The Messthetics e James Brandon Lewis al Bar le Ritz PDB

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Ricordi gli esperimenti effettuati durante le lezioni di chimica al liceo? Ogni componente è stato combinato con precisione per produrre un risultato prevedibile. Ciò era in completo contrasto con ciò che molti provarono quando seppero della formazione di una band che includeva James Brandon Lewis e The Messthetics. Il gruppo si è esibito al Bar le Ritz PDB la settimana scorsa. Uno sguardo indietro a una serata che ha risposto a tutte le nostre domande.

Breve colonna sonora per accompagnare questo articolo

Quella sera il pubblico ha assistito ad uno spettacolo davvero spettacolare: i Messthetics sono formati dall’ex sezione ritmica dei Fugazi, gruppo punk attivo dal 1987 fino ai primi anni 2000, da Anthony Pirog, musicista fuori categoria che abbraccia non solo il jazz, ma anche rock d’avanguardia, libera improvvisazione, suoni elettronici o paesaggi sonori ambient, e il sassofonista James Brendan Lewis; ci hanno presentato la versione integrale del loro album omonimo.

Tra il pubblico tanti volti noti, visto che era presente la comunità degli appassionati di musica improvvisata. Numerosi gli assidui frequentatori anche di Suoni per il popolo, un pubblico aperto all’esplorazione sonora che non è rimasto deluso.

Ciao ii Regioni

La serata è iniziata bene poiché nella prima parte il trio di Montreal H ii Regions ha offerto un set vigoroso, perfettamente in linea con quello che sarebbe seguito. Ci hanno servito ritmi ipnotici, potenti e imprevedibili. Un’introduzione che non ha lasciato nessuno indifferente. Un gruppo da seguire.

I Messthetics e James Brandon Lewis

Ciò che seguì fu altrettanto intenso. Fin dall’inizio, il variegato quartetto attacca subito con il pezzo Emergenza : i punk non sembrano desiderosi di dimostrare la loro buona fede nel jazz. Il loro ritmo è crudo e rudimentale. Dal canto suo, JBL inizia la serata con un gioco veemente, che diventa sempre più frenetico e dissonante man mano che il pezzo evolve.

Quindi continuano con Quel Thangun pezzo un po’ funky, e Tre sorelledurante il quale Lewis e Pirog suonano assoli intrecciati che permettono al chitarrista di dimostrare tutta la portata del suo modo di suonare. Pirog è senza dubbio uno dei chitarristi più interessanti del momento.

Più la serata va avanti, più vediamo che la musica del quartetto si distingue da tutte le tendenze dominanti del jazz attuale: niente paesaggi sonori ambientali, improvvisazione cerebrale, né revivalismo spirituale del jazz. La sua sensibilità è piuttosto vintage, ogni musicista porta le sue particolari doti e gli altri scoprono come sfruttarle. Il risultato è sorprendente, unico.

Passando a qualcosa di più lento, Boalty permette a Lewis e Pirog di offrirci un modo di suonare più morbido, la precisione del suono viene evidenziata e il ritmo supporta il tutto meravigliosamente. Splendida!

Agli ultimi brani dell’album ne seguiranno altri tre scelti dal repertorio di ciascuno. Fino alla fine, ogni membro si agita, spingendo gli altri verso voli di intensità e invenzione sempre più alti.

Che serata comunque! Durante tutta questa performance, abbiamo assistito ad una collaborazione di alto livello che ha dato luogo ad alcuni momenti affascinanti, in cui le idee di un membro passavano in secondo piano mentre quelle di un altro prendevano il sopravvento. Il rispetto reciproco di questo quartetto era evidente e sarà una serata impressa nei nostri ricordi.

Griglia dei brani

  1. Emergenza
  2. Quel Thang
  3. Tre sorelle
  4. Boalità
  5. Il tempo è il luogo
  6. L’Orso
  7. I binari della ferrovia a casa
  8. Estenia
  9. Quarta parete
  10. Lingua di serpente
  11. Non aver paura
  12. C’era una volta

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