«Dare un volto a un popolo»: la sfida del Collettivo di Solidarietà Palestina-Friburgo

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Un collettivo friburghese si batte affinché il destino dei palestinesi non venga dimenticato.

Il 16 marzo a Friburgo ha avuto luogo una mobilitazione a favore della Palestina. © Flore Dikkers

Il 16 marzo a Friburgo ha avuto luogo una mobilitazione a favore della Palestina. © Flore Dikkers

Pubblicato il 05/10/2024

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Un gruppo di cittadini friburghesi si mobilita per la Palestina, formatosi in collettivo di solidarietà alla fine del 2023. Il suo obiettivo? “Dai un volto a queste persone e alle migliaia di palestinesi uccisi”, afferma Katarina Rybarikova, membro del Collettivo Solidarietà Palestina-Friburgo. Fin dalla sua costituzione, il gruppo di volontariato, in stretto legame con altri collettivi nazionali, ha organizzato numerosi eventi in città, oltre ad eventi culturali o convegni. E conta di portare visibilità e sostegno attraverso un pranzo di beneficenza e un film a giugno a Friburgo, la cui data sarà fissata prossimamente.

Ma chi sono i suoi membri? Sono una cinquantina, vivono tutti a Friburgo, hanno età e provenienze diverse, ma la maggior parte non vuole apparire sui media e dice che vuole soprattutto mettere in risalto la propria causa.

«È fondamentale sensibilizzare i friburghesi poco informati sull’ingiustizia della situazione»
Sébastien Peiry

Tra questi, Adrien Folly, che da dieci anni si interessa di diritto internazionale, campo da cui proviene. Chi è andato lì “ha visto la realtà dell’occupazione militare” e ritiene importante renderla visibile. Anche Sébastien Peiry, assistente sociale, si dice toccato “dall’ingiustizia della situazione” e ritiene “essenziale farla conoscere ai friburghesi poco informati”. Katarina Rybarikova, formata nella protezione della natura, evoca “un legame di umanità, giudicando che la questione, oltre la Palestina, riguarda il diritto internazionale: si tratta di lottare per i nostri diritti come cittadini di un Paese.

Per quanto riguarda Mohamed o Rana, sono direttamente interessati e vogliono presentare la realtà dell’esperienza palestinese. Il primo, arrivato in Svizzera 8 anni fa, è originario di Gerico (Cisgiordania), dove lui e la sua famiglia sono cresciuti sotto “la violenza dell’occupazione”; mentre i nonni di Rana, cresciuti in Libano, furono espulsi dalla Palestina.

Il loro obiettivo è “rendere visibile ciò che sta accadendo lì, allertare la popolazione affinché possa mobilitarsi o continuare a farlo per condannare il genocidio commesso dallo Stato di Israele” (vedi LL del 27.01.24: la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato a Israele di prevenire ogni possibile atto di genocidio), chiedendo “un cessate il fuoco immediato e il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”. Ma sottolineare che denunciano le azioni dello Stato d’Israele “senza lasciare spazio all’interno del collettivo per osservazioni antisemite”.

Centinaia di persone marciano per la Palestina a Friburgo

Il collettivo si rammarica dei silenzi e della posizione delle autorità svizzere, che accusa di anteporre gli interessi economici ai diritti umani.

“Trova una strada verso la pace”

Reagisce anche ai recenti eventi in Iran. Secondo lui esiste una disparità di trattamento: gli Stati occidentali condannano gli atti illeciti commessi dall’Iran, ma non reagiscono quando vengono commessi da Israele, anche se è in gioco il rispetto del diritto internazionale.

Quanto ai tragici eventi del 7 ottobre 2023, il collettivo tiene a ricordare che “la storia non è iniziata in quella data”, e insiste sulla necessità di “mettere le cose nel loro contesto”, evocando la lunga occupazione militare e i territori conquistati dai palestinesi. “E questo non per giustificare gli atti commessi ma per comprendere e cercare di trovare una vera strada verso la pace”.

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