Questi i tesori del Marocco nascosti dalla Biblioteca Nazionale di Francia

Questi i tesori del Marocco nascosti dalla Biblioteca Nazionale di Francia
Questi i tesori del Marocco nascosti dalla Biblioteca Nazionale di Francia
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La Biblioteca Nazionale di Francia è ricca di libri sul Regno del Marocco pubblicati tra il XVI e il XIX secolo. Centinaia di opere stampate prima per il piacere e l’educazione dei re di Francia e dei nobili, poi destinate dopo la rivoluzione del 1789 al grande pubblico. Ecco una breve – troppo scarna – panoramica di una decina di libri, i più antichi, che evocano il Marocco nelle loro pagine, o la cui storia si svolge interamente lì.

Il libro più antico che cita il “Regno del Marocco”

La più antica cronaca letteraria sul Regno del Marocco si chiama “Annali dei Fratelli Minori” (2 voll. 3 volumi). Scritto da Luc Uvadinghes in latino, copre gli anni 1208-1250. Fu tradotta in francese antico e pubblicata da Sylvestre Castet a Tolosa non appena apparve in Francia, nel XVI secolo, la cosiddetta stampa “meccanica”. Scopriamo in particolare che Papa Innocenzo III a Roma commissionò al celebre Francesco d’Assisi, fondatore dell’ordine dei Frati Minori, l’invio di vescovi cristiani in Marocco. Nel XIII secolo, i cristiani, come gli ebrei discussi in altri libri della BNF, vivevano in armonia in Marocco e avevano rappresentanti presso le corti dei sultani: “Frate Elie e frate Gilles, che erano soltanto fratelli di latte, partirono con parecchi altri per l’Africa nel Regno del Marocco, e un mese dopo la loro partenza, san Francesco li fece seguire da frate Vital (…) e dal buon frate Agnello che ha da allora è stato vescovo del Marocco» (p.156). Tuttavia, l’Infante di Spagna, geloso dell’interesse di Roma per questo grande regno africano, inviò i suoi uomini a ricondurre la delegazione di monaci in Spagna, ma “ingannò i suoi capi e tornarono in Marocco, tanto che l’infante li fece convocare una seconda volta nelle terre dei cristiani, ma essi ingannarono una seconda volta le loro guide e tornarono in Marocco» (p.391). Innocenzo III, considerato uno dei più grandi papi del Medioevo, “scrisse ai fedeli del Marocco di questi quartieri per ordinare loro di accogliere Fratello Agnello e di onorarlo come loro vero pastore. Il Papa scrive ancora al re del Marocco per ringraziarlo» (p.403).

Una grande nazione nel mondo

Le “Cronache di Monstrelet”, pubblicate a Parigi dal cavaliere Monstrelet, nel 1572, raccontano episodi storici tra gli anni 1400 e 1467 e apprendiamo che lo Stretto di Gibilterra era chiamato nel XV secolo “Stretto del Marocco” (citato in diversi pagine). Allo stesso modo un altro libro, “Il grande cantoniere, pilotaggio e ancoraggio marittimo”, scritto alla fine del XV secolo da Pierre Garcie e pubblicato nel 1579 a Parigi, evoca questo appellativo: “Trefalguar e lo Stretto del Marocco» (pag. 20).

In “L’Accademia Françoise, in cui si tratta l’istituto della morale”, pubblicato nel 1581 a Parigi, l’autore Pierre de la Primaudaye promuove il diritto monarchico salino (l’eredità del potere reale va sempre di padre in figlio, e mai di padre in figlia) ed evoca i grandi regni del mondo che la praticano, come quello di Napoli, di Sicilia, di Francia ed inoltre specifica il Regno del Marocco la cui capitale era Fez: che “fatto che il Regno non si rinvia in forza della legge senza tener conto delle figlie, né dei discendenti maschi di queste, come avviene per la legge salica nel Regno di Napoli e di Sicilia, in Francia nonché per i re di Fez in Marocco, e come inizialmente veniva praticato dal re d’Inghilterra Enrico VIII» (p.191).

“La cosmografia universale illustrata con varie figure delle cose più notevoli viste dall’autore (Volume 1)”, pubblicata a Parigi nel 1975 da André Thevet, descrive la terra marocchina come la più “bella e ricca” dell’Occidente: “bellissimo regno, è la terra stessa del Marocco e della provincia ducale (leggi Doukalla) tutta marittima e la più bella e ricca di tutte» (pag.9).

Ne “I grandi annali e la storia generale della Francia, dall’arrivo dei Franchi in Gallia fino al regno del cristianissimo re Enrico III (Volume 1)” pubblicato a Parigi nel 1579, l’autore François de Belleforest parla del Marocco come segue : “(…) Tingitane che ora è chiamato il Regno del Marocco, che è il più ricco della Barbareria fin dal regno del re Dagoberto (Dagoberto visse nel VII secolo, ndr))” (p.119).

Rapporti di viaggio e storie degli ambasciatori

Dal 1600 e per tutto il grande secolo francese, con Luigi XIV, si instaurò un diligente rapporto diplomatico tra la Francia e il Regno del Marocco. I resoconti di viaggio degli esploratori e quelli dei diplomatici e degli ambasciatori stabiliti in Marocco si moltiplicano a un ritmo crescente. I titoli dei libri ora menzionano il Marocco per nome.

“Relazione dell’origine e del successo degli Chérif, e dello stato del Regno del Marocco, a Fez e Tarudant, e in altre province”, fu pubblicato postumo nel 1636 da Diego de Torres (morto nel 1580), tradotto dallo spagnolo da Charles de Valois, duca di Angoulême. Il traduttore commenta così la sua impresa: “Questa storia è rara e altrettanto nuova, perché sono poche le persone che hanno parlato degli affari di Fez e del Regno del Marocco nel secolo scorso. Il suo materiale è ampio ed eccellente, perché comprende tutto il successo (…) e soprattutto racconta le azioni degli Sharif, la grandezza delle loro conquiste, la felicità dei loro eserciti, la buona gestione della loro fortuna e la loro solida istituzione. nel Regno del Marocco» (pag. 19). Si dice anche: “Dall’anno di Nostro Signore 1260 è stato dimostrato che gli Sharif godono di notorietà tra i loro compagni maomettani, che adempiono alle virtù della religione e beneficiano dell’attenzione del re del Marocco» (pag. 57).

In “Viaggio in Marocco di Adrien Matham (1640-1641); diario di viaggio”, scritto da questo Adrien Mathan che soggiornò un anno in Marocco, l’autore ripercorre, in un racconto epico, tutta la storia delle diplomazie europee nel nostro Paese, e degli uomini occidentali che entrano in contatto con il Marocco in questo lontano secolo. Questo libro ha il valore di un evidente documento diplomatico storico. L’autore ci avverte: “Le prime notizie di un viaggio effettuato in Marocco da europei risalgono alla metà del XVI secolo. Era il 2 maggio 1552 che il capitano inglese Thomas Windham lasciò il porto di Londra, navigando verso la costa occidentale della Barberia. Quindici giorni dopo arrivò ad Asfi (Saffia), dove però si fermò solo il tempo necessario per prendere nuove provviste per poter proseguire il viaggio verso Agader (Santa Croce).» (pag.18). La storia ricorda poi le primissime spedizioni ufficiali dell’ambasciatore francese Edmond Hogan, presso il re Moulay Abdelmalek, avvenuta nel 1577, e quella di Henri Robert, anch’egli diplomatico francese inviato poco dopo alla corte del Marocco. Ma scopriremo anche succosi dettagli sulle ambasciate tedesca, portoghese e olandese, e bellissime descrizioni. Così l’ambasciatore olandese Liedekerke”apprese che l’Imperatore del Marocco, lieto di poter rinnovare l’alleanza con gli Stati Generali, gli preparava un’accoglienza molto favorevole (…) una guardia d’onore composta da 200 cavalieri moreschi, formò il suo corteo durante la sua percorso per Asfi fino alla capitale. L’11 marzo 1611 l’ambasciata olandese entrò in città e quattro giorni dopo Liedekerke con tutto il suo seguito ebbe un’udienza con il sultano Moulay El Oualid» (pag.21).

“Lo stato attuale dell’Impero del Marocco”, pubblicato nel 1694 a Parigi da Pidou de Saint-Olon, fu commissionato dal re Luigi XIV che era molto interessato al Regno del Marocco. Incaricato dal monarca francese di concludere un trattato di pace con il Marocco, così presenta il suo libro l’ambasciatore Saint-Olon alla corte del Marocco, al ritorno dalla sua missione di successo: “Tuttavia, Sire, l’obbedienza e l’attenzione che devo all’esecuzione degli ordini di Vostra Maestà, a ciò che Ella mi ha fatto prescrivere nelle mie istruzioni, avendomi impegnato durante la mia permanenza nello Stato dell’Imperatore del Marocco, ad altri nuovi e osservazioni meno conosciute, oso sperare che Vostra Maestà sarà così gentile da accettare la mia storia» (pag.2). Ammirando i marocchini, l’autore loderà “la qualità del commercio di questo impero, il carattere, la morale e il genio di coloro che hanno la maggior parte nel suo governo» (pag.3). Descrive con tatto e sguardo nostalgico la situazione del paese, i costumi sociali dei marocchini, le abitudini quotidiane degli abitanti, ecc.

La stampa in Marocco dalla fine del XVI secolo

In “L’origine della tipografia parigina. Dissertazione storica e critica”, pubblicata nel 1694 a Parigi da André Chevillier, medico e bibliotecario, l’autore asserisce per due volte che la stampa era già in uso nel Regno del Marocco dalla fine del XVI secolo:

Sappiamo che nello Stato del Marocco esistevano delle tipografie a Barberia, dove furono fondate per la prima volta, senza dubbio dai portoghesi e dagli spagnoli, che sono vicini.» (p.274). E inoltre: “C’erano macchine da stampa nell’impero del Marocco» (p.436).

Alla BNF, nel corso dei secoli, emerge una constatazione: il Regno del Marocco è stato percepito dagli storici, geografi, viaggiatori e diplomatici francesi come uno Stato potente, con commerci fiorenti, terre coltivabili, un fiero esercito e con una comprovata influenza nel concerto delle grandi nazioni.

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