazione per la difesa delle libertà su Internet, che sottolinea anche che la lotta alla disinformazione e alle ingerenze non costituisce motivo di blocco previsto dalla legge, e che in ogni caso un provvedimento di questo tipo sarebbe sproporzionato rispetto riguardo ad un simile obiettivo.

“Contesto insurrezionale”

Ma d’ora in poi non si tratterà più di giustificare la messa al bando del social network a causa di ingerenze straniere: si mira solo a ripristinare l’ordine pubblico. TikTok, spiega Matignon, è stato utilizzato dai rivoltosi per “organizzare in tempo reale”, “aumentare l’impressione di caos e disordine trasmettendo immagini dei loro misfatti” E “consentire il riutilizzo dei contenuti nell’ambito di operazioni di manipolazione ingannevole”. Pertanto, i servizi del Primo Ministro stanno andando avanti, “esiste un legame diretto tra l’uso di TikTok e le rivolte”. E “tenendo conto del contesto insurrezionale”la misura di blocco è, per il governo, “giuridicamente basato sulla teoria delle circostanze eccezionali”.

Secondo questa teoria giurisprudenziale, che risale alla prima guerra mondiale, l’amministrazione può liberarsi, nei periodi di crisi, dal diritto esistente; a carico del giudice amministrativo, il quale “controlla le azioni intraprese nel quadro di questa teoria”per valutare se effettivamente esiste “circostanze eccezionali”e per garantire che le decisioni “sono stati resi necessari”, spiega il Consiglio di Stato sul suo sito. Dirlo in un altro modo : “La necessità è legge”riassunto con Pubblicazione Nicolas Hervieu, avvocato specializzato in diritti e libertà e professore a Sciences-Po.

Due regimi eccezionali

IL “circostanze eccezionali” sono stati quindi interpellati più volte dal Consiglio di Stato, anche durante i disordini in Nuova Caledonia nel 1985, ma anche, molto più recentemente, nel 2021, per convalidare l’ampliamento della tessera sanitaria prima del voto della legge. Il problema di una simile concezione, ovviamente, è cosa può mettere in atto: in particolare, sottolinea il giurista, in termini di restrizioni delle libertà senza precedenti.

Soprattutto perché questi conti si sovrappongono, ancor più che nel 2021, quando la Francia era in un periodo di transizione “uscita dallo stato di emergenza sanitaria” – due regimi eccezionali nel caso di specie: lo stato di emergenza, standardizzato dalla legge, e lo “circostanze eccezionali”, che operano mediante legalizzazione a posteriori da parte del giudice amministrativo. Quest’ultimo può, quindi, rendere possibile ciò che il primo non aveva previsto. “Se seguiamo questa logica, decisioni così invasive come bloccare un social network possono essere prese senza base giuridica e senza garanzia legale”, avverte Nicolas Hervieu. Resta ora da vedere se il Consiglio di Stato sceglierà o meno di seguire l’esecutivo in questa direzione.

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