Loira Atlantica: il suo consumo di droga lo rende paranoico e violento, condannato un giovane padre

Loira Atlantica: il suo consumo di droga lo rende paranoico e violento, condannato un giovane padre
Loira Atlantica: il suo consumo di droga lo rende paranoico e violento, condannato un giovane padre
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Editoriale Guerande

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14 maggio 2024 alle 6:38

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La coppia si è sposata nel 2019 e ha dato alla luce una bambina un anno fa.

Se martedì 30 aprile 2024 si trovano entrambi davanti al tribunale penale di Saint-Nazaire (Loira Atlantica), è perché il 7 novembre Il signor ha aggredito la signora, tre agenti di polizia e un assistente di sicurezza ha chiesto aiuto.

“Non volevo essere ammanettato”

La giovane è stata chiara: «Da quando è diventato dipendente da cocaina e cannabis, è diventato paranoico, monitorando tutto».

Si erano separati due mesi prima, ma la madre, senza famiglia, aveva voluto concedersi una diritto di visita a papà : “Volevo che vedesse sua figlia.”

Lo ha quindi accolto il 6 novembre nella sua casa di Saint-Nazaire. È stata insultata. Le ha preso il telefono e le chiavi, e la mattina dopo, quando lei voleva uscire e lui l’ha fermata, ha chiamato la polizia.

Ci è voluta più di mezz’ora di scambi verbali perché finalmente aprisse la porta. Il suo controllo era difficile: “Non volevo essere ammanettato”, ha ammesso durante il processo.

Uno degli agenti di polizia è stato morsoferito ad una gamba e la sua sospensione dal lavoro è durata dieci giorni, sono stati maltrattati anche i suoi tre colleghi.

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Me Sylvie David ha notato una delle loro dichiarazioni:

“Faceva grandi gesti… Finivamo quasi tutti sdraiati sul divano. »

Da parte sua, Me Déborah Florance, avvocato della giovane madre, ha chiarito: “All’inizio andava tutto bene, la mia cliente ha vissuto anche un anno in Algeria. I conflitti sono iniziati due anni fain seguito al suo uso di droga.

Non ha dimenticato di dire che la giovane donna, che li ha chiamati da dietro la porta, è stata trovata con un livido sul viso.

Dall’altra parte si presenta l’imputato, 28 anni calmo e pentito : “Non ricordo tutto, ma non mi sono comportato bene, non volevo essere ammanettato…”

Segnato dalla sua custodia

Il che soddisfò la giovane donna, che bisogno di riflessione prima di una possibile ripresa della convivenza, è sentire tuo marito dire “che ha smesso di consumare prodotti tossici”.

L’imputato, che non aveva alcuna iscrizione nel suo casellario giudiziario, “è stato fortemente segnato dalla sua custodia”, sostiene Me Julie Poussier.

A causa del fatto che il morso non risulta sul certificato medico del poliziotto, chiede la liberazione per le violenze e insiste affinché “l’imputato sia consapevole delle sue azioni”.

Vince la causa per la violenza contro l’agente di polizia.

Il pubblico ministero aveva chiesto dodici mesi di reclusione con sospensione della libertà vigilata. Il tribunale ne pronuncia dieci, seguendo il magistrato per quanto riguarda a obbligo di tirocinio sulla violenza domestica e sul divieto di presentarsi a casa della giovane.

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