Catherine Safonoff, l’odio è nel prato – Libération

Catherine Safonoff, l’odio è nel prato – Libération
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Letteratura

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Il quaderno dei Livres de Libécaso

La scrittrice svizzera sfollata dall’ex marito racconta, in “La Fortune”, il suo esilio rurale in Alta Savoia.

Si inizia con una sconfitta e si finisce con una vittoria. Una sconfitta: all’inizio la ricchezza, Catherine Safonoff si è trasferita in Alta Savoia, vicino al confine svizzero, in un’ala della fattoria di Mélie e Jeff, una mattina di giugno 2021. Non lo voleva. Aveva vissuto per venticinque anni in una casa di proprietà del suo ex marito, e lui l’aveva venduta. Aveva cercato a lungo, finalmente aveva trovato ciò di cui aveva bisogno, aveva finanziato i lavori necessari con i soldi ereditati da suo padre. Ma “la somma base” è stato pagato da quello che chiama qui “Il signor B.», professore di neurofisiologia all’Università di Ginevra. Era Léon Distanza di fuga (Zoé, 2017), dove troppo spesso veniva a trovarla proprio in questa casa, che mai avrebbe pensato di dover lasciare un giorno.

In sei righe, Catherine Safonoff espone i fatti attorno ai quali si intreccia gran parte della sua opera, dal primo romanzo, La parte di Esmepubblicato nel 1977 e ristampato in brossura contemporaneamente a la ricchezza. “Volevo vivere in questa casa, la volevo come se fosse un mio diritto, un diritto non scritto, non contabilizzato, diciamo, come compenso dei compiti invisibili di moglie e madre nella casa, la mia ex casa, dove ero costretto a tornare per anni, molto tempo dopo m

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