Libertà fragile – Il Corriere

Libertà fragile – Il Corriere
Libertà fragile – Il Corriere
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La stampa libera è l’occhio aperto della gente ovunque. Quello che curiosa nei corridoi del potere, che fruga chilometri di documenti oscurati alla ricerca di una cifra, di una frase, di una nota che attesti malversazioni, ingerenze o lordure politico-finanziarie.

Questa libertà di ricerca è molto più di un semplice privilegio concesso ai giornalisti; è il diritto inalienabile che ogni cittadino ha di sapere cosa succede nelle istituzioni che lo sovrastano.

In teoria questo diritto è garantito in Svizzera dalle leggi federali e cantonali sulla trasparenza. In pratica, amministrazioni e imprese conoscono tutti gli stratagemmi per discostarsi. A partire dalle procedure SLAPP, che mirano a dissuadere i media dal pubblicare inchieste imbarazzanti.

Per La posta, il caso Gandur è emblematico. Nel 2015 l’uomo attaccò il giornale dopo la pubblicazione del suo ritratto. La pubblicazione è stata fatta prima della votazione del Consiglio comunale di Ginevra sul Museo d’Arte e di Storia che avrebbe dovuto ospitare parte della collezione del miliardario.

I ripetuti procedimenti civili e penali ci sono costati più di 100 000 franchi. Il caso è ancora pendente davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Un altro esempio è quello del manager e promotore ginevrino Stéphane Barbier-Mueller, che ha cercato di farci pressione tra marzo 2022 e marzo 2023, bloccando preventivamente un articolo riguardante il suo coinvolgimento nel processo Raiffeisen.

Nuovi procedimenti legali sono stati avviati e sono ancora in corso.
Di fronte a questo tipo di manovre, che mettono a repentaglio l’intero settore dei media e delle ONG, la Svizzera resta troppo prigioniera della sua abitudine al segreto. Nella sua classifica mondiale sulla libertà di stampa pubblicata oggi, Reporter Senza Frontiere sottolinea l’insufficiente protezione del contesto giuridico. La colpa è del legislatore, che da diversi anni a Berna non fa altro che allungare l’elenco delle eccezioni alla legge sulla trasparenza.

Senza dimenticare il vuoto giuridico che riguarda il settore privato. A questo proposito la Svizzera farebbe bene a prendere l’esempio del Sudafrica e della sua “Legge sulla promozione dell’accesso alle informazioni”, che si applica alle aziende le cui attività potrebbero comportare un rischio per l’ambiente o la salute pubblica. Un dispositivo che consentirebbe ai giornalisti svizzeri di scrutare meglio le azioni ecocide che le aziende svizzere amano tanto tenere nell’ombra.

#Swiss

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